LE PIANTE SCAPPANO DAL CALDO

La maggior parte delle piante delle Alpi nordorientali italiane sta migrando verso quote più alte per colpa dei cambiamenti climatici.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
LE PIANTE SCAPPANO DAL CALDO

La maggior parte delle piante delle Alpi nordorientali italiane sta migrando verso quote più alte per colpa dei cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici stanno rompendo tutti gli equilibri del nostro pianeta, anche le piante ne stanno risentendo.

Non bastava solo l’arrivo delle specie aliene invasive o IAS (Invasive Alien Species), ovvero tutte quelle specie trasportate dall’uomo in modo volontario o accidentale al di fuori della loro area d’origine, che si insediano con successo nell’area in cui vengono introdotte e si diffondono rapidamente producendo gravi danni alle specie e agli ecosistemi originari di quel luogo.

Adesso, anche il clima con le temperature troppo elevate rema contro la flora impedendone la sopravvivenza.
Tuttavia, non è solo l’innalzamento della temperatura a sconvolgere la flora alpina, ma anche l’attività dell’uomo, che ha un importante impatto in particolar modo a valle e a quote intermedie, dove l’incremento delle aree urbane o agricole ha provocato l’abbandono dei prati semi-naturali.

La migrazione delle piante

Lo studio “Red-listed plants are contracting their elevational range faster than common plants in the European Alps”, pubblicato su PNAS da Lorenzo Marini e Costanza Geppert del Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente dell’Università di Padova e da Alessio Bertolli e Filippo Prosser, botanici della Fondazione Museo Civico di Rovereto, ha constatato come alcune specie della flora nelle Alpi Nord-orientali italiane, migrano a quote più alte per trovare condizioni termiche migliori, più fredde.

“In questi tre decenni vi è stato uno spostamento verso quote più alte delle popolazioni di piante. Eppure, la distribuzione delle specie autoctone rare non si è espansa verso l’alto in concomitanza con i cambiamenti climatici, ma si è, anzi, contratta. Infine, le piante aliene, invece, si sono diffuse rapidamente a quote più alte spostandosi con la stessa velocità del riscaldamento climatico pur mantenendo la loro presenza anche a valle”, si legge nell’articolo.

Un profondo cambiamento in atto

La flora alpina sta vivendo un mutamento: “Alcune popolazioni di piante, per effetto del cambiamento climatico, sono sottoposte a temperature troppo alte per la loro sopravvivenza. Per questa ragione alcune specie “migrano” a quote più alte, dove si trovano condizioni termiche più fredde. Tuttavia, non è solo l’innalzamento della temperatura a sconvolgere la flora alpina, anche l’attività dell’uomo ha un importante impatto poiché a valle si concentrano le attività antropiche e vi è maggiore è una pressione sull’ambiente. Il paesaggio alpino ha subito importanti trasformazioni negli ultimi anni: sono aumentate a valle le aree urbane o agricole e, parallelamente, sono stati abbandonati i prati semi-naturali – non sfruttabili da un’agricoltura sempre più intensiva – a quote intermedie”, affermano i ricercatori.

I dati sono preoccupanti

Anche le specie comuni autoctone si sono spostate verso quote più elevate, ma non in maniera omogenea.

La dott.ssa Costanza Geppert, autrice dello studio, evidenzia che: “In ecologia è raro poter esaminare dati con una buona risoluzione spaziale e temporale. In questo studio abbiamo potuto analizzare i cambiamenti di distribuzione di più di un milione di record di 1.479 specie alpine in un periodo di trent’anni. I valori sono stati registrati con dei rilievi floristici in campo dal team di botanici della Fondazione Museo Civico di Rovereto che ha mappato per più di trent’anni le specie presenti nella provincia di Trento. Dalla nostra analisi sono emersi risultati allarmanti: le piante rare sono in diminuzione”.

Il Professor Lorenzo Marini, coordinatore dello studio, aggiunge: “La rapida perdita delle aree di distribuzione specifica delle piante rare si è verificata in zone in cui le attività umane e le pressioni ambientali sono elevate. Questo ci suggerisce che bisognerebbe proteggere anche alcune aree a valle e non solo le zone d’alta quota più remote. Quello che abbiamo fatto è stato misurare l’abilità a competere, anche con l’uomo, delle specie vegetali. Le piante aliene in condizioni di disturbo – per fertilizzazione, rimozione della vegetazione residente per la costruzione di una casa, una strada o un parcheggio – sono molto veloci a crescere e sfruttare le risorse presenti, sottraendole alle altre specie autoctone. Dal nostro studio è emerso che proprio nelle aree più antropizzate e disturbate le piante aliene sono particolarmente abili a competere con le altre specie”.

Il rischio di questo cambiamento è quello di perdere specie davvero uniche e preziose per la biodiversità delle nostre Alpi, rendendo questo ecosistema molto fragile e mettendo in pericolo anche la nostra sopravvivenza.