Abbellire l’ambiente con le piante è la passione di molte persone, talvolta è talmente tanto forte da spingersi per l’acquisto di specie importate che possono introdurre specie esotiche invasive che danneggiano gli ecosistemi locali, competendo con quelle native per risorse e alterando gli habitat naturali.
Funghi, serpenti, microbi, gechi, lucertole e insetti, possono viaggiare inosservati attraverso le importazioni di ulivi e piante ornamentali, trasformandosi in parassiti invasivi, causando gravi danni
all’ambiente naturale.
Una prospettiva decisamente allarmante, dunque, emerge da uno studio recente, pubblicato sulla rivista Bioscience, condotto dagli scienziati dell’Università di Cambridge e dell’Università di Oxford. Nello studio si evidenzia come oltre l’80% dei parassiti intercettati nelle piante ornamentali include insetti, rettili, funghi e microbi che vengono trasportati inosservati.
Normative non sufficienti
L’Unione Europea ha introdotto il Regolamento 1143/2014 per prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. Il regolamento include divieti di commercio, possesso, trasporto, allevamento e rilascio in natura di alcune specie, e richiede ai paesi membri di attivare sistemi di sorveglianza e azioni gestionali per ridurre al minimo gli impatti negativi.
Nonostante le normative e i controlli alle frontiere, il commercio globale di piante ornamentali rende difficoltoso intercettare tutte le forme di vita che trasportano, le quali trovano, grazie alla crisi climatica, temperature alle quali possono sopravvivere.
Inoltre, il mercato dell’export di piante ornamentali e fiori recisi è addirittura uno dei principali player con esportazioni per circa 1 miliardo ed è costantemente in crescita.

Viaggiatori in incognito
Il gruppo, guidato da Silviu Petrovan e William Sutherland, per lo studio ha analizzato i registri dei parassiti trovati nelle piante ornamentali alla dogana nei Paesi Bassi tra il 2017 e il 2018.
L’ulivo è senza dubbio il mezzo di trasporto preferito dalle specie animali, dall’Italia partono con a bordo la lucertola muraiola. “Gli ulivi ornamentali in vendita nel Regno Unito possono avere più di cento anni, con molti nascondigli tra la loro corteccia nodosa e il terreno in cui vengono trasportati. Ciò è incredibilmente rischioso in termini di importazione di parassiti”, sostiene il professor William Sutherland del Dipartimento di zoologia dell’Università di Cambridge.
Nella ricerca si legge come il commercio di piante vive a scopo ornamentale sia una delle principali forme di introduzione di rettili al di fuori del loro areale. Se riescono a passare animali così grandi, figuriamoci quanto siano alte le possibilità di viaggio per piccoli insetti e funghi.
La mole di piante importate rende il tutto ancora più complicato. Come evidenzia anche Silviu Petrovan, ricercatore presso il dipartimento di zoologia dell’Università di Cambridge: “l’enorme volume di fiori recisi e piante ornamentali che vengono scambiati a gran velocità in tutto il mondo rende estremamente difficile intercettare tutti i parassiti e le malattie che trasportano. Anche con le migliori intenzioni, gli autostoppisti indesiderati riescono sempre a superare i controlli doganali all’importazione”.
Consumatori più responsabili
Non è semplice far rispettare su larga scala le normative per impedire il commercio di piante selvatiche protette, ma è basilare indicare strategie più efficienti per proteggere gli ecosistemi. Non mancano i problemi ambientali e sanitari connessi al commercio globale di piante ornamentali, soprattutto nei paesi in cui vengono coltivate. Gli autori rimarcano ad esempio il pericolo connesso alla presenza di microplastiche e prodotti agrochimici dannosi per l’ambiente, e gli enormi volumi di acqua essenziali per coltivare fiori che diversamente potrebbero essere impiegati per coltivare cibo.
Il commercio di piante ornamentali è dunque importante per le economie di tutto il mondo ma è obbligatorio impegnarsi per rendere il settore più sostenibile tramite strumenti come certificazioni e una migliore regolamentazione, e cooperare con chi è coinvolto nel settore per comprendere meglio i rischi e come moderarli.
I ricercatori hanno infine, richiesto un “database per la raccolta dati globale”, un set di dati più preciso sugli ospiti indesiderati con cui avvisare la politica sui rischi legati al commercio delle
piante ornamentali.
