ISMEA analizza l’ export agroalimentare alla luce dell’ Italian Sounding
A fornire un quadro dell’ influenza dell’ Italian Sounding sulla filiera agroalimentare italiana e sull’ export è ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo e Alimentare, in collaborazione con The European House Ambrosetti nel report del 2023 “Italian Sounding : quanto vale e come trasformarlo in export made in Italy”
Secondo il report le esportazioni hanno toccato più 118,3% rispetto al 2010 con un picco di 60,7 miliardinel 2022, che dimostrano come il nostro paese intenda consolidarsi nelle esportazioni. L’ Italia infatti è il primo esportatore mondiale di pomodoro in polpa e pelati, passate e concentrati, pasta, castagne sgusciate, e il secondo per formaggi freschi, kiwi, mele, nocciole e liquori.
Un ruolo importante nella diffusione dell’ agroalimentare è svolto dalla presenza capillare di ristoranti italiani nel mondo, rispetto ai Francia e Spagna. New York da sola conta 938 ristoranti, pari al 10,9 % del totale, contro 235 spagnoli e 232 Francesi; Rio de Janeiro 772, contro 110 francesi e 48 spagnoli; Tokyo 4982 (4,9% del totale) contro 2131 francesi e 492 spagnoli.
Dati che vanno scorporati da alcuni fattori limitanti, tra i quali l’ Italian Sounding, fenomeno che ci fa retrocedere al quinto posto per valore delle esportazioni, corrispondenti al 70% dell’ export tedesco e al 74% di quello francese. Tra i primi cinque esportatori europei del settore siamo penultimi davanti alla Spagna, con la bilancia commerciale che ha visto un saldo di meno 2 miliardi di euro rispetto al 2022.
Il valore complessivo del fenomeno dell’ Italian Sounding ha raggiunto 91 miliardi. A subire maggiormente le ripercussioni sembrano essere i consumatori esteri, considerando i quali si raggiungono i 60 miliardi di euro, con un potenziale di esportazione pari a 119 miliardi.
Export agroalimentare
L’export agroalimentare nei principali paesi per italian sounding ammonta a 34 miliardi di euro. In particolare 9,3 miliardi in Germania, 6,7 Stati Uniti, 6,6 Francia, 4,2 Regno Unito, 2,4 Paesi Bassi, 1,5 Australia, 1,3 Canada, 993 milioni Giappone, 571 Cina, 307 Brasile.
In questi paesi sono stati studiati undici prodotti, pasta, olio extravergine di oliva, prosecco, parmigiano e grana padano, pesto, prosciutto, pizza, salame, aceto, gorgonzola, ragù, dove l’ export raggiunge 7, 5 miliardi di euro. Sempre riferito a queste referenze l’ italian sounding è concentrato negli Stati Uniti con 3,5 miliardi, Germania con 3,4, Regno Unito con 2 miliardi. Inoltre la quota di vero made in Italy presente corrisponde a meno della metà.

Un manifesto per contrastare il falso Made in Italy
Attualmente la filiera agroalimentare non è in grado di soddisfare al meglio la domanda di prodotti italian sounding e spuntare prezzi favorevoli. Per questo all’ interno del report è stato stilato un manifesto per il contrasto al falso agroalimentare italiano rivolto ai consumatori, alle imprese italiane all’ estero e alle istituzioni nazionali, nel quale sono riportati interventi da attuare per contrastare il falso made in Italy
Investimenti di natura finanziaria per il settore agroalimentare, in particolare con il ricorso a fondi nazionali o sovranazionali per rafforzare competitività, sostenibilità digitalizzazione del settore, ma anche al credito d’ imposta che supporti gli investimenti delle aziende agricole e alimentari e rafforzi sostenibilità, efficienza energetica ed innovazione.
Creare una consapevolezza nei confronti dei consumatori stranieri sulle caratteristiche e le potenzialità dell’ agroalimentare italiano, attraverso la comunicazione del vero made in Italy con l’ obiettivo di distinguere il vero cibo italiano dalle imitazioni grazie a campagne di marketing, fiere, eventi internazionali, punti informativi nella grande distribuzione organizzata all’ estero.
Promuovere iniziative volte all’ educazione del consumatore tramite informazioni sulla lettura delle etichette dei prodotti italiani, coinvolgimento di studenti stranieri in corsi di formazione e aggiornamento e attivazione di progetti di formazione per gli operatori della distribuzione, creazione di sinergie con il settore del turismo attraverso il coinvolgimento di albergatori, ristoratori, enti turistici, ecc.
Ridurre delle barriere tariffarie e doganali attraverso accordi di libero scambio tra l’ Unione Europea e i paesi internazionali che favoriscano l’ aumento delle esportazioni di prodotti agroalimentari. Introdurre clausole che vietino l’ evocazione dell’ italianità in accordi di libero scambio; favorire le aziende del settore food & beverage nel rafforzamento della competitività internazionale, incentivando azioni di marketing nei singoli paesi.
Dare vita ad una rete di italiani all’ estero per creare ambasciatori del Made In Italy, tramite associazioni di imprenditori italiani emigrati all’ estero (ad esempio ristoratori), fare rete tra le forze politico istituzionali nazionali presenti all’ estero.
Adottare soluzioni che garantiscano la tracciabilità dei prodotti, tramite tecnologie di blockchain, smart labelling (etichettatura intelligente) e Qr code, azioni di supporto alle piccole medie imprese dell’ agroalimentare.
Avviare un processo per l’ internazionalizzazione della GDO attraverso la capillare rete di punti vendita.

Protezione internazionale per tutelare il Made in Italy.
L’ importanza dell’ agroalimentare italiano nel mondo e la necessità di una sua maggiore tutela è dimostrata dai 33 accordi commerciali bilaterali negoziati dall’ Unione Europea per la promozione del libero scambio e della tutela dei prodotti di origine preferenziale UE in paesi terzi.
Accordi che puntano al miglioramento dei rapporti commerciali tra i firmatari, al riconoscimento e alla protezione di prodotti a indicazione geografica e all’ eliminazione di dazi. Inoltre, come per il CETA, è sancito il divieto di evocazione di nomi e simboli che facciano riferimento all’ Italia e la necessità di rispettare l’origine del prodotto, in modo da proteggerne anche le caratteristiche qualitative.
Tra questi accordi citiamo l’ EPA, Economic Partnership Agreement, tra Europa e Giappone in vigore dal 2019, il CETA, Comprenshive Economic and Trade Agreement con il Canada in vigore dal settembre 2017, TCA Trade and Corporation Agreement con il Regno Unito in vigore dal 1 maggio 2021, TA, Trade Agreement con il Messico, dal 21 aprile 2018.
Per il report : https://www.ruminantia.it/wp-content/uploads/2023/07/ItalianSounding_ISMEA.pdf
