Il veloce aumento delle temperature medie del pianeta ha innescato, negli ultimi decenni, cambiamenti generalizzati dell’atmosfera, e di questi cambiamenti la vittima principale è, e lo sarà sempre di più, l’area del Mediterraneo. Previsto, infatti, per la fine del secolo, un clima più caldo e soprattutto più asciutto. Ma non basta. Gli inverni saranno meno piovosi, anche se saranno ridotte le emissioni dei gas serra dal 2040 (Coop 26 ha assunto l’impegno di diminuire le emissioni entro il 2030).
È quanto emerge dai nuovi modelli climatici messi a punto dall’Agenzia statunitense per lo studio degli Oceani e dell’Atmosfera (Noaa) pubblicati su Pnas , la rivista delle Scienze degli Stati Uniti. Tra le cause del fenomeno, l’indebolimento della corrente oceanica Amoc (Circolazione rovesciata dell’Atlantico meridionale), che porta le acque calde dai tropici al nord Atlantico. Infatti il brusco cambiamento climatico sarà il risultato di due diverse conseguenze sul clima: l’avanzamento della fascia di alta pressione sub-tropicale e una diminuzione della differenza di temperatura tra mare e terraferma durante i mesi invernali. I due processi insieme porteranno con insistenza, in quest’area, condizioni anticicloniche che anche durante la stagione invernale e la maggior presenza dell’alta pressione renderà inevitabilmente il clima più asciutto (durante la stagione fredda è atteso un calo delle piogge tra il 10 e il 60%).

Da tempo ormai il Mare Nostrum è stimato come un hot spot del clima, ovvero un’area particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici in atto, una sorta di anticipatore di quello che sta avvenendo a livello globale, a causa del forte riscaldamento e un netto calo delle precipitazioni sia estive che invernali. Questi fenomeni, di cui questi ultimi mesi sono già testimonianza, rischiano di creare gravi difficoltà al settore agricolo prevalentemente, ma anche alla disponibilità di risorse idriche.
In questi cambiamenti, grande importanza assume l’impatto umano, soprattutto per le emissioni di gas serra come l’anidride carbonica e il metano. I modelli indicano che anche davanti a politiche di riduzione delle emissioni, si potrebbero rallentare alcuni fenomeni a livello globale, ma per il Mediterraneo la situazione potrebbe essere più complessa del previsto. Le riduzioni significative potrebbero, infatti, invertire il calo delle precipitazioni estive, ma quelle invernali potrebbero continuare a contrarsi fino a fine secolo.
Secondo i ricercatori un ruolo fondamentale sul Mediterraneo potrebbe giocarlo la cosiddetta Amoc, una importante corrente atlantica che contribuisce a distribuire il calore dalle regioni calde fino all’Artico, una sorta di costola della più nota corrente del golfo. In questi anni, principalmente per lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, la corrente ha subito un netto indebolimento che ne ha ridotto la capacità distributiva. Anomalia che colpisce anche le regioni subpolari e tramite complesse connessioni, anche sulla circolazione atmosferica del Mediterraneo.
Il risultato finale è la drastica riduzione delle piogge invernali nella nostra area. Gli stessi ricercatori si dicono sorpresi, perché si complica la possibilità di mitigare il fenomeno del cambiamento climatico con le strategie indicate fin qui e, quindi, la possibilità di invertire i cambiamenti in atto.
