È arrivata l’estate e con lei anche le meduse, animali fragili e temibili allo stesso tempo, potrebbero imporsi sui pesci e minacciare seriamente l’equilibrio marino, già danneggiato.
Le meduse sono organismi gelatinosi che hanno sempre affascinato il pubblico e gli scienziati, questi animali planctonici, che vivono galleggiando in sospensione o muovendosi insieme alle correnti nell’acqua ma non nel fondo, appartengono al phylum degli Cnidari e popolano i mari da ben 400 milioni di anni.
Dalle svariate forme e dimensioni, hanno il 98% del loro corpo costituito da acqua, formato da una parte rigonfia (l’ombrello) dove si trovano la bocca e gli organi riproduttivi (o gonadi).
Attorno, una serie di tentacoli con cellule urticanti. Nonostante questo, le meduse sono animali molto fragili, non hanno una conchiglia come i molluschi che gli faccia da protezione.

In continuo aumento
Nel Mediterraneo le popolazioni di meduse diventano sempre più numerose.
Una delle cause è il riscaldamento globale che provoca un aumento delle temperature del mare e favorisce e prolunga il periodo di proliferazione delle meduse, assicurando il ciclo vitale a lungo. Inoltre, l’innalzamento termico delle acque marine ingrandisce l’areale di distribuzione di questi animali, lasciandoli colonizzare in maniera massiccia.
Ma, anche l’aumento spropositato della pesca è un’altra ragione di crescita delle meduse. Pescando specie ittiche che mangiano fitoplancton e zooplancton si lascia spazio agli cnidari di crescere e svilupparsi, aumentando il numero di esemplari che arrivano a maturazione.
Ottenere dei numeri sulle popolazioni di meduse è pressoché impossibile, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) però, ha messo in atto un’attività rivolta allo sviluppo di un metodo per l’individuazione satellitare di banchi di meduse al largo, per sviluppare un sistema di difesa delle zone prossime alla costa, evitando che finiscano nelle reti dei pescatori o che siano un pericolo per i bagnanti.
Ricordiamo che uccidere gli animali, o infliggergli maltrattamenti come levarli dal loro habitat naturale, è un reato. Questi animali vanno lasciati liberi di vivere in mare, è loro diritto. Non vanno assolutamente tolti dall’acqua e lasciati morire sulla sabbia.

L’incontro con la medusa
Il fatto che le meduse stiano aumentando ovviamente determina la maggior probabilità di un incontro con loro. Bisogna precisare che la medusa non punge, né morde.
Questi animali dai colori scintillanti hanno filamenti fluorescenti che irritano la nostra pelle. Basta dunque, semplicemente esser sfiorati dall’animale.
È bene sapere come comportarsi nel caso di un avvicinamento di medusa.
Questi animali marini non sono pericolosi, procurano infatti solo sintomi locali. Al contatto tra la pelle e la medusa, chi ne è colpito avverte un forte bruciore e dolore. Subito dopo la pelle si irrita, diventa rossa, e spuntano piccoli pomfi. La sensazione di bruciore comincia ad attenuarsi dopo 10-20 minuti. Solo alla fine, si inizia a percepire un intenso prurito.
Cosa fare in caso di avvicinamento
Non bisogna agitarsi e nel caso in cui siano i bambini ad essere interessati bisogna cercare di calmarli e rasserenarli.
Le prime azioni da compiere sono quelle di uscire dall’acqua e verificare che non vi siano parti di tentacoli della medusa attaccati alla pelle e, nel caso, eliminarli delicatamente con le mani. Potete aiutarvi anche usando l’acqua di mare sulla parte colpita, per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata.
Un gel astringente al cloruro d’alluminio dall’immediata azione antiprurito che blocca la diffusione delle tossine, facilmente rintracciabile nelle farmacie, è la medicazione corretta da applicare.
Ci sono alcuni comportamenti da evitare:
- Grattarsi o strofinare la sabbia sulla parte dolorante.
- Non usare ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone, come suggeriscono le credenze popolari, peggiorerebbero solo la situazione.
- Per evitare che la pelle si macchi, è opportuno evitare pomate antistaminiche e tenere l’area colpita protetta da uno schermo solare o coperta fino a quando la reazione infiammatoria non scompare, circa due settimane. L’area di pelle colpita dalle meduse resta sensibile alla luce solare e tende a scurirsi in fretta.
Se, in rari casi, dopo il contatto, la reazione cutanea si propaga e appaiono complicanze, chiamare il 118 in modo da ricevere le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.
