NASCE IL PRIMO CENTRO DI RICERCA PER LA BIODIVERSITÀ

Il National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro di ricerca italiano, coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche, prende vita a Castelporziano.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
NASCE IL PRIMO CENTRO DI RICERCA PER LA BIODIVERSITÀ

Il National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro di ricerca italiano, coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche, prende vita a Castelporziano.

Fiorisce il primo Centro di ricerca italiano a Castelporziano, in una delle tre residenze del presidente della Repubblica Italiana, dedicato totalmente alla biodiversità e coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

La presentazione ufficiale del National Biodiversity Future Center (NBFC) è avvenuta lo scorso 22 maggio a Roma, in concomitanza della giornata mondiale della biodiversità.

Finanziato con 320 milioni di euro provenienti dal fondo del Pnrr, il progetto durerà tre anni, ed è stato ideato seguendo il modello “Hub & Spoke”, ovvero una grande Rete con un Centro a Palermo (l’Hub), da cui si dipartono 8 raggi (gli Spoke) riservati alle problematiche che affliggono il mare, la terra e l’acqua dolce, le aree urbane e le ricadute sulla società.

Questo centro è nato con lo scopo di monitorare, preservare e ripristinare gli ecosistemi terrestri, marini e urbani della Penisola e del Mediterraneo, aiutando a valorizzare la biodiversità e a renderla un elemento centrale su cui fondare lo sviluppo sostenibile.

La biodiversità, di cui si sente parlare ogni giorno, è la varietà biologica in tutte le sue forme, dai microbi alle piante, dagli animali fino alla specie umana con tutte le sue diversità culturali.

Nel Mar Mediterraneo, soprattutto in Italia, è un patrimonio ancor più ricco, poiché nel nostro Paese è concentrata una diversità biologica tra le più importanti di tutta l’Europa, con oltre 60mila specie animali, 10mila piante vascolari e oltre 130 ecosistemi.

 

Una mano per la biodiversità

Insieme al Cnr lavorano al progetto ben 49 partner, fra università, centri di ricerca, fondazioni e imprese.

Oltre 2mila ricercatori sono stati inoltre, coinvolti, la metà dei quali sono donne.

I bandi rivolti all’esterno del network renderanno partecipi una moltitudine di altri soggetti, nel segno della massima inclusività.

Un’iniziativa così grande e innovativa di ricerca per la biodiversità non si era mai concretizzata in Italia, ma questo tema diventa sempre più un tema essenziale e improrogabile, che richiede un impegno costante e un approccio innovativo scientifico e culturale.

Il fiore all’occhiello del National Biodiversity Future Center sono le tecnologie abilitanti come le biotecnologie, l’intelligenza artificiale, le tecnologie per le scienze della vita, che permettono di capire a pieno la complessità biologica e di indicare soluzioni ad alto valore tecnologico.

Tramite un approccio multidisciplinare infatti, il centro potrà studiare strategie adeguate a limitare la pressione antropica su ecosistemi, specie e popolazioni, anche sorreggendo e sviluppando biobanche, facilitando la creazione e l’aggregazione di aree protette e di infrastrutture verdi, e individuando soluzioni tecnologiche e gestionali capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico e che siano in gradi di mitigare situazioni come l’inquinamento, le calamità ambientali e il riscaldamento globale.