NASCE IN ITALIA LA RETE NAZIONALE DEI BOSCHI VETUSTI

La Rete nazionale dei boschi vetusti in Italia è realtà. Capofila in Europa, l’Italia fa un passo importante per proteggere il nostro Pianeta.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
NASCE IN ITALIA LA RETE NAZIONALE DEI BOSCHI VETUSTI

La Rete nazionale dei boschi vetusti in Italia è realtà. Capofila in Europa, l’Italia fa un passo importante per proteggere il nostro Pianeta.

Ha preso vita da pochissimo la Rete nazionale dei boschi vetusti e l’Italia ne vanta addirittura il primato in Europa. Nei giorni scorsi, infatti, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto a firma del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, con il quale si fonda la Rete.

La rete è uno strumento fondamentale per la valorizzazione, il monitoraggio e la protezione della biodiversità degli ecosistemi forestali del nostro Paese. I boschi, lo sappiamo bene, sono habitat vitali per piante, animali e insetti, ma non solo; mantenerli in salute vuol dire anche migliorare la qualità della nostra vita. Sono molti gli effetti positivi dei boschi sul pianeta Terra.

La grande quantità di piante assimila anidride carbonica (CO2), gas responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale, partecipando così alla mitigazione del cambiamento climatico.

Inoltre, i boschi rilasciano anche molto ossigeno nell’atmosfera nel corso della fotosintesi, contribuendo alla qualità dell’aria che respiriamo. Le radici degli alberi preservano per di più, il suolo, prevengono l’erosione e l’impoverimento del terreno; lo mantengono stabile, riducendo il rischio di frane e alluvioni grazie alla loro azione di assorbimento dell’acqua.

I boschi vetusti, uno cofanetto di biodiversità da preservare

Ammontano a 166 i boschi vetusti censiti in Italia, per una superficie complessiva di oltre 4mila ettari.

 boschi vetusti

“I boschi vetusti costituiscono importantissimi scrigni di biodiversità e sono di fondamentale importanza per lo studio delle dinamiche naturali che caratterizzano i boschi e quindi per lo studio della sostenibilità della gestione forestale, che deve rappresentare un elemento trainante per la valorizzazione delle aree interne della Nazione”, evidenzia il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha sottoscritto il decreto.

Ovviamente non tutti i boschi possono essere catalogati come vetusti, ma servono dei requisiti adatti:

  • L’estensione deve essere almeno di dieci ettari e non deve essere stato usato dall’uomo per più di 60 anni;
  • Deve mostrare tutti gli stadi di evoluzione naturale degli alberi;
  • Devono esserci piante giovani, alberi adulti, alberi morti sia in piedi e sia a terra;
  • Rilevanti anche una profonda lettiera, ampi spazi arbustivi ed erbacei.

Un lavoro di squadra

Sarà compito delle Regioni segnalare i boschi vetusti per far sì che possano essere inseriti nella Rete nazionale. Il monitoraggio e l’aggiornamento della Rete spetterà alla Direzione generale delle foreste del Masaf, che si occupa già di tutelare gli alberi monumentali d’Italia.

Successivamente saranno poi georeferenziate e mappate nella futura Carta forestale d’Italia. Anche quest’ultima è in fase di realizzazione grazie alla Direzione foreste, al CREA e all’Università di Firenze.

Nella rete nazionale dei boschi vetusti saranno inserite inoltre, in una sezione a parte, anche le 13 faggete vetuste primordiali che ricoprono un’ulteriore superficie di ben 2.150 ettari e che sono riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio mondiale dell’umanità.