Un confronto tra la politica ed il mondo dei lavori pubblici e delle costruzioni, colpito duramente da una doppia crisi (quella pandemica e quella relativa alla guerra in Ucraina) che ha fatto esplodere i prezzi dell’energia e dei materiali. Questo il senso dell’incontro, organizzato dall’onorevole Erica Mazzetti di Forza Italia, che si è tenuto presso la sala del Cenacolo di Palazzo Valdina, Camera dei Deputati. “Nuovo codice appalti: verso un manuale del costruttore”: così il titolo dell’evento, riferito chiaramente al codice su cui sta lavorando il Parlamento e che dovrebbe vedere la luce entro la prima metà del prossimo anno. Uno strumento che aziende, imprenditori e professionisti del settore attendono con ansia: quello attualmente in vigore si è dimostrato poco idoneo a rispondere alle sempre più complesse esigenze di un settore che non deve fare i conti solo con la crisi. C’è anche – nell’elenco delle cose che non vanno – una gestione confusa e limitante da parte della politica, una burocrazia asfissiante ed elefantiaca, una legislazione che a volte limita invece di favorire. Sullo sfondo, il PNRR e la concreta possibilità di non essere in grado di rispettarne le scadenze e gli obiettivi, con tutto quello che ciò comporta.
Le imprese ed i professionisti
L’incontro, l’ultimo di una serie di eventi organizzati dall’onorevole Mazzetti, ha visto una significativa partecipazione di rappresentanti del mondo dei lavori pubblici e delle costruzioni: imprenditori, professionisti, associazioni, avvocati. Molto esplicite le richieste espresse, riassunte in maniera perfetta da Emanuele Ferraloro, presidente di Ance Liguria, che ci ha rilasciato un commento alla conclusione dei lavori: “Innanzitutto diciamo che questa non è la migliore congiuntura per realizzare un nuovo codice appalti. Ora ci aspetta un lavoro in salita, per tutti. In primis alla politica, perché adesso incomincerà il lavoro in Parlamento per realizzare il nuovo Codice Appalti: è indispensabile riuscire a migliorarlo per renderlo funzionale a quello che è il suo compito. Un compito gravoso, perché si tratta del documento che dovrà riuscire a far sì che le imprese possano ottemperare alle richieste del PNRR” ci ha spiegato Ferraloro. “Per questo va fatto a più mani, con tutto il sistema della filiera: associazioni datoriali, imprenditori, operatori economici e con tutte le associazioni dei professionisti, che invece sono quelli che conoscono perfettamente la materia. Senza questo approccio” ha aggiunto senza mezzi termini, “il Codice rischia di diventare un boomerang che rischia di bloccare definitivamente il PNRR”. Una prospettiva assolutamente da evitare, che metterebbe a repentaglio gli obiettivi strutturali che l’Italia si è impegnata a realizzare con l’Unione Europea (e per i quali riceve molti soldi). Ma non solo: il problema è anche l’impatto occupazionale: “Noi siamo già in ritardo” spiega con preoccupazione Ferraloro, “e questo lo diciamo ormai già da più di un anno. La crisi energetica e il caro materiali ha portato ulteriore ritardo perché le provviste, che erano state ritenute sufficienti per realizzare determinate opere, non sono più sufficienti. Quindi bisognerà anche incominciare a decidere se diminuire alcune opere per avere i denari per riuscire a realizzare invece quelle strategicamente più importanti. Questo sarà un’altra sfida in mano alla pubblica amministrazione”. C’è anche un’altra possibilità: quella di modificare il valore economico dei lavori e dei prezzi: “Si, possiamo anche provare a capire se riusciremo ad avere più denari per poter fare quello che è da fare” risponde il presidente di Ance Liguria, “ma questo sarà un lavoro secondo me successivo. Adesso il lavoro più importante è quello di creare uno strumento, cioè il nuovo Codice degli appalti, che possa essere veramente semplificato e che possa essere uno strumento che tutte le categorie possano utilizzare serenamente, con efficacia ed efficienza”. Ferraloro, che è anche un imprenditore, si congeda con parole di speranza unite ad una richiesta di responsabilità: “Se non fossi una persona positiva e un fiducioso di natura non farei l’imprenditore in Italia. Dopodiché è responsabilità della politica e del governo quella di creare le condizioni per superare la crisi e lavorare bene. Noi dobbiamo cercare di aiutarli in tutti i modi, sfornzandoci di far capire quali sono le problematiche del mondo reale che che poi ogni tanto qui a Roma si perdono un po’ di vista. Ad esempio, se vogliamo fare il PNRR ma facciamo fallire un quarto del tessuto produttivo del settore dell’edilizia perché abbiamo i crediti bloccati per il superbonus, diciamo che qualche domanda ce la dobbiamo porre sui reali obiettivi del Governo e le sue capacità di raggiungerli”.

La politica
Il convegno ha rappresentato – come detto – un momento di dialogo e di confronto molto importante tra il mondo del lavoro e la politica rappresentata, oltre che dall’onorevole Mazzetti, anche dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Alessandro Cattaneo. Il quale, sia nel corso del suo intervento che a margine del convegno, rispondendo alle nostre domande, si è espresso in maniera netta su alcune delle questioni che affliggono il settore delle costruzioni: “Il comparto costruzioni, per Forza Italia, è il settore che muove dalla base l’economia del Paese. Sono tanti i temi delicati da affrontare: la cessione dei crediti, il caro materiale, l’uscita dal superbonus, la riorganizzazione di bonus fiscali in edilizia da rivedere tutti insieme” ha affermato, aggiungendo che “bisogna ascoltare chi è sul terreno del lavoro quotidiano e quindi facciamo prezioso tesoro di ciò che abbiamo ascoltato. La cessione dei crediti va risolta, altrimenti migliaia di aziende falliranno. E sul bonus abbiamo detto parole di chiarezza”. “Non si possono costantemente cambiare le regole in corso” ha insistito il capogruppo, “e quindi anche adesso questi anticipi vanno ripensati, vanno riaperti i termini per evitare i contenziosi tra condomini, professionisti e aziende”. Significativo anche il riferimento ai bonus fiscali: “Serve uno strumento fiscale che sia volano per l’economia reale dell’edilizia. Facciamolo tutti insieme, io non mi fossilizzare sul tema del 90%, magari va bene anche il 70%. L’importante è che sia fondato su presupposti solidi, giusti e soprattutto duraturi. Lo Stato non deve più cambiare le regole in corsa ogni pochi mesi perché così non si riesce a lavorare”.

Parole chiare anche da parte di Erica Mazzetti, che fin dalla scorsa legislatura si sta occupando del settore dei lavori pubblici, ascoltando le richieste di imprese e professionisti anche in relazione alla crisi energetica ed economica che sta creando una situazione di enorme difficoltà del comparto: “Sicuramente l’incontro di questa mattina, che era già previsto da circa un mese, era fondamentale: la mia azione politica è fondata sull’ascolto del mondo reale, e per me il mondo reale sono gli imprenditori, i professionisti e le categorie, economiche e professionali. È stato importante perché ci hanno dato ulteriore informazione per procedere al meglio nel legiferare il nuovo Codice Appalti” ha commentato a caldo al termine del dibattito. “Un Codice appalti nuovo era necessario” ha aggiunto “perché quello del 2016 ha creato solo problemi, troppa burocrazia e contenziosi. Nel nostro Paese, se negli ultimi anni si sono fatte delle opere pubbliche importanti è stato grazie al commissario straordinario. Che rappresenta, come dice il nome, un elemento straordinario e non l’ordinario. Oggi abbiamo bisogno di un Codice appalti che per me deve essere un vero e proprio manuale del costruttore: ben interpretabile, facilmente leggibile, con norme chiare, certe, che faccia lavorare i costruttori, i professionisti e i tecnici e non gli avvocati o i magistrati”. L”onorevole Mazzetti si è anche sbilanciata rispetto una scadenza temporale, fondamentale per un settore che è in attesa: “La scadenza è già prevista dalla legge delega codice appalti. Entro marzo va approvato dal Consiglio dei ministri, poi ci saranno le osservazioni. Pertanto credo al massimo entro il mese di luglio del 2023 sarà pronto. I lavori però devono andare avanti ugualmente. Attualmente riescono a procedere grazie ai molti decreti semplificazione. C’è però una cosa da dire: il PNRR dovrà essere rivisto nella struttura. Anche in seguito a una guerra alle porte.
