“O NATURA E NATURA”… NON TI RICONOSCO PIÙ

Il caldo anomalo fa fiorire le mimose tre mesi prima dell’8 marzo, fa uscire le api dagli alveari anzitempo e mette in crisi gli agricoltori.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
“O NATURA E NATURA”… NON TI RICONOSCO PIÙ

Il caldo anomalo fa fiorire le mimose tre mesi prima dell’8 marzo, fa uscire le api dagli alveari anzitempo e mette in crisi gli agricoltori.

Giardini in fiore, montagne prive di neve, mimose fiorite, api smarrite è la natura in tilt, a causa di questa “primavera” fuori tempo. Inoltre le previsioni meteorologiche parlano di situazione stabile fin dopo l’Epifania. Intanto anche le coltivazioni, ingannate dal clima, si stanno predisponendo alla ripresa vegetativa, mettendo a serio rischio la produzione. È quanto denuncia la Coldiretti.

A preoccupare – spiegano dall’organizzazione dei coltivatori – è la concreta possibilità che nelle prossime settimane le repentine ondate di gelo notturno brucino fiori e gemme di piante e alberi, con effetti pesanti sui prossimi raccolti futuri. In Sicilia dove si sono registrate punte di 20 gradi, sono già fioriti i limoni, in anticipo rispetto alla primavera. Ma in difficoltà – continua la Coldiretti – è anche il mondo animale con casi di api che disorientate dalle alte temperature si risvegliano e escono dagli alveari, con il pericolo concreto di essere decimate dall’arrivo del freddo”.

Il caldo anomalo peraltro è anche portatore di una pesante crisi idrica che vede i laghi con percentuali di riempimento che vanno dal 18% di quello di Como al 26% di quello Maggiore, mentre il livello idrometrico del fiume Po al ponte della Becca è sceso a -3 metri, senza contare anche lo scarso potenziale idrico determinato dalla mancanza di neve sia nell’arco alpino che in quello appenninico.

Una situazione che ha visto il 2022 classificarsi come l’anno più caldo mai registrato, almeno dal 1600, con temperature di oltre un grado superiore alla media storica, in cui ci sono state circa un terzo di precipitazioni in meno, come si desume dai dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr.

In Italia si nota quindi una evidente disposizione alla tropicalizzazione che tende a manifestarsi sempre più con eventi estremi, con sensibili danni a territori, cose e persone.

Ma le spese dirette le fanno gli agricoltori e l’agricoltura, “attività economica che più di tutte – conclude Coldiretti – vive le conseguenze dei cambiamenti climatici, con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo che hanno già superato nel 2022 i 6 miliardi di euro”.