OBIETTIVI DELL'AGENDA 2030: A CHE PUNTO SIAMO?

L’ottavo rapporto ASviS mostra lo stato di salute dell’Agenda 2030 dell’ONU e il raggiungimento degli obiettivi.

AMBIENTE
Pamela Preschern
OBIETTIVI DELL'AGENDA 2030: A CHE PUNTO SIAMO?

L’ottavo rapporto ASviS mostra lo stato di salute dell’Agenda 2030 dell’ONU e il raggiungimento degli obiettivi.

Nella sala dell’Acquario romano si è tenuta la presentazione dell’ottavo rapporto dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASviS) “L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile“. Il documento mette in luce lo stato di avanzamento dei 17 Obiettivi (OSS) dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, individuando le aree che necessitano interventi per conseguire la sostenibilità economica, sociale, ambientale.

 L’edizione 2023 del Rapporto

L’Iniziativa è stata insignita della medaglia del Presidente della Repubblica alla presenza dei presidenti dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASviS),  del suo direttore scientifico Enrico Giovannini che ha delineato i punti chiave del rapporto 2023 e di rappresentanti istituzionali tra cui: la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, con un intervento video sull’impegno del governo sul tema con particolare riferimento al lavoro; il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sul ruolo della finanza nello sviluppo sostenibile; il giudice della Corte costituzionale, Giulio Prosperetti sulle modifiche costituzionali italiane ed europee volte alla giustizia intergenerazionale. A questi si sono aggiunte le giornaliste Marianna Aprile e Agnese Pini che hanno discusso del ruolo dei media di fronte alle sfide della sostenibilità.

Il 2023 è un anno importante per il percorso dello sviluppo sostenibile, il punto intermedio dell’attuazione dell’Agenda 2030; un iter iniziato nel 2015 con l’assunzione di impegni in sede Onu e la cui scadenza è fissata per la fine del decennio. Ad oggi, come evidenziato dal Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, le promesse dell’Agenda 2030 sono in pericolo: i risultati sono insoddisfacenti, in particolare per quanto riguarda la povertà, i sistemi idrici, la governance, la qualità degli ecosistemi, la partnership. Solo in due ambiti si sono registrati miglioramenti: la salute e l’economia circolare. Secondo l’ONU solo nel 12% dei casi si è in linea col raggiungimento degli obiettivi indicati nell’Agenda 2030; in più della metà, invece, si è lontani, nonostante qualche lieve progresso, mentre nel 30% dei casi non c’ è stato alcun avanzamento o si nota persino peggioramento rispetto al 2015.

Gli obiettivi dell’Agenda 2030 in Italia

Il nostro paese, coerentemente con questo trend, conferma il suo disallineamento rispetto agli obiettivi 2030 e un andamento disomogeneo nei 17 target, in alcuni dei quali ha persino dimostrato un peggioramento rispetto al 2010: è il caso della povertà (obiettivo 1), dei sistemi idrici e sociosanitari (obiettivo 6), della qualità degli ecosistemi terrestri e marini (obiettivi 14 e 15),della governance (obiettivo 16), della partnership (obiettivo 17). Per altri obiettivi mostra una condizione di stabilità, inclusi: cibo (obiettivo 2), disuguaglianze (obiettivo 10) e  città sostenibili (obiettivo 11); in altri infine i miglioramenti sono inferiori al 10 per cento in 12 anni, eccetto che per la salute (Goal 3) e l’economia circolare (Goal 12), per i quali l’aumento è leggermente superiore del dato del 2010.

Un’analisi settoriale dello stato degli OSS

L’ Italia finora non ha sviluppato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche per la sostenibilità, sul piano ambientale, economico e sociale; inoltre è mancato un impegno esplicito e coerente da parte della società, delle imprese e delle forze politiche.

Nello specifico per la dimensione sociale si segnala che tra il 2015 e il 2021 la quota di famiglie italiane in condizione di povertà assoluta è salita dal 6,1 al 7,5 per cento, interessando quasi 2 milioni di famiglie; si continua ad ampliare la disuguaglianza tra ricchi e poveri; la spesa pubblica per sanità e istruzione si conferma inferiore alla media europea; l’abbandono scolastico e la disoccupazione giovanile restano fenomeni preoccupanti. presenti.

Quanto alla dimensione ambientale l’Italia registra oltre 40 per cento di perdite dai sistemi idrici; una percentuale di aree protette pari a poco più del 20 per cento di quelle terrestri e 10 per cento di quelle marine; uno sfruttamento dello stock ittico che supera l’80 per cento; un utilizzo delle energie rinnovabili che non arriva al 20 per cento; una qualità scarsa o pessima dello stato ecologico delle acque di fiumi e dei laghi.

Nell’ambito della dimensione economica dello sviluppo sostenibile, dopo la ripresa post-pandemia, l’Italia presenta ancora alcuni segnali di debolezza: la crescita dell’occupazione si accompagna al lavoro irregolare; una resistenza diffusa da parte delle imprese ad investire nell’innovazione digitale ed ecologica, nonostante i passi avanti in materia di economia circolare; l’inadeguatezza degli investimenti infrastrutturali. Positivo, invece, l’interesse della finanza per la sostenibilità e il ruolo guida nei confronti dei risparmiatori.

Riguardo alla dimensione istituzionale dello sviluppo sostenibile emerge che, nell’ultimo decennio, sono drasticamente diminuiti omicidi volontari, ma sono cresciuti altri delitti contro la persona, come le violenze sessuali (+12,5 per cento) le estorsioni (+55,2 per cento), ma anche i reati informatici, quali truffe e frodi (+152,3 per cento) ed è nuovamente in aumento il sovraffollamento carcerario.

Le linee di intervento

Per consentire all’Italia di avanzare nell’Agenda 2030 e colmare i gap esistenti ASviS propone le seguenti azioni prioritarie: contrasto alle disuguaglianze, alla povertà e precarietà; gestione dei flussi migratori; inclusione e lotta alle discriminazioni, aumento della produzione di energia elettrica rinnovabile, rendendo più ambizioso il Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC); riduzione della fragilità sul mercato del lavoro di donne, giovani e immigrati; potenziamento delle politiche attive e miglioramento delle condizioni di lavoro; investire in infrastrutture sostenibili; orientare il sistema produttivo verso l’Industria 5.0, potenziando la ricerca e l’innovazione; investimenti nella rigenerazione urbana e nella transizione ecologica delle città e delle altre aree territoriali; promozione della sostenibilità ambientale e sociale nella Pubblica amministrazione; miglioramento del sistema giudiziario; un’etica dell’Intelligenza Artificiale; rafforzamento de la partecipazione democratica; promozione della pace, coerenza ed efficacia delle politiche di assistenza allo sviluppo.

Molti di questi interventi sono in linea con le Raccomandazioni specifiche rivolte all’Italia dal Consiglio europeo a luglio scorso e potrebbero essere quindi integrati nella prossima legge di bilancio, nonché nelle riforme previste dal PNRR.

Le proposte dell’AsvIS in materia di OSS

Nella dichiarazione finale del Summit dell’ONU dello scorso settembre l’Italia si è impegnata a definire un Piano di accelerazione per il conseguimento degli OSS, strategia di cui si sa poco o nulla e che richiede, alla luce dei risultati è riassunto nell’ultimo report dell’ASVIS, azioni immediate riflesse nelle proposte dell’ASVIS rivolte alle istituzioni per realizzare politiche trasformative, tra cui:

  • assegnare alla Presidenza del Consiglio il compito di predisporre il Piano di accelerazione entro marzo 2024, affinché esso contribuisca alla preparazione del prossimo Documento di Economia e Finanza (DEF);
  • coinvolgere società civile ed enti territoriali attraverso il Forum per lo sviluppo sostenibile esistente presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE);
  • dare attuazione alla nuova Strategia Nazionale, costruendo un serio sistema di valutazione ex ante delle politiche rispetto ai diversi Obiettivi dell’Agenda 2030;
  • verificare il rispetto del criterio di giustizia inter-generazionale recentemente introdotto nella Costituzione;
  • valutare l’impatto delle politiche degli enti territoriali, a partire dai progetti finanziati dai nuovi fondi europei e nazionali di coesione, per valutarne il contributo al raggiungimento dei 17 Obiettivi;
  • rafforzare e finalizzare le bozze del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) e del Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC);
  • dotare il paese di una legge per il clima, come già fatto dagli altri grandi Paesi europei che sancisca l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, fissi un budget totale di carbonio e settoriali al fine di azzerare le emissioni di gas serra, istituisca un Consiglio Scientifico per il Clima per assistere i decisori pubblici negli interventi e monitoraggio dei risultati;
  • istituire la Giornata dello sviluppo sostenibile da celebrare il 22 febbraio, data di pubblicazione della legge costituzionale n.1/2022 che ha modificato l’art. 9 (con l’aggiunta del seguente comma: Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali) e dell’art. 41 (l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana) della Costituzione.

Oltre a questa importante riforma, tra i risultati positivi in materia di sostenibilità finora realizzati riferibili al nostro paese ci sono:

  • l’approvazione della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile regolarmente aggiornata (l’ultima versione è dello scorso settembre, la SNSvS22);
  • la trasformazione del Comitato per la programmazione economica (CIPE) in Comitato per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS);
  • l’approvazione di strategie per lo sviluppo sostenibile da parte di enti locali;
  • il crescente impegno del settore privato e una maggiore attenzione per la sostenibilità da parte dei giovani.

Tra le tante ombre e le poche luci ASviS chiede un forte ruolo del governo italiano a svolgere nelle negoziazioni future relative allo sviluppo sostenibile nella direzione indicata dal Segretario, anche alla luce dell’imminente COP28  del prossimo novembre e della presidenza italiana del G7 nel 2024.