Oltre l'ansia: l'alleanza tra mente e lavoro nel progetto ASBA

Combattere lo stress attraverso una visita al museo: il progetto ASBA racconta come fare

SALUTE
Francesca Danila Toscano
Oltre l'ansia: l'alleanza tra mente e lavoro nel progetto ASBA

Combattere lo stress attraverso una visita al museo: il progetto ASBA racconta come fare

Tutti conosciamo quella sensazione di nodo allo stomaco prima di una presentazione o il peso invisibile di una lista di cose da fare infinita. Ma cosa succederebbe se smettessimo di combattere lo stress e iniziassimo a dialogare con esso attraverso le lenti della scienza? Il progetto ASBA nasce con l’obiettivo di tradurre la complessità del cervello in strategie di benessere accessibili a tutti. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Annalisa Banzi, che ci ha guidato alla scoperta di un nuovo paradigma dove la salute mentale non è un lusso, ma il motore del nostro potenziale.

Dott.ssa Banzi, in cosa consiste il progetto ASBA?

Il progetto ASBA nasce dalla volontà di trasformare l’intuizione del “sentirsi bene” al museo in un dato scientifico e in una pratica strutturata. Gli obiettivi sono molteplici: valorizzare le collezioni museali e promuovere il benessere dei visitatori. Raccogliere dati per arrivare, anche in Italia, al social prescribing. Inoltre, stiamo lavorando a un primo catalogo di attività dedicate al benessere, progettate appositamente per i musei: questo potrebbe rappresentare un contributo significativo dell’Italia al dibattito internazionale sul tema. Vorremmo far sì che i musei siano valutati anche per il loro impatto positivo sulla società, considerando il contributo tangibile alla crescita cognitiva ed emotiva della comunità.

Come trasforma ASBA la visita al museo in un atto attivo di gestione dello stress?

Sebbene persista in alcuni casi l’idea del museo come luogo di contemplazione statica, la museologia contemporanea si è già felicemente svincolata da questa visione. ASBA si inserisce in questo filone, offrendo al visitatore strumenti per entrare in contatto con le collezioni – anche laddove si sia completamente digiuni di conoscenze specifiche sul museo e sugli oggetti che custodisce – e per migliorare il proprio benessere riducendo i livelli di ansia e stress. Attraverso le metodologie proposte (come chair yoga, mindfulness, arteterapia, ecc.), l’osservazione si trasforma in un esercizio di consapevolezza e di conoscenza di sé e del patrimonio culturale.

Cosa si è dimostrato più efficace di altre nel ridurre i livelli di ansia nei partecipanti?

La risposta è intrinsecamente complessa perché ogni individuo reagisce in modo peculiare. Attualmente disponiamo di dati sugli adulti e sul personale museale mentre è in corso la sperimentale dedicata agli adolescenti. Semplificando molto – e sottolineo che è una semplificazione di un quadro ricco di sfumature che non si può sintetizzare in poche parole – abbiamo osservato, ad esempio, che per gli adulti è risultata particolarmente efficace la mindfulness. In generale, l’efficacia dipende anche dal grado di apertura di ognuno di noi nel dialogare con il patrimonio culturale.

Cosa accade nel nostro cervello quando ci troviamo di fronte a un'opera d'arte che "ci parla"?

Le neuroscienze stanno facendo grandi passi avanti ma la relazione tra uomo e patrimonio culturale è di una complessità tale da non poter essere ridotta a un semplice connessione di neuroni. Intervengono fattori personali, culturali, sociali e contestuali che rendono ogni esperienza unica. In generale, possiamo affermare che le collezioni museali, non solo le opere d’arte, agevolano la crescita emotiva e cognitiva. Le collezioni museali “parlano” se noi siamo pronti all’ascolto.

Come si svolge una sessione tipo del progetto ASBA?

Ogni sessione segue un protocollo preciso: prima di arrivare in museo si compila un primo questionario anonimo, condizione necessaria per garantire la massima libertà di espressione e la tutela della privacy. L’incontro in sede si apre con un’introduzione e la compilazione di un secondo questionario, sempre anonimo, per rilevare i livelli di ansia e di stress. Segue l’esperienza nelle sale, focalizzata su una selezione ristretta di oggetti e guidata da un istruttore certificato affiancato da un membro dello staff del museo. L’attività si conclude con un terzo questionario finale e una sessione di domande e risposte. I dati indicano una tendenza positiva nella riduzione dei parametri di ansia di stato e un miglioramento del tono dell’umore. Al di là dei grafici, però, c’è un dato qualitativo che ci tocca profondamente: nei commenti anonimi ricorre con frequenza straordinaria
la parola “grazie”. Indica che il partecipante, mettendosi in gioco e dedicando il proprio tempo,
percepisce di aver ricevuto un beneficio immediato e tangibile, sentendosi accolto dal museo in
una dimensione di cura.

Cosa consiglia per la prossima visita a un museo, per trarne il massimo beneficio psicofisico?

Tentare di esaurire l’intera collezione di un museo in un’ora contrasta con i tempi del nostro cervello, che necessita di intervalli adeguati alla sedimentazione degli stimoli che arrivano dal mondo esterno. Una strategia efficace consiste nell’effettuare una rapida ricognizione preliminare per individuare un numero limitato di opere, indicativamente tre o quattro, su cui soffermarsi successivamente e concedersi il tempo necessario per godersi ogni dettaglio