Ombra e Ossigeno: Il potere nascosto degli alberi per le città

Dagli antichi boschi al Green Deal europeo: gli alberi come protagonisti della rinascita verde e contro il cambiamento climatico.

AMBIENTE
Prof. Marianna Olivadese
Ombra e Ossigeno: Il potere nascosto degli alberi per le città

Dagli antichi boschi al Green Deal europeo: gli alberi come protagonisti della rinascita verde e contro il cambiamento climatico.

Il 18 agosto 2024 ha segnato un punto di svolta per l’Unione Europea: l’entrata in vigore del Regolamento sul ripristino della Natura, un tassello fondamentale del Green Deal europeo. Con
obiettivi ambiziosi e vincolanti, questa legge punta a invertire il declino della biodiversità e a ripristinare ecosistemi degradati, portando l’Europa su un percorso di neutralità climatica entro il 2050 e rafforzando la sicurezza alimentare in un’epoca di crisi ambientale globale.

Ripristinare la natura, però, non significa solo conservare ciò che resta: è un’azione concreta per rigenerare ecosistemi danneggiati, migliorandone le funzioni vitali e riportando l’equilibrio laddove è stato compromesso. Dalle foreste alle zone umide, dai fiumi agli ecosistemi urbani, questa iniziativa mira a creare un’Europa più verde, resiliente e sostenibile, dove la natura e l’uomo possano coesistere in armonia.

In un mondo in cui il cambiamento climatico accelera gli effetti delle ondate di calore, delle alluvioni e della perdita di biodiversità, gli alberi emergono come una delle soluzioni più efficaci per combattere queste sfide. Non si tratta solo di simboli di stabilità o bellezza: gli alberi sono autentici regolatori ambientali, capaci di fornire benefici ecosistemici fondamentali, soprattutto nelle aree urbane, dove gli impatti della crisi climatica si fanno sentire con maggiore intensità.

Le città, infatti, sono tra le aree più vulnerabili ai cambiamenti climatici, in particolare a causa del fenomeno delle isole di calore urbane. Questo effetto, (provocato dall’accumulo di calore nei materiali come asfalto e cemento), porta le temperature nelle città a superare di diversi gradi quelle delle aree rurali circostanti, aggravando le ondate di calore e riducendo la qualità della vita.

È proprio qui che gli alberi giocano un ruolo decisivo, le loro chiome creano ombra, abbassando la temperatura superficiale del suolo di 20-25°C nelle ore più calde e grazie al processo di
traspirazione, possono ridurre le temperature dell’aria di 2-8°C, rendendo le città più fresche e vivibili. La loro ombra protegge le superfici urbane e migliora il comfort termico per i cittadini, soprattutto durante i periodi estivi più critici.

Il loro valore non è mai stato sottovalutato nemmeno nel passato, già gli antichi Romani li consideravano simboli di vita, stabilità e sacralità, riconoscendone un ruolo centrale sia nella cultura che nell’equilibrio dell’ambiente. Nel mondo romano, per esempio, non erano solo importanti dal punto di vista pratico ed economico, spesso erano considerati sacri, abitati dagli dèi. Le querce, per esempio, erano legate a Giove, il dio supremo, mentre gli ulivi erano sacri a Minerva, simbolo di pace e saggezza. Le foreste sacre, come il celebre lucus, erano considerate luoghi inviolabili, spazi dedicati al culto e alla meditazione, strettamente legati alla dimensione spirituale e culturale del mondo romano.

Questi boschi, ritenuti dimora degli dèi, godevano di una protezione speciale garantita anche dalla legge. Un esempio significativo è la Lex Luci Feroniae, una norma che vietava categoricamente l’abbattimento degli alberi nelle foreste sacre, con pene severe per chi violava questa disposizione. Questo rispetto istituzionalizzato per la natura rifletteva l’importanza degli alberi come simboli di sacralità, equilibrio e connessione con il divino e anticipava concetti moderni di tutela ambientale e conservazione del patrimonio naturale.

Gli alberi erano visti come parte integrante dell’equilibrio del mondo, una visione che oggi torna al centro del dibattito globale sul cambiamento climatico. Nella visione classica, non erano solo testimoni della storia, ma anche simboli della memoria e della continuità tra generazioni. Piantare un albero significava lasciare un’eredità.

Questo concetto è ripreso da Plinio il Vecchio (I sec.d.C.) nella sua Naturalis Historia, dove descrive la piantumazione di alberi come un atto di lungimiranza: “Arboribus consuli oportet, quod posteritati seruntur” (bisogna avere cura degli alberi, perché sono piantati per la posterità). Questa frase racchiude una verità senza tempo: gli alberi ci insegnano che il nostro rapporto con la natura non è confinato al presente. Piantare un albero oggi significa costruire un futuro più stabile, resiliente e ricco per chi verrà dopo di noi.

Celebrati per secoli da poeti e filosofi come simboli di stabilità e saggezza, (gli alberi) sono oggi al centro di politiche climatiche ed ecologiche molto ambiziose. Ripristinare la natura significa affidarsi agli alberi non solo per il loro valore estetico o simbolico, ma per i loro benefici tangibili e misurabili, che migliorano la qualità della vita e rafforzano la resilienza delle città alle sfide del cambiamento climatico.

Prof.ssa Marianna Olivadese