Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 ottobre siamo tornati all’ora solare e abbiamo spostato le lancette dell’orologio indietro di 60 minuti. Ogni semestre la stessa questione. Quanto potremmo beneficiare dal mantenimento di un unico orario, nello specifico l’ora legale, per tutti i 365 giorni dell’anno? Secondo una ricerca condotta dal Centro Studi di Conflavoro Pmi per imprese e famiglie il risparmio ammonterebbe a circa 2,7 miliardi di euro di energia nel solo 2023.
La cifra indicata è stata elaborata in base ai dati ufficiali di Terna, il grande operatore di reti per la trasmissione dell’energia elettrica con sede a Roma, basandosi sul fabbisogno energetico in Italia nel 2021 e sul prezzo del mercato tutelato da Arera per l’ultimo trimestre 2022. Si tratta di una stima che non tiene conto dell’evoluzione della stagione invernale e quindi della sua maggiore o minore rigidità, né della crisi energetica, imprevedibile con la guerra contro l’Ucraina ancora in corso.
L’ente ha proposto una strategia strutturale, di lungo termine che consiste nel mantenere durante i 365 giorni dell’anno l’ora legale e un fondo di garanzia per finanziamenti a tasso zero.
Considerando un esempio pratico la proposta diventa comprensibile e anche condivisibile. In Italia con l’ora solare in vigore il sole tramonta alle 16:40 circa nel giorno più corto dell’anno, il 21 dicembre; con quella legale tramonterebbe un’ora dopo, alle 17:40. Approssimativamente, riporta il Centro Studi di Conflavoro Pmi, se tra fine ottobre e fine marzo vigesse l’ora legale si acquisterebbe un’ora di luce naturale al giorno in più, per un totale di 147 ore. La riduzione del consumo di luce elettrica sarebbe importante, considerato che nel tardo pomeriggio la maggioranza delle attività lavorative sono ancora in corso.
Una questione annosa e spinosa. Italiana e non solo
In Italia l’ora legale è stata introdotta nel maggio 1916, con due soli periodi di interruzione: tra il 1921 e il 1939 e poi tra il 1948 e il 1965.

L’idea di abolire i cambi orari non è nuova. Già ad agosto 2018 la Commissione europea aveva proposto di porre fine ai cambi stagionali dell’ora attraverso una consultazione pubblica online rivolta ai cittadini europei ni cui si chiedeva di scegliere, con l’abolizione del cambio orario, tra ora solare e legale. La partecipazione tuttavia fu molto ridotta (circa l’1% degli oltre 447 milioni di abitanti si espresse). Purtroppo i nostri concittadini non dimostrarono grande interesse né conoscenza dell’argomento a differenza degli abitanti del Nord Europa tradizionalmente più sensibili verso questo: Finlandia, Svezia, Estonia, Lituania, vicini al Polo Nord, non beneficiano della luce naturale con il cambio orario.
L’anno seguente, nella primavera del 2019, fu la volta del Parlamento europeo che approvò la risoluzione legislativa sull’abolizione dell’ora legale con libera scelta dell’ora. Il risultato fu 410 voti a favore, 192 contrari e 51 astensioni; in pratica l’84 per cento sostenne la proposta.
Anche la Società ambientale di medicina ambientale (Sima) a inizi settembre ha chiesto al governo di decidere con urgenza sull’adozione dell’ora legale permanente. Anche in questo caso sulla base di dati precisi e inconfutabili: nei mesi del 2022 in cui è stata in vigore l’ora legale, stando ai dati di Terna precedenti al boom dei prezzi, si sono risparmiati 420 milioni kilowattora di elettricità, corrispondenti al fabbisogno medio annuo di circa 150 mila famiglie. Meno consumo energetico, quindi, ma anche meno emissioni di CO2 nell’atmosfera, con una riduzione di circa 200 mila tonnellate. Ampliando l’analisi al periodo 2002-2021, Terna ha stimato un risparmio di oltre 1,8 miliardi di euro.
Un unico orario annuale potrebbe contribuire anche a evitare misure pratiche di emergenza come la riduzione dell’orario lavorativo e scolastico, lo spegnimento anticipato, l’accensione posticipata dell’illuminazione ed eventuali razionamenti o addirittura distacchi della corrente elettrica a cui potrebbero ricorrere alcune imprese in grave difficoltà.
Con i nuovi dati del Centro Studi di Confplavoro Pmi e un nuovo governo in carica possiamo aspettarci passi avanti, nuove misure che vadano verso l’ora legale tutto l’anno? Non si può dar per certo. Quello che è certo, stando alle dichiarazioni dei rappresentanti di Conflavoro PMI, è che questo ribadirà la proposta all’esecutivo insieme a quella di un fondo di garanzia per finanziamenti a tasso zero per le imprese contro il caro energia. Insomma una strategia in materia lungimirante.
