OTTOBRE: L’ARMA MIGLIORE È LA PREVENZIONE

Sempre più diffuso, il tumore al seno può cominciare a svilupparsi fin dalla giovane età in tutte le persone che hanno tessuto mammellare – sì, anche gli uomini!

SALUTE
Redazione
OTTOBRE: L’ARMA MIGLIORE È LA PREVENZIONE

Sempre più diffuso, il tumore al seno può cominciare a svilupparsi fin dalla giovane età in tutte le persone che hanno tessuto mammellare – sì, anche gli uomini!

Qualche numero

Il cancro al seno, come le altre neoplasie, si evolve a partire dalla moltiplicazione incontrollata delle cellule che compongono l’epitelio ghiandolare del tessuto mammario, le quali si evolvono in senso maligno, acquisendo la capacità di allontanarsi dalla loro ubicazione originale, per poi diffondersi in altri distretti corporei.

Le stime che ne definiscono l’incidenza, nel mondo così come in Italia, sono fallaci per un monitoraggio incompleto dovuto alla pandemia di COVID-19 ma rimane un cancro estremamente diffuso nella popolazione: sommariamente possiamo dire che una donna su otto lo svilupperà nel corso della sua vita – specialmente avanzando con l’età – ma anche gli uomini, avendo del tessuto mammario, possono ammalarsi, se ne stima uno ogni 600 circa.

I precedenti dati divulgati da AIRC – fondazione senza fini di lucro che, attraverso raccolte fondi, incentiva la ricerca scientifica verso la cura del cancro – mostrano un aumento delle diagnosi dei casi, anche sotto i 40 anni d’età. Continua a calare, invece, la mortalità: individuare precocemente un tumore permette di sottoporre tempestivamente la persona a delle cure che, nel corso del tempo, stanno diventando sempre più efficaci.

tumore
Sebbene l’incidenza sia minore negli uomini, il tumore alla mammella viene scoperto tardivamente nella maggior parte dei casi e questo porta ad avere meno possibilità di sopravvivenza. Photo Credits: fondazioneveronesi.it

 

Esami medici per tutte le età

Essendo uno dei tumori più diffusi, assieme a quello della cervice e del colon-retto, il nostro sistema sanitario rivolge degli screening oncologici alla popolazione, ovvero dei controlli a tappeto su persone sane ma che rientrano nella fascia d’età ritenuta a rischio, mediante il recapito di inviti con ora e luogo della visita medica.

Lo screening per la diagnosi precoce del tumore al seno è rivolto a tutte le donne dai 50 ai 69 anni, le quali avranno la possibilità di effettuare una mammografia gratuita ogni due anni – in alcune Regioni si sperimenta anche la fascia dai 45 ai 74, verifica quali qui. Questa tecnica diagnostica, dalla durata di qualche minuto, consiste nel ridurre lo spessore della mammella mediante compressione tra due piastre e nell’erogazione di radiazioni innocue che permettono di avere un’immagine dell’intero organo.

 

Strumento attraverso il quale viene fatta la mammografia: osserviamo il piano nero e la lastra trasparente, tra i quali verrà compresso il seno per uniformare il tessuto

È indicata per verificare l’assenza o meno di noduli e di lesioni al tessuto ancora più piccole, che possono comparire anche molto tempo prima dell’insorgenza del tumore vero e proprio, mentre è sconsigliata al di sotto dei 40 anni per la densità del seno associata a risultati poco chiari.

I risultati di una mammografia devono essere letti dal personale medico. In questa immagine possiamo vedere un tumore nel seno sulla destra, confrontandolo con quello sano a sinistra.

Nel caso di un seno denso si procede, invece, un’ecografia mammaria per la quale viene utilizzata una sonda ad ultrasuoni, completamente indolore, per lo studio del tessuto in modo approfondito, così da completare il quadro generale fornito dalla mammografia.

Il seno nella sua interezza viene esaminato durante una visita senologica: l’esame clinico si compone di una fase di osservazione e di una successiva fase di palpazione, ma solo dopo ad aver fornito le informazioni chiave per una diagnosi, vale a dire tutti quei fattori che aumentano o riducono il rischio, per noi, di sviluppare un tumore – ad esempio viene chiesto se sono presenti casi familiari di cancro al seno, la comparsa delle prime mestruazioni ed eventuali terapie ormonali intraprese.

Si suggerisce di effettuarla una volta all’anno a partire dai 25 anni d’età.

La prevenzione si fa anche a casa!

Un modo utile per ridurre le possibilità di ricevere una diagnosi tardiva – che aumenta il tasso di mortalità in ogni caso oncologico – è l’autopalpazione: una serie di manovre che le persone possono effettuare su sé stesse, a partire dai 20 anni, per individuare qualche variazione nel seno e, potenzialmente, approfondirle in visite specialistiche.

Il momento migliore per effettuare l’autopalpazione comincia dal settimo giorno rispetto all’inizio delle mestruazioni fino al quattordicesimo, ma l’intera procedura è da considerare solo un accorgimento che non può assolutamente sostituire il parere medico, né tantomeno le visite previste.

Come durante una visita senologica, quindi, la prima cosa da fare è osservare: davanti ad uno specchio, cerchiamo eventuali differenze tra il seno destro ed il sinistro con le braccia stese lungo i fianchi, con le mani sui fianchi, con le braccia verso l’alto e, infine, dietro la testa, in un’ottica sia frontale che laterale.

Per differenze si intendono un cambiamento di forma, colore e consistenza, ma anche pelle a buccia d’arancia, rossori o delle fossette. Il secondo step è la fase tattile: per analizzare il seno destro bisogna alzare il braccio corrispondente dietro la nuca, mentre con i polpastrelli di indice, medio e anulare della mano sinistra si procede con movimenti circolari, premendo, dalla parte alta del seno verso quella bassa, dai capezzoli verso l’esterno e nel cavo ascellare per riscontrare eventuali gonfiori linfonodali.

Si ripetono i movimenti anche per il seno sinistro con le stesse dita, ben diritte, della mano destra per poi ricominciare da capo in posizione supina. Lascio un video descrittivo di AIRC per comprendere meglio l’intera procedura qui.

Autopalpazione in posizione supina, con movimenti circolari. Photo Credits: Tutorial AIRC su YouTube.it

L’ultimo accorgimento consiste nel controllare che non fuoriesca niente dal capezzolo mediante compressione tra indice e pollice dello stesso. Se si riscontra la presenza di qualche formazione palpabile, non necessariamente dei noduli o delle lesioni maligne, è bene rivolgersi al proprio dottore o alla propria dottoressa di fiducia, che saprà guidarvi verso altri professionisti o tranquillizzare i vostri dubbi a riguardo.