Our future, alimentazione vegan e cruelty free in aumento

In occasione del World Vegan Day, si è registrata una crescita senza precedenti nella popolazione che sceglie consapevolmente di eliminare il consumo di proteine alimentari dalla dieta.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
Our future, alimentazione vegan e cruelty free in aumento

In occasione del World Vegan Day, si è registrata una crescita senza precedenti nella popolazione che sceglie consapevolmente di eliminare il consumo di proteine alimentari dalla dieta.

Si è celebrata pochi giorni fa la World Vegan Day. Non tanto una ricorrenza quanto un’occasione per fare una riflessione di ampia portata e per analizzare ciò che dice la scienza in proposto. Scienza che, ormai, è concorde nel dimostrare come, riducendo drasticamente o, in questo caso, completamente il consumo di proteine animali dalle nostre diete (sia carne, sia derivati), si possa effettivamente guadagnare in salute. Il WWF, con la sua campagna Our Future, sottolinea anche che la salute umana non può prescindere da quella del Pianeta. Una dieta vegana può arrivare a consumare circa la metà dell’acqua dolce, produrre un quarto delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento idrico, sfruttare un quarto del suolo e avere un impatto sulla biodiversità di un terzo rispetto ad una dieta onnivora (con 100 g di carne al giorno).

Il fenomeno

La Giornata Mondiale Vegana ha avuto origine in Inghilterra nel 1994, quando l’attivista vegana per i diritti degli animali, Louise Wallis, mirò a celebrare il 50° anniversario della Vegan Society. Fissò dunque la data al 1° novembre, poiché cade esattamente tra il 31 ottobre, Halloween, e il giorno messicano dei morti, che cade il 2 novembre. Dal 1° novembre 1994, la Giornata Mondiale del Vegan ha così offerto ai vegani di tutto il mondo un’occasione di “benvenuto” per celebrare ulteriormente il veganismo con i suoi aspetti positivi.

 

Oggi la dieta vegana è oggetto di una grande attenzione, come testimonia il recente boom di prodotti e alternative vegetali presenti non solo nei ristoranti, ma in ogni ambito commerciale (dall’abbigliamento, ai prodotti di pulizia della casa) andando oltre la sola dieta, fino a diventare uno stile di vita. Da uno studio europeo emerge come, sebbene la maggioranza dei consumatori europei si dichiari ancora onnivoro, sia in atto un importante cambiamento: il 51% dei consumatori di carne dichiara di stare attivamente riducendone il consumo. In questa ricerca l’Italia è risultata al primo posto in UE, insieme alla Germania, per la percentuale di persone (59%) che dichiara di mangiare meno carne. L’Italia è ai primi posti in UE anche per consumo e accettazione di proteine vegetali. Sempre secondo lo studio, la motivazione principale che spinge le persone a questa riduzione è la salute (47%), ma anche il benessere degli animali (29%) e l’ambiente (26%) hanno un ruolo importante.

Oggi, quasi il 10% della popolazione italiana si definisce veg, con un 7% di vegetariani e un 2% che ha scelto una dieta completamente vegana. Numeri che si riflettono anche nei dati del mercato italiano degli alimenti a base vegetale, in crescita costante, nonostante l’aumento dei prezzi: le vendite al dettaglio di alimenti a base vegetale hanno raggiunto 641 milioni di euro nel 2023, con un aumento del 16% dal 2021.

Lo studio del WWF

Dal Living Planet Report 2024 del WWF si evince un’analisi drammatica degli effetti del sistema alimentare globale sul Pianeta. L’impatto ambientale degli alimenti di origine animale è generalmente più elevato rispetto a quello degli alimenti di origine vegetale, a causa sia di processi direttamente correlati alla gestione degli animali, come ad esempio la produzione di metano da parte dei ruminanti, ma anche ammoniaca e polveri sottili, sia di processi indiretti, dovuti all’impiego di ben 2/3 dei terreni agricoli per la sola produzione dei mangimi per l’alimentazione animale, come la soia, uno dei principali responsabili della deforestazione delle zone più preziose del mondo, e l’abuso di risorse come l’acqua dolce, risorsa sempre più scarsa in molte zone del mondo.” Afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia “Per questo motivo, in un Pianeta in cui la popolazione è in crescita verticale, è indispensabile che il sistema alimentare globale sia sostenibile e per fare questo, i Paesi ad alto reddito devono ridurre drasticamente produzione (anche esternalizzata) e consumo di alimenti di origine animale. Anche questa è transizione giusta”.

 

I vantaggi per la salute

Una dieta vegana bilanciata può offrire diversi benefici anche per la salute umana: tra questi una riduzione del rischio di malattie croniche come diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. Questi vantaggi sembrano derivare da una maggiore assunzione di fibre, antiossidanti e fitonutrienti, oltre a una ridotta presenza di grassi saturi, tipicamente più elevati nelle diete onnivore e un miglioramento del microbiota intestinale.

L’importanza degli allevamenti sostenibili

Proprio nell’ottica di una dieta vegana a intermittenza, il WWF tiene a porre l’accento sull’importanza di incentivare forme sostenibili di allevamento del bestiame. Queste attività possono infatti consentire di ripristinare la fertilità dei terreni e conservare la biodiversità. Per un’agricoltura sostenibile è necessario riportare l’allevamento degli animali in un processo di economia circolare all’interno delle aziende agricole, dove gli animali siano cresciuti nel rispetto del loro benessere e dell’ambiente circostante. Pratiche come quella della zootecnia biologica in un’azienda agricola sono fondamentali perché permettono di ‘chiudere’ il ciclo ecologico dell’azienda.