È partito da Agricoltura Capodarco di Roma il Bio Tour di FederBio. Capodarco produce vini senza solfiti e prodotti biologici, ha una fattoria didattica e dà lavoro a chi è in difficoltà; è una cooperativa sociale i cui campi si estendono per 40 chilometri tra Roma e Grottaferrata. Nata più di 30 anni fa, dalla comunità di don Franco Monterubbianesi, è specializzata nella produzione di ortaggi, vino, olio, miele e biscotteria.
Alla base della sua filosofia ci sono due elementi semplici: la genuinità della natura e la solidarietà tra gli uomini. Attraverso l’agricoltura c’è l’impegno continuo, quotidiano per azioni di inclusione sociale e integrazione lavorativa, con l’unico scopo di mettere al centro la persona e l’ambiente.
Già dallo Statuto alla base della sua nascita, scritto a penna nel 1978, risalta la volontà di porre maggior attenzione all’ambiente, ma nell’evoluzione che si è avuta in questi 46 anni, la capacità e volontà del rispetto della natura ha assunto un peso maggiore.
Non a caso FederBio l’ha ‘eletta ‘ quale prima tappa del suo Tour Bio, realizzato grazie al progetto Being Organic in EU, la campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland (associazione tedesca di agricoltori bio) e cofinanziata dall’Unione Europea.
A Capodarco lavorano in modo stabile circa 30 persone, che possono arrivare a 50 nei momenti di maggiore necessità. Tra i lavoratori troviamo persone con disabilità fisiche e psichiche, persone che hanno avuto problemi di dipendenze o persone che hanno avuto problemi di reinserimento dopo il carcere, e alcuni migranti.

La cooperativa negli anni ha dovuto resistere agli ‘appetiti edilizi dei palazzinari’ trovandosi in una zona periferica della città, soggetta a speculazione.
“La battaglia per mantenere la funzione agricola per questi terreni è stata lunga e dura”, ricorda il presidente della Cooperativa Salvatore Stingo. “A proteggerci non servivano i cancelli, c’è voluta una grande mobilitazione e il sostegno del Comune, proprietario della tenuta, per far sì che questa esperienza non venisse cancellata. Sono terre che facevano gola a molti ma sono rimasti campi”, conclude il presidente.
La capacità dei cooperatori di Capodarco è stata nell’individuare le fonti di sopravvivenza di un’azienda agricola in tempi di dura crisi. “Per sopravvivere oggi bisogna diversificare – sostiene Stingo – Ci sono il lavoro dei campi, la trasformazione del prodotto, la vendita diretta, il ristorante, facciamo il vino senza solfiti, perché la solforosa è un ottimo conservante ma si lega al fegato e dà problemi di accumulo, e facciamo l’olio verde, con le olive raccolte a fine settembre e portate subito al frantoio”.
Alla Capodarco troviamo anche un agriturismo, l’orto, la fattoria didattica. Una risposta al bisogno di una agricoltura sana e Bio, a una domanda cresciuta moltissimo in questi anni per una migliore salubrità dell’ambiente e dell’uomo.
