L’invenzione dei materiali polimerici che risale alla seconda metà del XIX sec, coincide con uno sviluppo esplosivo delle conoscenze e delle nuove scoperte in campo medico, a una crescita esponenziale del settore alimentare dopo la seconda guerra mondiale, nonché a una crescita di un particolare e rivoluzionario modello di società mosso dall’incremento dell’economia, fondato sul consumo di prodotti senza un vero e proprio fine di stretta necessità.
L’invenzione dei polimeri meglio conosciuti come plastiche, ha dunque guidato e sostenuto, questa nuova visione della società e del mondo.
Questi nuovissimi materiali inizialmente di produzione pressoché sintetica, hanno così permesso uno sviluppo fiorente del commercio di prodotti a partire da quelli di uso più comune come i prodotti per la casa, fino ad arrivare a una sua applicazione in settori dell’economia nei quali la sicurezza e l’igiene sono prioritari, ossia l’industria alimentare e farmaceutica.
Oggi, è ormai dimostrato non solo all’interno dei laboratori scientifici ma anche dall’esperienza stessa che ognuno di noi ha di fronte ogni giorno, che l’utilizzo sempre maggiore e su larghissima scala di questa soluzione chimica sta in definitiva esautorando l’intero ecosistema, il quale, oltre ad aver condizionato massicciamente la fauna del pianeta sta rapidamente producendo un inquinamento che sembra ormai giunto a regime, rendendo dunque la plastica un elemento non più sostenibile e protagonista di una situazione di cui non si può più fingerne l’ignoranza.

A tal proposito in Cina, uno dei paesi senza dubbio più sviluppato e in crescita in termini di avanguardie tecnologiche, sta acquisendo un grande consenso l’invenzione di un nuovo tipo di plastica che impiegherebbe decisamente meno tempo nel processo di degradazione delle molecole che la compone, impiegando addirittura soltanto un mese per dissolversi completamente.
La Cina infatti, già dal 2020 aveva stabilito di vietare la plastica monouso soprattutto all’interno degli esercizi commerciali e nell’industria del 30% entro il 2025.
Dunque la Cina sta rivelando tutto il suo intento di porsi come avamposto contro la lotta all’inquinamento, e aggiungendo a questo piano ambizioso il progetto di una inedita plastica, le cui spore batteriche incapsulate al suo interno, una volta iniziato il normale processo di degradazione della plastica, attivano sostanze in grado di velocizzare significativamente la distruzione del materiale.
Una squadra di ricerca cinese guidato da scienziati dell’Istituto di biologia sintetica e dell’Istituto di tecnologia avanzata di Shenzhen, ha spiegato molto bene il processo naturale di cui si avvalgono questi batteri che integrati all’interno della plastica innovativa sono in grado poi di divorare letteralmente i polimeri. Qui i dettagli dello studio nella rivista Nature Chemical Biology.
Questa colossale invenzione che sta già avendo grande spazio tra la comunità scientifica, potrebbe seriamente rivelarsi come una delle encomiabili novità degne di correre per il Premio Nobel per la chimica.
