PER NEWTON UN’IDEA, UNA GUIDA PER NOI...LA MELA (2)

La seconda tappa del nostro viaggio fra storia, cultura e usi della nostra penisola. Parliamo di Agnone, nel comune di Isernia (Molise).

TURISMO
Redazione
PER NEWTON UN’IDEA, UNA GUIDA PER NOI...LA MELA (2)

La seconda tappa del nostro viaggio fra storia, cultura e usi della nostra penisola. Parliamo di Agnone, nel comune di Isernia (Molise).

Riprendendo e ripartendo dall’incipit del precedente articolo, se la mela è simbolo di amore, di fertilità, di peccato, di discordia e sensualità, la varietà che ci accompagna nella visita del Molise non fa eccezione, anzi richiama essa stessa una simbologia precisa; vi presento: la mela Zitella.

Mela Zitella

Sebbene il nome possa sembrare non proprio politicamente corretto, il suo delizioso sapore saprà sicuramente conquistare tutti.

Esistono diverse storie in merito alle origini del suo nome; la più accreditata è legata alla sua tardività nella maturazione, mentre quella più suggestiva, che a me personalmente piace molto di più, è collegata al fatto che le donne nubili fossero solite utilizzare la sua polpa come cosmetico.

La caratteristica che contraddistingue questa varietà è la longevità, che deriva dal fatto che contiene poca pectina, ragione per cui gelifica al di sopra di una certa temperatura e, infatti, si conserva fino a sei mesi se viene custodita al buio. La mela Zitella presenta una buccia giallognola-rossastra, è leggermente appiattita e asimmetrica e la polpa è bianca, compatta e piacevolmente croccante. Altra caratteristica da menzionare è il fatto che sia molto profumata e aromatica, tanto da essere utilizzata in passato come deodorante naturale delle case e degli armadi.

mela

Agnone

La mela Zitella, particolarmente adatta alla produzione di canditi o cotta, per poi essere usata per la preparazione di dolci, è parte integrante della comunità del paese di Agnone, dove ogni famiglia possiede un albero e durante le feste natalizie è posta a decorazione delle tavole, a memoria del passato in cui erano simbolo di ricchezza da mostrare agli ospiti.

Agnone, Comune in Provincia di Isernia, sorge su una collina che domina la valle del fiume Verrino. Grazie alla sua posizione, architettura, tradizioni e mestieri che si tramandano da generazioni, offre una visita che potremmo definire multisensoriale. Da ogni scorcio lungo le strade del paese, dalle sue terrazze e belvedere è possibile scorgere angoli differenti della vallata su cui si erge Agnone; ed ecco la vista si perde tra boschi, campi coltivati, case sparse sui versanti collinari.

Prima di arrivare nel centro storico di Agnone, meritano una visita le rive del fiume Verrino, in particolare nel primo tratto dove, grazie alla presenza di imponenti dirupi si formano suggestive cascate. Qui potremmo rilassarci cullati dallo scrosciare dell’acqua e dagli zampilli che fanno nascere arcobaleni e ci rinfrescano la pelle.

cascate

Ricaricati dall’energia trasmessaci dalla natura, partiamo per il centro di Agnone, nota anche come borgo veneziano poiché presenta tipiche caratteristiche quali le botteghe orafe e le piccole statue di pietra raffiguranti leoni veneziani, in virtù del fatto che nel 1139 la potentissima famiglia dei Borrello, Conti di Pietrabbondante e capitani di ventura di Venezia, portarono nel territorio agnonese un notevole numero di soldati e artigiani veneziani.

Ben tredici sono le chiese in questo paese, tra cui vale ricordare la Chiesa di San Paolo Apostolo, non tanto per la bellezza, seppur pregevole, minata dai rifacimenti che ha subito nel tempo, bensì per una tradizione fortemente sentita ancora ai giorni nostri.

Il Natale ad Agnone inizia il 21 novembre

Infatti, il Natale ad Agnone inizia il 21 novembre, giorno in cui risuona la dolce melodia de “La Pastorale agnonese” del maestro Filippo Gamberale. La scelta del giorno risiede nel fatto che proprio il 21 novembre gli artigiani agnonesi iniziavano i loro viaggi commerciali per rifornire le zone vicine dei loro manufatti, allontanandosi, proprio nel periodo natalizio dai loro affetti familiari. Per questo motivo, il parroco richiese al Vescovo del Triveneto di anticipare i tempi liturgici dell’Avvento, facendo risuonare La Pastorale il 21 novembre invece del 24 dicembre.

La Chiesa di Sant’Antonio Abate, al cui interno si accede grazie ad un portale in stile gotico, con i suoi altari barocchi, i dipinti del XVIII secolo, lo splendido affresco del Giudizio Universale, introduce il nostro viaggio in un’antica tradizione della città di Agnone: la costruzione delle campane. All’esterno della chiesa svetta lo straordinario campanile settecentesco con le sue campane, il cui suono si diffonde per tutto il paese.

Tradizione campanaria

Forte e radicata nel tempo è la tradizione campanaria ad Agnone, dove sono state fuse le più importanti e celebri campane, come quella commemorativa del primo centenario dell’Unità d’Italia, la campana “Kennedy” dedicata dagli italiani d’America al defunto Presidente, quella del santuario di Pompei, dell’Abazia di Montecassino e potremmo continuare ancora.

La laboriosità, dedizione e professionalità degli artigiani agnonesi ha, quindi, permesso, nei secoli, attraverso la tradizione dell’arte delle campane, di portarne nel Mondo la propria voce potente ed evocativa. Le campane, infatti, sono da sempre il rintocco che scandisce lo scorrere del tempo, il richiamo liturgico per i fedeli e il mezzo attraverso cui comunicare gioie, pericoli e lutti.

Utilizzate nei rituali religiosi e magici di Occidente e Oriente, venivano e vengono tuttora usate per scacciare gli spiriti malevoli e allontanare i temporali, o per attirare gli Angeli con il loro suono, dolce e potente allo stesso tempo, e segnare un sacro legame fra l’Uomo e il Divino.

Piatti tipici

Accompagnati dalla “voce degli angeli” scandita dal rintocco delle campane, sediamoci a gustare i piatti tipici della zona come la “zuppa alla santè”, a base di pane bagnato nell’uovo, abbrustolito, tagliato a cubetti, immerso nel brodo di gallina e arricchito da polpettine di carne e di caciocavallo; e ancora le sagne a pezzi con sugo di agnello, le fettuccine ai funghi porcini e tartufo, i maccheroni alla chitarra, i nodi di trippa e i magliatelli, i cavatelli, le pallotte, le costolette di agnello, le salsicce.

Per il fine pasto possiamo scegliere tra torte lievitate a base della nostra mela Zitella, i mostaccioli, le ostie ripiene farcite con miele, cioccolato, noci e mandorle.

Prima di partire da Agnone facciamo una bella scorta di confetti ricci, di origine antichissima, di dimensioni maggiori di quelle dei normali confetti, da cui li differenzia anche la superficie che è rugosa anziché liscia.

Teneri e friabili, i confetti ricci hanno come ingrediente base le mandorle di Avola, che vengono cosparse di gomma arabica per favorirne la copertura con uno strato sottile di zucchero sciroppato, nel mentre che i confetti vengono fatti ruotare all’interno della cosiddetta “bassina”, un grande calderone in rame, la cui lavorazione è un’altra importante tradizione artigiana della zona.

Con le tasche piene di confetti, il corpo e lo spirito rinfrancato, partiamo per la nostra prossima tappa, in cui la nostra compagna di viaggio ci porterà a conoscere incantevoli luoghi nel sud del Bel Paese.

Che hanno le campane,
che squillano vicine,
che ronzano lontane?
E’ un inno senza fine,
or d’oro, ora d’argento,
nell’ombre mattutine.
Con un dondolìo lento
implori, o voce d’oro,
nel cielo sonnolento.
(Giovanni Pascoli)

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