POLVERI SOTTILI: I RISCHI DELLE DONNE IN GRAVIDANZA

Uno studio della Statale di Milano mette in evidenza come tale inquinamento provochi la riduzione dell’età gestionale e il rischio di parto cesareo.

SALUTE
Maria Grazia Ardito
POLVERI SOTTILI: I RISCHI DELLE DONNE IN GRAVIDANZA

Uno studio della Statale di Milano mette in evidenza come tale inquinamento provochi la riduzione dell’età gestionale e il rischio di parto cesareo.

L’Inquinamento da polveri sottili è diventato l’incubo per gli abitanti delle grandi città, perché preludio del blocco del traffico. Automobili a casa e i viaggi solo sui mezzi pubblici. Però è proprio una misura giusta, perché le polveri sottili danneggiano la salute, e una delle sue maggiori fonti è proprio di origine antropica (dell’uomo) perché è determinata dai motori a scoppio delle automobili. Per questo soprattutto d’inverno, quando le precipitazioni sono scarse e le temperature basse, viene favorito il ristagno dell’aria a livello del suolo si verificano accumuli di PM10 e PM₂. Queste polveri contengono sostanze molto nocive per la salute quali metalli pesanti, solfati e nitrati e sono talmente leggere che possono restare sospese in aria anche per giorni ed essere respirate. Il pulviscolo che le compone è suddiviso in due categorie, a seconda delle dimensioni medie delle particelle:

  • Particolato grossolano: è costituita da particelle, polveri, pollini e spore con diametro superiore a 10 µm (micron), le cosiddette PM10. Un micron è pari a un milionesimo di metro, o un millesimo di millimetro.
  • Particolato fine o sottile: sono quelle polveri di dimensioni attorno ai 2,5 micron, ovvero le PM2,5 e il Particolato ultrafine o polvere respirabile: sono le polveri di dimensioni tra gli 1 e gli 0,1 micron. Al di sotto di queste misure di parla di nanopolveri.

Vari studi hanno dimostrato la nocività data da questo tipo di inquinamento, da ultimo si è rilevato che possono aumentare il rischio di parto cesareo nelle donne in gravidanza, e ridurre l’età gestionale. Lo hanno rilevato i ricercatori dell’Università Statale di Milano, secondo i quali l’esposizione alle polveri sottili delle donne in attesa di un bambino si associa a un aumento dei livelli circolanti di Pcsk9, una proteina responsabile della regolazione del colesterolo “cattivo” LDL. La ricerca è stata pubblicata su Environment International  e ha ricevuto di recente una borsa di studio del Prix Galien Italian 2022, una iniziativa nata in Francia negli anni ‘70, con lo scopo di valorizzare l’innovazione farmaceutica e la ricerca scientifica.

Obiettivo di questo studio è stato valutare gli effetti avversi dell’esposizione all’inquinamento ambientale, in donne in gravidanza” dichiara Chiara Macchi, ricercatrice del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università milanese, che ha coordinato la ricerca. “Durante la gestazione il colesterolo materno ricopre un ruolo importante per la crescita del feto e, in un precedente lavoro, avevamo studiato la relazione tra l’inquinamento ambientale e i livelli di colesterolo, in questo studio la nostra attenzione si è concentrata sulla proteina di tipo 9, uno dei principali regolatori della colesterolemia LDL” ha proseguito la Macchi.

Nello specifico, i livelli della proteina sono stati dosati in 134 donne sane alla dodicesima settimana di gestazione per valutare se questa potesse essere un precoce marcatore biologico di eventuali complicanze. Lo scenario complesso, le analisi dei parametri biologici e di quelli inerenti l’intera gravidanza, hanno permesso di evidenziare come l’esposizione in modo preponderante al particolato (PM 2,5) si associ a un aumento dei livelli circolanti di Pcsk9 e come tali cambiamenti determinino una riduzione dell’età gestionale alla nascita, e un aumento del rischio di ricorso al parto cesareo.

Nel dettaglio, l’età gestionale alla nascita si riduce di circa una settimana per ogni incremento, pari a 100ng/ml dei livelli circolanti di Pcsk9. Effetto risultato ancor più significativo nei casi di esposizione ad alti livelli di polveri sottili PM2,5. Questi dati sono stati supportati dall’aumento del rapporto di probabilità per i parti cesarei d’urgenza per ogni incremento di 100ng/mL di PCSK9, tendenze osservate sia quando si è considerata l’esposizione al PM10 sia quella al biossido di azoto NO₂.

Limitare fortemente lo smog, quindi è una evidente necessità, per la salvaguardia della salute di tutti, e soprattutto delle puerpere. Il tema dell’inquinamento dovrebbe avere forte eco alla Cop27 in atto in questi giorni in Egitto. E questa ricerca porta prove che dimostrano la necessità di abbattere la mala aria il prima possibile.