PORTI ITALIANI, ULTIMA CHIAMATA

Il Presidente di Federagenti Alessandro Santi indica il nuovo corso del Mediterraneo che sta tornando a avere un ruolo centrale nei traffici marittimi.

INFRASTRUTTURE
Redazione
PORTI ITALIANI, ULTIMA CHIAMATA

Il Presidente di Federagenti Alessandro Santi indica il nuovo corso del Mediterraneo che sta tornando a avere un ruolo centrale nei traffici marittimi.

La concorrenza dei porti italiani (soprattutto quelli dell’Alto Tirreno da Livorno a Savona e dell’Alto Adriatico da Ravenna a Trieste) è da sempre impegnata nel sottrarre quote di mercato ai porti del nord Europa. L’efficienza dei porti, logistica e trasporti compresi, consentono alle merci di Rotterdam e di Amburgo di arrivare prima per esempio a Milano delle merci sbarcate a Genova.

Ebbene passo dopo passo i progressi in questo duello a distanza anche se non straordinari (a causa anche degli imbuti o dei buchi nelle infrastrutture italiane) si sono fatti anche, tra aggressività e timidezze. Nella lunga traversata si è avuta, nell’ultimo anno, una prima significativa novità nella movimentazione delle merci nel sistema dei porti europei. Che è questa: i porti del Nord segnano una flessione dell’8% del loro volume complessivo mentre i porti del Mediterraneo guadagnano il 7%.

A beneficiare dell’aumento dei porti del Mediterraneo sono però e specialmente gli spagnoli, i francesi e i greci, mentre i porti italiani non sono riusciti a trarre benefici dalla crisi che nel 2022 ha attraversato la portualità nordeuropea. Questi dati presentati ai Med Dialogues di Ispi e al Ministero degli Esteri vengono a confermare la difficoltà, come si è visto, ora tutta e solo italiana che non fa progressi nel totale delle merci movimentate in tutti i suoi porti.

Ma c’è di più: non fa progressi neppure quando i porti concorrenti del nord sono in crisi, della quale beneficiano invece i porti concorrenti nel Mediterraneo. È allora arrivato il momento di porci la domanda del perché succeda tutto questo in un Paese proiettato sul mare, che sta riacquistando il suo ruolo storico, con 8mila chilometri di coste.

Uno dei primi a chiedere un deciso cambiamento di rotta è il Presidente di Federagenti, Alessandro Santi per il quale “la politica portuale del Paese che deve imprimere al più presto una svolta decisiva guardando ai paesi del Nord Africa e del Medio Oriente (l’area Mena-Medio Oriente e Nord Africa) e ai traffici intra mediterranei”.

La crisi della Cina e la tendenza degli Stati Uniti a rafforzare la produzione interna a discapito delle importazioni stanno spostando il baricentro dei traffici italiani ed europei verso i paesi appunto dell’area Mena, potenziali produttori di energie rinnovabili ma Italia ed Europa devono fare investimenti in tecnologia e infrastrutture favorendo la collaborazione industriale.

Secondo Alessandro Santi “è proprio in questo quadro geopolitico e geoeconomico che il settore marittimo deve svolgere un ruolo pionieristico anche stimolando i processi di trasformazione e di efficientamento delle nostre infrastrutture portuali  materiali, come accessibilità, dragaggi, resilienza, e immateriali come governance portuale, digitalizzazione, snellimento burocratico che oggi condizionano negativamente la possibilità proprio per i porti italiani di riguadagnare significative quote di mercato nei confronti della portualità nord europea”.