POVERTÀ ALIMENTARE: DILAGA NELLA ZONA EST DELLA CAPITALE

Il risultato dell’osservatorio sull’accessibilità dei prodotti di qualità, segnala una grave criticità per tre municipi specifici della Città Eterna.

APPROFONDIMENTO
Redazione
POVERTÀ ALIMENTARE: DILAGA NELLA ZONA EST DELLA CAPITALE

Il risultato dell’osservatorio sull’accessibilità dei prodotti di qualità, segnala una grave criticità per tre municipi specifici della Città Eterna.

Da Torpignattara a Tor Bella Monica, passando per Centocelle, esiste una Roma, la Capitale d’Italia, dove imperversa la povertà alimentare. Procurarsi lì cibo fresco e sano è molto difficile. È questo il risultato della ricerca dell’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare promosso dal Consorzio Universitario per la ricerca socio economica e per l’Ambiente (Cursa).

Il quadro emerso è seriamente preoccupante: c’è una Roma che risparmia sul cibo per pagare le bollette, una Roma che non accede facilmente al cibo. Non a caso l’area della Capitale dove questo avviene è ben delimitata e ovviamente lontana dal centro. Zone in cui migliaia di romani fanno fatica a procurarsi cibo sano. In tre municipi cittadini le famiglie non hanno a disposizione derrate alimentari di qualità a prezzi equi,  a  scapito della salute.

Le zone critiche segnalate dall’Osservatorio sono i territori del V, VI e VII municipio, cioè tutto il quadrante est della città, dove il fenomeno di povertà alimentare è tale che gli abitanti dovrebbero più che raddoppiare il loro reddito per potersi permettere una dieta sana e salubre.

Ma è altrettanto impressionante, secondo quanto emerge dalla ricerca, il divario che esiste con altre zone come quelle dei municipi I,VII, XII e XV dove invece l’accessibilità ai cibi di qualità è alta. Si tratta dei quartieri del Centro Storico, dell’Appia Antica, Ostiense-Garbatella, Monteverde e Gianicolense, mentre l’accessibilità ‘molto alta’ la troviamo tra i Parioli e Flaminio, dove il reddito medio familiare raggiunge i parametri più alti della Capitale, in questo piccolo quadrante cittadino si guadagna il 21% in più rispetto al necessario per una ‘dieta sana’. I cittadini della zona est per avere tale diritto dovrebbero guadagnare il 115% in più di quanto hanno ora.

La fotografia della Capitale usata come punto di partenza presenta quindi grandi ‘chiaroscuri’ ma non va meglio l’analisi sui Comuni limitrofi. Infatti la quasi totalità dei Comuni della Città Metropolitana presenta un’accessibilità al cibo sano e di qualità definita ‘molto bassa’ dai ricercatori. Quattro sono le zone più critiche: Poli, Capranica, Percile e Vallepietra. L’Osservatorio, insieme alle associazioni del Terzo Settore hanno elaborato un decalogo di raccomandazioni presentato alle istituzioni, utile a migliorare l’accesso e il funzionamento del sistema di assistenza sul territorio cittadino.

La prima richiesta è quella di inserire il Diritto al Cibo nello Statuto del Comune di Roma e della Città metropolitana.  Segue la richiesta per i minori delle fasce più deboli con l’inclusione delle mense scolastiche anche nei periodi di non frequenza a scuola. E ancora: filiere accessibili attraverso reti sostenute da fondi pubblici e privati, educazione al cibo e al consumo responsabile, garantire negozi e mercati di qualità ovunque al fine di eliminare le diseguaglianze, miglioramento degli aiuti con sistemi di tracciabilità, miglioramento della logistica.

Infine al punto 10 si chiede di ‘innovare’ i bandi per l’acquisto di derrate alimentari per favorire la distribuzione del cibo atto a una corretta alimentazione.