In attesa dell’esito del Campionato mondiale dei robot – ricordate? – in corso fino a domenica a Los Angeles, con diciassette team internazionali in gara tra i quali ben due sono italiani (Istituto di Tecnologia e Università di Genova e di Pisa) arrivano da Ostia, il mare di Roma, i test sui progressi delle applicazioni dei droni di nuova generazione.
A proporli è stato “il Sea drone tech 2022”. Diciamo subito che si è trattato di un summit in piena regola aperto, al Polo Natatorio di Ostia, con una sessione plenaria in collaborazione con il Cluster BIG (Blue Italian Growth), alla quale sono seguite tre sessioni dedicate rispettivamente a droni e robot subacquei, natanti drone di superficie e droni aerei per uso acquatico. Qui sono state le applicazioni marine ad aver avuto un ruolo di rilievo, aggiungo strategico, per la ricerca e il soccorso, per l’archeologia subacquea, il trasporto merci via nave, il controllo della qualità delle acque e il monitoraggio di piattaforme offshore, cavi sottomarini e anche allevamenti ittici in mare.
Tutti aspetti sottolineati da Luciano Castro, presidente dell’associazione Ifimedia e ideatore del congresso, che ha assicurato: “Nel prossimo futuro, l’impiego di queste tecnologie sarà sempre più diffuso e potrà offrire nuove opportunità per lo sviluppo della Blue Economy anche nel nostro Paese”.
Più volte Stradenuove si è occupato dell’impiego dei droni per usi civili e oggi pone all’attenzione in particolare i nuovi progetti di droni e di veicoli radiocomandati o autonomi, che possono essere impiegati per la sicurezza in mare o sulle spiagge.

Come il drone bagnino capace di individuare un bagnante in difficoltà e lanciargli un salvagente gonfiabile, il robot subacqueo per le ricerche di dispersi in mare o di imbarcazioni affondate, il multi-rotore con sofisticati sensori capaci di monitorare la presenza di plastiche e di inquinamento lungo le coste.
Di tempo ne è passato – e come visto non infruttuosamente – dal giorno che fece scalpore sul The Washington Post il grande risalto dato all’inusuale salvataggio di un ragazzo di 14 anni che aveva rischiato di annegare al largo delle coste spagnole.
Il fatto era questo: a Valencia un ragazzino aveva rischiato di annegare in mare ed ecco che il drone-bagnino era corso in suo aiuto lanciando in acqua un giubbotto salvagente, salvandolo grazie ai secondi di anticipo rispetto ai bagnini umani arrivati sulla moto d’acqua. Da allora 22 spiagge spagnole si sono dotate di 30 droni.
Pure in Brasile, dove le acque dell’oceano possono nascondere non poche insidie, sono da tempo utilizzati i droni bagnini. Chiudiamo con la notizia che due ragazzi australiani, di 17 e 15 anni, sono stati salvati da un drone, comandato dal bagnino sulla spiaggia, dopo essere stati travolti dalle onde. Qui il drone ha sganciato un supporto galleggiante con il quale i ragazzi sono rimasti a galla e di respirare guadagnando la riva.
