Realtà aumentata: il futuro della chirurgia maxillo-facciale

Al Policlinico Sant’Orsola di Bologna inizia la sperimentazione clinica con visori AR durante gli interventi, aprendo scenari inediti

SALUTE
Federico Di Bello
Realtà aumentata: il futuro della chirurgia maxillo-facciale

Al Policlinico Sant’Orsola di Bologna inizia la sperimentazione clinica con visori AR durante gli interventi, aprendo scenari inediti

La sala operatoria si trasforma in un ambiente ibrido dove mondo fisico e digitale si fondono per la prima volta in Italia. All’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna, i chirurghi della maxillo-facciale hanno avviato una sperimentazione pionieristica: eseguire interventi chirurgici indossando visori di realtà aumentata che sovrappongono immagini digitali al campo operatorio reale.

Il primo intervento con questa nuova modalità ha riguardato un caso di chirurgia oncologica, precisamente un carcinoma squamo-cellulare del cavo orale. Il direttore dell’Unità operativa Achille Tarsitano descrive questa innovazione come “il coronamento di un percorso iniziato da tempo”, che ha visto l’équipe bolognese applicare progressivamente tecniche all’avanguardia nella pianificazione preoperatoria e nella stampa 3D di guide chirurgiche personalizzate.

La tecnologia di realtà aumentata permette al chirurgo di visualizzare direttamente nel suo campo visivo informazioni cruciali: ricostruzioni tridimensionali dell’anatomia del paziente, tracciati preoperatori, margini tumorali, strutture vascolari e nervose da preservare. Tutto questo mentre mantiene lo sguardo concentrato sul paziente, senza dover distogliere l’attenzione verso monitor esterni.

Questa innovazione è resa possibile dalla collaborazione con l’eDimes Lab dell’Università di Bologna, diretto dalla professoressa Emanuela Marcelli, un centro di eccellenza che sviluppa soluzioni digitali per la chirurgia di precisione.

Le prospettive future: verso una chirurgia sempre più personalizzata

I visori di realtà aumentata rappresentano solo l’inizio di una rivoluzione che trasformerà profondamente la pratica chirurgica. Nel prossimo futuro, queste tecnologie potrebbero espandersi in molteplici direzioni.

In primo luogo, l’integrazione con l’intelligenza artificiale potrebbe fornire al chirurgo suggerimenti in tempo reale durante l’intervento, analizzando i tessuti e segnalando anomalie non immediatamente visibili all’occhio umano. I visori potrebbero evidenziare automaticamente margini tumorali, vasi sanguigni critici o nervi da preservare, riducendo drasticamente il rischio di complicanze.

La telechirurgia rappresenta un altro scenario affascinante: chirurghi esperti potrebbero guidare a distanza colleghi meno esperti in ospedali periferici, visualizzando esattamente ciò che vede l’operatore sul campo e fornendo indicazioni precise sovrapposte al campo operatorio. Questo democratizzerebbe l’accesso a competenze specialistiche anche in aree geograficamente remote.

Nel campo della formazione medica, i visori AR potrebbero rivoluzionare l’addestramento dei giovani chirurghi, permettendo simulazioni ultra-realistiche dove esercitarsi su anatomie virtuali prima di operare su pazienti reali. Gli studenti potrebbero “vedere” attraverso gli occhi di maestri chirurghi durante interventi complessi, acquisendo esperienza preziosa.

La chirurgia ricostruttiva maxillo-facciale potrebbe beneficiare enormemente di questi strumenti: il chirurgo potrebbe visualizzare in tempo reale come dovrebbe apparire il volto del paziente dopo la ricostruzione, confrontando continuamente il risultato attuale con l’obiettivo desiderato e apportando correzioni millimetriche per ottenere risultati estetici ottimali.

Anche la chirurgia d’urgenza potrebbe trarre vantaggio dalla realtà aumentata: in caso di traumi complessi, i visori potrebbero mostrare istantaneamente le immagini TC o RM del paziente sovrapposte alla zona operatoria, permettendo decisioni più rapide e accurate in situazioni critiche dove ogni secondo conta.

Siamo entrati nel futuro della chirurgia“, afferma Tarsitano, sottolineando come queste innovazioni garantiscano “una sempre maggiore precisione nel gesto chirurgico reale e nella pianificazione delle azioni da mettere in campo“, oltre a “una sempre maggiore personalizzazione degli interventi“.

La sperimentazione bolognese rappresenta un modello che potrebbe presto essere replicato in altre discipline chirurgiche – dalla neurochirurgia all’ortopedia, dalla chirurgia vascolare a quella toracica – ridisegnando completamente il concetto stesso di sala operatoria e aprendo un’era dove precisione, personalizzazione e sicurezza raggiungono livelli finora impensabili.