Ridurre i rifiuti: deposito cauzionale degli imballaggi

Come previsto dalla normativa per i rifiuti da imballaggio varata dall’ Unione Europea. In Italia una campagna di sensibilizzazione spinge verso la sua introduzione.

AMBIENTE
Redazione
Ridurre i rifiuti: deposito cauzionale degli imballaggi

Come previsto dalla normativa per i rifiuti da imballaggio varata dall’ Unione Europea. In Italia una campagna di sensibilizzazione spinge verso la sua introduzione.

Nel novero dei rifiuti gli imballaggi rappresentano un quantitativo importante, basti pensare che mediamente ogni singolo cittadino europeo ne produce 180 Kg annui e qualora non si dovesse intervenire questo trend è destinato ad aumentare.

A tutt’ oggi la totale riduzione dei rifiuti è presso che impossibile, quindi le strade che possono essere percorse sono quelle del riciclo, del riuso e non da ultimo del deposito cauzionale. Il sistema del deposito rappresenta una modalità in chiave circolare per ridurre la produzione di imballaggi e incentivarne la raccolta, in particolare di quelli in plastica monouso.

Introduzione del deposito cauzionale in linea con il regolamento europeo sugli imballaggi

Questo sistema è in linea con quanto previsto dal regolamento europeo per gli imballaggi, il Packaging and Packaging Waste Regulation, e rappresenta una delle modalità per ottemperare all’ obbligo imposto dall’ Unione Europea del raggiungimento del 90% di raccolta differenziata al 2029 delle bottiglie in plastica monouso e dei contenitori metallici per le bevande.

Il deposito cauzionale deriva dall’ inglese Deposit Return System. La modalità è semplice ed efficace allo stesso tempo, infatti al consumatore al momento dell’ acquisto viene fatta pagare una cifra che oscilla tra 10 e 25 centesimi, che dovrà essere restituita al momento della riconsegna dell’ imballaggio, in plastica, vetro, o alluminio.

Questo sistema di incentivazione volto alla riduzione dei rifiuti da imballaggio e al suo riutilizzo è presente non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti, in Canada in Medio Oriente e in Oceania.

In Europa sono  sedici le nazioni nelle quali è stato attuato, per primi dai paesi del nord, la Svezia nel 1984, Islanda 1989, Finlandia 1996, Norvegia 1999, Danimarca 2002, Paesi Bassi 2005, per finire con la Romania nel 2023 e l’ Irlanda nel 2024. Altri paesi come Cipro e Repubblica Ceca dovrebbero adottarlo a partire dal 2025, il Portogallo nel 2026, la Serbia nel 2027.

Una campagna per introdurne l’ utilizzo in Italia

Purtroppo l’ Italia non si è ancora adeguata agli altri paesi, anche se qualcosa si stà muovendo. Un esempio proviene dall’ Associazione Comuni Virtuosi, alla quale aderiscono 150 comuni, che si è fatta promotrice di campagne di sensibilizzazione e incentivazione verso diversi aspetti ambientali come i CAM (criteri ambientali minimi), la riduzione dei rifiuti, il non utilizzo del glifosato, ecc.

Proprio nell’ ambito della riduzione dei rifiuti l’ associazione promuove la campagna A Buon Rendere formata da una coalizione di 66 soggetti tra enti locali come la città metropolitana di Torino, i comuni di Bergamo, Narni, Terni, Vieste, San Teramo in Colle, Eboli, ecc, Aziende, e Associazioni locali, proprio con l’ obiettivo di dotare il nostro paese di un sistema di deposito cauzionale.

Grazie alla campagna, è stato possibile analizzare il gradimento della popolazione verso questi sistemi. Sono stati condotti due sondaggi, che hanno rilevato un gradimento da parte dell’ 80% della popolazione.

Inoltre è stato condotto uno studio su costi e benefici del sistema che ha permesso di quantificare il tasso di raccolta raggiungibile grazie all’ introduzione di questo sistema. Le cifre parlano chiaro, 95, 3% per le bottiglie in polietilene, 96% per le lattine, 95,8% per il vetro. É stato introdotto uno strumento in grado di mappare quale siano le marche di contenitori a rischio di dispersione nell’ ambiente.

Per supportare quest’ ultima azione è stato creato ABR radar sistema grazie al quale è possibile segnalare i contenitori da rifiuti di bevande abbandonati. In questo modo è possibile ridurre la percentuale degli oltre 7 miliardi di rifiuti che sfuggono alla raccolta differenziata perché abbandonati.

I vantaggi che l’adozione di questo sistema permette di ottenere sono numerosi.

Un tasso di raccolta prossimo al 90%, obiettivi minimi di raccolta e contenuto riciclato minimo per gli imballaggi per bevande in plastica previsto dalla legge SUP (single use plastic), riduzione dell’ inquinamento e dei i costi per le autorità locali, la possibilità di disporre di materie prime seconde di qualità, oltre al fatto che la riduzione del consumo di materie prime diminuisce le emissioni climalteranti.

Questi sistemi sono finanziati dall’ industria delle bevande attraverso l’ assolvimento del contributo per la responsabilità estesa del produttore pagato per singolo imballaggio per coprire i costi di fine vita, la vendita del materiale riciclato, i depositi non riscattati, vale a dire la percentuale di imballaggi non riconsegnati.