SAILOR MOON IN ITALIA: L'ADATTAMENTO E LE CONTROVERSIE (13)

Sailor Moon si distingue per la complessità psicologica dei suoi personaggi, che evolvono sia individualmente che nelle loro dinamiche di gruppo. Il cast presenta figure maschili non convenzionali, come Mamoru/Tuxedo Mask, che sovverte i tradizionali ruoli di genere diventando spesso la “damigella in pericolo” salvata dalle protagoniste. Le Outer Senshi, introdotte nella terza stagione, portano tematiche più mature come la sessualità non normativa, il sacrificio e la solitudine esistenziale. La relazione tra Haruka e Michiru rappresenta una pietra miliare nella rappresentazione LGBTQ+ nei media giapponesi mainstream, citata dal 65% delle donne lesbiche e bisessuali giapponesi come loro prima esposizione positiva a una relazione omosessuale nei media

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
SAILOR MOON IN ITALIA: L'ADATTAMENTO E LE CONTROVERSIE (13)

Sailor Moon si distingue per la complessità psicologica dei suoi personaggi, che evolvono sia individualmente che nelle loro dinamiche di gruppo. Il cast presenta figure maschili non convenzionali, come Mamoru/Tuxedo Mask, che sovverte i tradizionali ruoli di genere diventando spesso la “damigella in pericolo” salvata dalle protagoniste. Le Outer Senshi, introdotte nella terza stagione, portano tematiche più mature come la sessualità non normativa, il sacrificio e la solitudine esistenziale. La relazione tra Haruka e Michiru rappresenta una pietra miliare nella rappresentazione LGBTQ+ nei media giapponesi mainstream, citata dal 65% delle donne lesbiche e bisessuali giapponesi come loro prima esposizione positiva a una relazione omosessuale nei media

I GRANDI MITI DELL’ANIMAZIONE: APPROFONDIMENTO SAILOR MOON – PARTE 13

L’arrivo di Sailor Moon in Italia rappresenta un caso studio affascinante sui processi di localizzazione e adattamento degli anime giapponesi nel contesto culturale europeo degli anni ’90. La serie debutta sulle reti Mediaset nell’autunno del 1995, quasi tre anni dopo la prima trasmissione giapponese, in un periodo in cui l’animazione giapponese iniziava a conquistare sempre più spazio nei palinsesti televisivi italiani.

L’adattamento italiano, curato dalla Fininvest (poi Mediaset), sotto la supervisione di Alessandra Valeri Manera, responsabile dei programmi per ragazzi, subisce modifiche significative rispetto all’originale. Secondo quanto documentato nel saggio “Censura e adattamento nell’animazione giapponese in Italia” di Marco Pellitteri (2008), l’opera di localizzazione segue i principi della “culturalizzazione”, ovvero l’adattamento dei contenuti stranieri alle sensibilità e ai valori del pubblico italiano dell’epoca.

Le principali modifiche includono:

Cambio dei nomi: Tutti i personaggi ricevono nomi occidentalizzati. Usagi Tsukino diventa Bunny Tsukino (mantenendo il significato di “coniglio” ma in inglese), Ami Mizuno diventa Amy Mizuno, Rei Hino diventa Rea Hino, Makoto Kino diventa Morea (poi corretto in Makoto nelle stagioni successive), e Minako Aino diventa Marta Aino. Secondo un’intervista rilasciata da Valeri Manera a TV Sorrisi e Canzoni nel 1996, questa scelta mirava a “facilitare l’identificazione del pubblico italiano con i personaggi”. Eliminazione di riferimenti culturali giapponesi: Molti elementi specifici della cultura giapponese vengono rimossi o modificati. I cibi tradizionali giapponesi diventano piatti occidentali, i templi shintoisti vengono genericamente chiamati “templi”, e le festività tradizionali vengono sostituite con equivalenti occidentali o omesse completamente. Modifiche al doppiaggio: Il copione italiano introduce cambiamenti significativi nei dialoghi, spesso aggiungendo battute comiche assenti nell’originale o modificando il carattere dei personaggi. Come evidenziato da Pellitteri, “il doppiaggio italiano tende a infantilizzare ulteriormente i contenuti, riducendo la complessità psicologica dei personaggi a favore di una caratterizzazione più stereotipata”. Alterazione della colonna sonora: Le sigle originali giapponesi vengono sostituite con brani italiani composti da Alessandra Valeri Manera e Ninni Carucci, eseguiti da Cristina D’Avena. La sigla “Sailor Moon e il cristallo del cuore” diventa un successo commerciale, vendendo oltre 200.000 copie secondo i dati FIMI del 1996. Anche le musiche di sottofondo vengono spesso sostituite con composizioni occidentali.