In Calabria, per la precisione sulla Catena Costiera, vive un tritone esclusivo dell’area.
Tritone alpestre calabro
Si tratta del tritone alpestre calabro. Descritto nel 1982 dallo zoologo parigino Alain Dubois, questo piccolo anfibio acquatico dai colori brillanti, rappresenta un unicum biogeografico. Si tratta, nello specifico, di una specie prevalentemente notturna, ma durante la stagione riproduttiva (in Europa centrale dalla fine di febbraio a giugno) si può anche incontrare di giorno.
Da poco è stato pubblicato un report sulla rivista Animals, nella quale si evidenzia come questa sottospecie rischia di venire spazzata via da una grave minaccia: l’ittiofauna alloctona.
Ma non solo.
La sua sopravvivenza è ad oggi fortemente a rischio: l’introduzione di pesci esotici predatori e l’alterazione dei regimi idrici nei pochissimi siti dove vive – i Laghi di Fagnano, nel Comune di Fagnano Castello – ne stanno causando, in alcuni casi, addirittura l’estinzione locale.
Per promuoverne la salvaguardia, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra (DiBEST) dell’Università della Calabria, con la collaborazione di esperti dell’Università dell’Aquila, CNR – Istituto per la Bio-economia di Roma e Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, ha elaborato un piano di intervento – grazie al sostegno e finanziamento della Regione Calabria e col supporto del Comune di Fagnano Castello – che prevede diverse azioni salvaguardia, compreso il recupero degli habitat naturali e l’eliminazione dei pesci invasivi.

AQUATIS
Mentre le azioni di recupero degli habitat verranno portate a termine, la sopravvivenza del tritone alpestre calabro sarà garantita grazie alla collaborazione con l’acquarium-vivarium AQUATIS di Losanna (Svizzera). Già impegnata nella conservazione di numerose specie minacciate, AQUATIS ospita già alcune coppie di tritone alpestre calabro, per il loro allevamento e la loro riproduzione, con il supporto di EAZA (European Association Zoos and Aquaria).
Gli animali nati in cattività saranno poi restituiti al loro ambiente di origine quando il disturbo dei pesci sarà eliminato e gli habitat restituiti alla loro situazione naturale.
Secondo gli esperti, la Biodiversità locale e le funzioni ecologiche trarrebbero inoltre un grande vantaggio dall’eradicazione o dal controllo dei pesci alloctoni, spesso introdotti solo per scopi turistici e commerciali.
Anche in questo caso, il monitoraggio intensivo e una raccolta sistematica di dati dovrebbe essere il primo passo per una gestione più completa della fauna del territorio, ma è un lavoro molto difficile da svolgere senza il contributo dell’amministrazioni nazionali o locali.
Gli autori dell’articolo auspicano quindi un maggior impegno da parte di queste istituzione, anche perché la perdita di questa sottospecie endemica mortificherebbe la Biodiversità dell’intero sud Italia.
Riferimenti: https://www.mdpi.com/2076-2615/13/5/871
