La sanità calabrese continua a oscillare tra annunci di modernizzazione e criticità strutturali che pesano su pazienti e operatori. Il caso della PET, soprattutto quella con tracciante PSMA, è emblematico: nel polo sanitario di Germaneto, alle porte di Catanzaro, presso il Policlinico universitario “Mater Domini” dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco”, è presente una PET-TC digitale di ultima generazione. Tuttavia, da oltre un anno manca il farmaco radiotracciante necessario, rendendo di fatto impossibile l’esecuzione di molti esami.
Un medico descrive così la situazione: “Da noi c’è la PET ma non c’è il farmaco. In Calabria per certe prestazioni solo il Mariano Santo riesce a farle.”
Il risultato è che i pazienti oncologici affrontano tempi d’attesa insostenibili. Una famiglia cosentina ha denunciato un’attesa di nove mesi per una PET PSMA, un ritardo inaccettabile all’interno di un percorso oncologico. L’unico centro pubblico che riesce a garantire l’esame è il Presidio Ospedaliero “Mariano Santo” facente parte della Azienda Ospedaliera di Cosenza, struttura già fortemente sovraccarica. Neppure la migrazione sanitaria offre più una reale alternativa. Strutture fuori regione – come Synlab Napoli – hanno comunicato di non accettare più pazienti provenienti da altre regioni per le PET PSMA. Paradossalmente, nello stesso laboratorio l’esame resta comunque disponibile in regime privato, al costo di 750 euro, una cifra proibitiva per molti pazienti, la situazione peggiora presso il centro Verrengia di Salerno dove i costi sono di 1.200 euro in regime privato.
Un paziente racconta: “Questa mattina il Synlab di Napoli mi ha risposto che rifiutano i pazienti fuori regione per le PET PSMA. Perché queste sono state le disposizioni, medesima cosa al centro Verrengia di Salerno”.
Così, mentre in Calabria un macchinario pubblico di ultima generazione resta inutilizzato per la mancanza del radiotracciante, fuori regione l’accesso al servizio pubblico si restringe e rimane percorribile solo la strada del pagamento diretto. Un imbuto che rallenta diagnosi decisive e alimenta la frustrazione di cittadini e operatori sanitari. A questo si aggiungono difficoltà anche nell’approvvigionamento dei farmaci salvavita, con casi di pazienti costretti a rivolgersi ai Carabinieri per ottenere medicinali introvabili nelle farmacie ospedaliere regionali. Nonostante gli investimenti e la digitalizzazione annunciata, restano problemi gravi: tempi d’attesa eccessivimacchinari disponibili ma inutilizzabili,
carenza di personale,
migrazione sanitaria sempre più difficile.
Il caso della PET-PSMA mostra una sanità che annuncia modernità, ma che troppo spesso non
riesce a garantire l’essenziale. E i cittadini continuano a scontrarsi con attese, rifiuti e un
crescente senso di abbandono.
