È l’uomo o l’intelligenza artificiale a rispondere?
Siamo in grado di distinguere se stiamo interagendo con una risposta umana o se è un bot?
È la domanda a cui cerca di rispondere l’originale Test di Turing “Una domanda impossibile ad Artemisia Gentileschi”, progettato dal Dipartimento di Informatica insieme al Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, per sondare qual è la capacità umana di riconoscere, appunto, la scrittura artificiale.
Il primo appuntamento con il test è stato a fine settembre in occasione di BRIGHT Night, la Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori, e poi nei giorni dell’Internet Festival a Pisa, appena concluso.
Ma l’esperimento continua on line anche nei prossimi giorni ed è possibile parteciparvi cliccando il link che segnaliamo alla fine dell’articolo.

Il test
Circa 800 persone hanno già preso parte al test ascoltando un podcast in cui il filosofo Adriano Fabris, professore di Filosofia morale presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, pone una domanda sul legame tra arte e vita alla pittrice Artemisia, interpretata dall’attrice Pamela Villoresi.
Nel podcast, diretto dal regista Igor Horvat, la domanda è sempre la stessa ma le risposte sono diverse: una è scritta da un umano, la drammaturga Daniela Morelli, l’altra è scritta dall’Intelligenza Artificiale, ChatGPT.
Il pubblico può, sul proprio cellulare o a casa sul computer, ascoltare la domanda del filosofo e le due risposte di Artemisia. A quel punto deve rispondere al semplice quesito: “Quale delle due risposte è stata scritta da un umano?”. Alla guida dell’esperimento ci sono Paolo Ferragina e Giuseppe Prencipe, entrambi professori di Informatica all’Università di Pisa, che si sono occupati di “addestrare” l’intelligenza artificiale.
Il professor Giuseppe Prencipe spiega come : “ Abbiamo fatto una operazione di prompting, vale a dire abbiamo progettato le domande in maniera opportuna in modo tale che chatGPT ci desse le risposte in forma linguistica adeguata. Abbiamo usato la versione pubblica e gratuita del chatbot.
La cosa complicata è stata chiedere all’entità impersonale di rispondere come avrebbe risposto Artemisia Gentileschi, quindi far credere al chatbot di essere la pittrice del ‘600 per rispondere nel linguaggio dell’epoca. L’altra sfida era realizzare la drammaturgia con Daniela Morelli che ha scritto una risposta immaginando di essere Artemisia Gentileschi”.

Le reazioni
Le prime reazioni al test sono state illustrate in un evento a cui hanno partecipato, moderati dalla professoressa Veronica Neri, il direttore del Dipartimento di Informatica Vincenzo Ambriola, i professori Adriano Fabris, Paolo Ferragina, Giuseppe Prencipe, la drammaturga Daniela Morelli e il regista Igor Horvat. “Durante la giornata della BRIGHT Night abbiamo avuto modo di vedere la reazione delle ragazze e dei ragazzi che hanno fatto il test e assistere alla loro sorpresa nel capire che rispondere alle domande non era affatto semplice – commenta il professor Vincenzo Ambriola, direttore del dipartimento di Informatica – Adesso porteremo avanti l’esperimento, curiosi di conoscere i risultati a cui porterà”.
Il professor Ferragina racconta le prime evidenze emerse dopo questa prima fase di somministrazione: “ Le persone sono abbastanza confuse dalle due risposte, non è per niente facile distinguere tra la macchina e l’uomo.
Ciò significa che il livello di sofisticazione raggiunto da questi strumenti è alto. Eppure, la domanda ad Artemisia sul rapporto tra arte e vita, è così complicata che ci si sarebbe aspettati che fosse facile distinguere l’umano dalla macchina.
Invece la quantità di persone che sbagliano non è trascurabile”. C’è inoltre una importante novità sul test già nei prossimi giorni, spiega sempre Ferragina: “Stiamo cambiando la modalità di somministrazione e la versione podcast verrà tolta per fare spazio ai testi scritti, per vedere se le persone avendo la possibilità di riflettere su un testo da leggere possono distinguere più facilmente se è la macchina ad averlo scritto o se è l’uomo”. Interessante la sinergia tra campi diversi per mettere in campo il test.
L’esperimento ha accordato diverse discipline
“L’esperimento ha accordato diverse discipline, la filosofia, l’informatica, la drammaturgia e il teatro, grazie alla partecipazione di una grande attrice come Pamela Villoresi – aggiunge Daniela Morelli – La possibilità di unire tutte queste discipline è un esempio di ricerca creativa, che avvicina ricerca umanistica e ricerca scientifica creando un’occasione di contaminazione unica tra saperi”.
Link sito del test per partecipare : https://sites.google.com/unipi.it/filosofiasfidaai/
Foto fornite da ufficio stampa Università di Pisa, il team dell’esperimento
