Scoperto l'interruttore che ferma il tumore al cervello tra i bambini

Una ricerca con l’Università Sapienza identifica il tallone d’Achille del medulloblastoma: nuove speranze per cure meno aggressive

SALUTE
Federico Di Bello
Scoperto l'interruttore che ferma il tumore al cervello tra i bambini

Una ricerca con l’Università Sapienza identifica il tallone d’Achille del medulloblastoma: nuove speranze per cure meno aggressive

Immaginate un interruttore capace di spegnere la crescita di un tumore. Non è fantascienza, ma il risultato di una ricerca internazionale che vede protagonista l’Università Sapienza di Roma. Gli scienziati hanno individuato il punto debole del medulloblastoma, il cancro al cervello più comune nei bambini, scoprendo come privarlo di energia e bloccarne lo sviluppo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cancer Cell, potrebbe rivoluzionare le cure, rendendole più efficaci e soprattutto meno pesanti per i piccoli pazienti.

Il medulloblastoma è un tumore del cervello particolarmente aggressivo che colpisce soprattutto i bambini. Oggi le cure disponibili sono molto pesanti: intervento chirurgico, radioterapia e chemioterapia, trattamenti che mettono a dura prova organismi ancora in crescita. Il problema è che questo tumore è insidioso: in molti casi riesce a resistere alle terapie, continuando a crescere nonostante i farmaci. Per questo i ricercatori cercano da tempo nuove strade per combatterlo in modo più mirato.

Lo studio, guidato dall’Institut Curie di Parigi insieme all’Università Sapienza, all’Istituto Pasteur Italia e ad altri centri di ricerca internazionali come il Baylor College of Medicine di Houston, ha analizzato i dati di circa 400 bambini malati di medulloblastoma. Un lavoro imponente che ha permesso di guardare dentro le cellule tumorali in modo molto dettagliato, studiando non solo il loro DNA ma anche tutte le sostanze che producono e utilizzano per sopravvivere.

La scoperta chiave riguarda il “carburante” del tumore. Come tutte le cellule, anche quelle cancerose hanno bisogno di energia per crescere e moltiplicarsi. Gli scienziati hanno scoperto che le cellule del medulloblastoma accumulano grassi (i lipidi) sotto forma di piccole riserve, come se fossero cisterne di benzina. Queste scorte permettono al tumore di crescere velocemente e resistere agli attacchi delle cure.

Ma c’è di più. Quando i ricercatori hanno provato a impedire alle cellule tumorali di produrre questi grassi, hanno scoperto un meccanismo ingegnoso: il tumore non si arrende, ma inizia a “rubare” i grassi dall’ambiente circostante, prendendoli dalle cellule vicine. È come se, dopo aver svuotato il proprio serbatoio, l’auto andasse a fare il pieno alla stazione di servizio più vicina.

Ed è qui che entra in scena il protagonista della scoperta: l’enzima DGAT1. Questo enzima funziona come un “addetto al magazzino” che impacchetta i grassi e li trasforma in gocce da conservare. Gli esperimenti hanno dimostrato che, bloccando l’attività di questo enzima, il tumore non riesce più a creare le sue scorte di energia. Senza carburante sufficiente, le cellule cancerose crescono molto più lentamente. Nei test di laboratorio, inibire DGAT1 ha ridotto significativamente la crescita del tumore e aumentato la sopravvivenza.

Abbiamo trovato il tallone d’Achille di questo tumore“, spiegano i ricercatori. Questa debolezza apre la strada a nuovi farmaci che potrebbero colpire il medulloblastoma in modo preciso, come un missile guidato, risparmiando le cellule sane e riducendo gli effetti collaterali che tanto pesano sulla vita dei bambini e delle loro famiglie.

Naturalmente siamo ancora lontani da una nuova cura disponibile negli ospedali. La strada dalla scoperta scientifica al farmaco è lunga e richiede anni di ulteriori studi e sperimentazioni. Ma questa ricerca accende una speranza concreta: un giorno potrebbe essere possibile curare il medulloblastoma con terapie mirate che colpiscono solo il tumore, lasciando ai bambini la possibilità di crescere sani e con meno conseguenze dei trattamenti attuali. Una prospettiva che vale ogni sforzo della ricerca.