Un piccolo peperone di colore rosso fuoco, aromatico, dolce e dalle caratteristiche uniche, ci apre le porte di casa sua, un paesino di circa tremila abitanti, ospitato su uno sperone di roccia che domina la valle dell’Aventino: Altino, in provincia di Chieti.

Peperone dolce di Altino
Eh, sì è proprio così, perché il peperone dolce di Altino qui è proprio di casa, tanto da avere addirittura un museo tutto per sé, il “Museo del peperone”, un festival dedicato, il “Festival del Peperone Dolce di Altino” che si tiene in estate, e un palio in cui è il protagonista assoluto, il “Palio culinario delle Contrade”, in cui le contrade del paese, appunto, si sfidano a colpi di piatti a base di peperone.
Tanto è l’affetto per questo peperone, che nel 2009 per promuoverne lo studio, conservazione e valorizzazione è stata fondata l’Associazione del peperone dolce di Altino Oasi di Serranella.
Questo piccolo peperone a corno di colore rosso intenso localmente è noto anche come paesello o ‘a cocce capammonde’, ovvero a testa all’insù, e questo perché il peperone dolce di Altino ha l’abitudine di crescere con la punta rivolta verso l’alto.
Una volta giunti a maturazione, i peperoni vengono raccolti e infilzati con uno spago all’altezza del peduncolo, così da formare il ‘crollo’, una lunga collana, e lasciati ad essiccare all’aria.
Dopo una seconda, selezione alla fine dell’essiccatura, i peperoni vengono tostati in forni a legna, fritti oppure macinati nei ‘piloni’, antichi e tipici mortai.
La polvere, dal caratteristico sapore dolce, può essere utilizzata come condimento, come ingrediente di pasta e pane, conferendo loro un rosso intenso, oppure per la preparazione di insaccati come la ventricina del Vastese, patrimonio culturale del territorio, la cui produzione è rimasta inalterata negli anni.

Nel nostro girovagare
Perdiamoci nei vicoli di questo borgo medievale, che la leggenda vuole sia stato fondato nel 452 da profughi veneti sfuggiti ad Attila, il re degli Unni, respiriamone la storia e il fascino.
Nel nostro girovagare, però, non possiamo esimerci da una visita alla Chiesa della Madonna delle Grazie, di epoca rinascimentale, che al suo interno, posta dietro l’altare, conserva una preziosa tavola lignea dipinta.
Sempre parlando di architettura sacra, facciamo visita alla Chiesa di Santa Maria del Popolo, caratterizzata da un restauro rinascimentale sulla facciata e barocco all’interno, e alla Chiesa di San Rocco, che si trova fuori dal centro, con una facciata simile a un tempio diastilo e all’interno un altare delimitato da colonne ioniche e una trabeazione.
Nella parte più alta del centro storico si trova Palazzo Sirolli, che con i suoi muri in pietra sbozzata e ciottoli lavorati e rafforzati agli angoli da conci e l’ampio portale, ben si distingue tra le varie abitazioni che lo circondano.
Mettiamoci a tavola
A questo punto del nostro viaggio è giunto il momento di dare soddisfazione anche al corpo, mettiamoci a tavola e gustiamoci un piatto della tradizione abruzzese, dalle origini povere ma che profuma di buono perché era il piatto “di tutti i giorni”, le sagne, pasta molto simile a una tagliatella lunga più o meno 3-4 cm, caratterizzata da un impasto a base di acqua, farina e sale, condite con fagioli, ceci, con sugo di pomodori freschi, basilico e cacio-ricotta, ricotta-scante (da uscante, cioè piccante) con l’ovvia aggiunta del nostro peperone dolce di Altino.
Non si può lasciare l’Abruzzo senza aver mangiato gli arrosticini (mi raccomando non chiamateli “spiedini”!) e i pipindune e ove (peperone e uova), che era la colazione che facevano a metà mattina i lavoratori nei campi per una ricarica di energia per arrivare al pranzo.
Un dolce non può mai mancare e allora gustiamoci il Panducale o la pizza doce (pizza dolce), in cui si alternano strati di pan di Spagna bagnato con caffè e liquori, alla crema pasticcera e quella al cioccolato, il tutto ricoperto di glassa e decorata con zuccherini e granella di mandorle.

Immergiamoci, quindi, nell’ampia distesa della valle dell’Aventino, lasciamo che la vista si perda tra orti, frutteti, vigneti e ulivi, lasciamoci trasportare dal patrimonio paesaggistico del lago di Serranella, della sorgente sulfurea in contrada Briccoli e respiriamo la bellezza della natura.
Riposiamo e ricarichiamo le batterie, perché tra poco si riparte per la nostra terza e ultima tappa in compagnia del peperone.
Direzione Sud Italia!
Nullis amor est sanabilis herbis.
Non esiste pozione per guarire le malattie d’amore.
Ingenium mala saepe movent.
Spesso le avversità aguzzano l’ingegno.
Conscia mens recti famae mendacia risit.
La coscienza retta si ride delle mendaci ciarle del pubblico.
Magna fuit quondam capitis reverentia cani.
Grande era un tempo la riverenza per una testa canuta.
Aevo rarissima nostro Simplicitas.
La semplicità, cosa rarissima ai nostri tempi.
Medio tutissimus ibis.
Sarai più sicuro tenendo la via di mezzo.
Perfer et obdura: multo graviora tulisti.
Sopporta e persevera; cose molto più gravi sopportasti.
Causa latet, vis est notissima.
La causa è nascosta, ma il risultato è ben noto.
Fas est et ab hoste doceri.
È giusto imparare, anche dal nemico.
Regia, crede mihi, res est subcurrere lapsis.
Credimi, il soccorrere gli infelici è cosa degna dei re.
Publio Ovidio Nasone (Ovidio)
