Riprendiamo il nostro viaggio attraverso l’Italia con un frutto che è anche verdura; sembra strano ma è proprio così, perché chi ci accompagnerà e permetterà di visitare e assaporare tre deliziose nicchie del Bel Paese è una bacca per i biologi, mentre per gli chef, i nutrizionisti e per noi comuni forchette, è una verdura: ecco a voi sua maestà il peperone.
È a Cristoforo Colombo che ne dobbiamo l’introduzione in Europa, che lo portò con sé di ritorno dal Sud America e in Spagna per il suo sapore piccante che ricordava il pepe lo definirono pepe dell’India.
I peperoni si caratterizzano per un modesto apporto calorico, per elevate quantità di vitamina C (a parità di peso ne contengono 4-5 volte di più dell’arancia), sono antiinfiammatori naturali e aiutano la circolazione; certo tra le caratteristiche non possiamo non annoverare la problematicità legata alla digestione, dovuta alla grande quantità di cellulosa presente nella buccia; a questo però si può ovviare con un a cottura a vapore o a fiamma non troppo viva.
La prima tappa del nostro viaggio inizia nel punto di incontro tra Monferrato e le Langhe nel sud del Piemonte, inserito nel paesaggio dell’Astesana, che alterna colline, incorniciata dalle Alpi e ampie distese di vigne, noccioleti e gaggie: Costigliole d’Asti, dove ci porta il peperone quadrato della Motta, che potremmo definire un resuscitato.
Eh sì perché, se all’inizio degli anni ’60 -’70 raggiunge il suo picco più alto, come produzione e commercializzazione, la coltivazione di questo peperone viene sostituita prima coi fiori e poi con le nocciole. Ma il Quadrato della Motta non si era estinto poiché alcuni semi erano conservati nella banca del germoplasma della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino (DISAFA) e presso un produttore locale che lo coltivava per i consumo familiare.
Nel 2020 finalmente la coriacea volontà di una comunità di agricoltori ne ha rilanciato la coltivazione.

Il Quadrato della Motta
Il Quadrato della Motta ha forma quadrata regolare e scanalata, buccia spessa e succosa e un sapore molto intenso ma delicato e dolce, dovuto al suo elevato contenuto zuccherino, che lo rende indimenticabile.
Crudo condito con un filo d’olio, farcito, conservato sotto raspa, oppure arrostito e poi cosparso di bagna cauda il peperone quadrato della Motta, lascerà comunque un’impronta nella memoria del commensale, che non potrà lasciarsi sfuggire altre prelibatezze culinarie della zona: il vitello tonnato, il fritto misto alla piemontese, che anche oggi resta un piatto del dì di festa, i ravioli con il plin, i bolliti con begnet (salsa verde), per finire in dolcezza con uno zabaione al moscato, il bùnet o il tirà, ciambella nata per festeggiare i figli che partivano per la leva, ma oggi anche dolce tipico del Carnevale.

Rifocillati nel corpo e nell’anima
Adesso, rifocillati nel corpo e nell’anima, facciamo un giro per il borgo di Costigliole d’Asti, iniziando la nostra visita dal Palazzo Serratrice, dall’elegante stile neoclassico, nato come asilo infantile nel biennio 1879-1880, che oggi ospita la sede della Comunità Collinare “Tra Langhe e Monferrato”, la sala consigliare, la biblioteca civica e altri uffici pubblici.
La Rocca rappresenta il centro storico di Costigliole d’Asti e un vero e proprio complesso monumentale che si snoda intorno al Castello che seppur presentandosi come un unico grande volume, con quattro torri circolari slanciate coronate da una solida merlatura guelfa, mostra la particolarità di essere caratterizzato da differenti scelte stilistiche sul piano architettonico, dovute al fatto che sia la famiglia Asinari e che i Verasis si proclamarono entrambe conti di Costigliole.
Le sale, da cui si accede tramite uno monumentale scalone bipartito, sono tutte elegantissime, impreziosite da stucchi, affreschi e decorazioni, ambienti eleganti presenti grazie anche alla volontà della Contessa di Castiglione, che qui ebbe residenza, che ampliò la residenza con passerelle, giardini e una parco veramente scenografico. Proseguiamo verso la Chiesa della Confraternita di San Girolamo, detti anche dei “Battuti bianchi” per il colore delle loro vesti, la cui prima pietra venne posata nel 1662.
All’interno i nostri occhi saranno immediatamente catapultati sul grandioso altare marmoreo, adornato, oltre che da quattro colonne, dalla meravigliosa pala dell’artista ticinese Giuseppe Antonio Petrini, raffigurante San Gerolamo in estasi.
Nel 1997 è stata istituita l’Associazione culturale Confraternita di San Gerolamo ONLUS, con lo scopo di operare il recupero, la salvaguardia e la conoscenza del patrimonio culturale, storico, artistico e architettonico di Costigliole d’Asti.
La nostra visita si conclude presso la chiesetta medievale di San Michele, che si trova nel colle più alto di Costigliole, da cui possiamo ammirare la bellezza del panorama e riposarci nell’anfiteatro naturale, esempio di mirabile bioarchitettura, dove si svolgono eventi ludico culturali, rappresentazioni teatrali e musicali.
Dal fresco delle gradinate dell’anfiteatro, non ci resta che ringraziare il peperone quadrato di Costigliole d’Asti, da cui ci congediamo per preparaci alla prossima tappa, che si trova nel Centro Italia ed esattamente…
Curiosi?
Allora non perdetevi la prossima puntata!
“Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate.”
Cesare Pavese
