SINDROME OCCHIO PRIGO: IL SONNO AIUTA

Una ricerca dell’Università di Pisa ha dimostrato come dormire potenzi la risposta plastica del cervello rispetto agli stimoli visivi.

SALUTE
Francesca Franceschi
SINDROME OCCHIO PRIGO: IL SONNO AIUTA

Una ricerca dell’Università di Pisa ha dimostrato come dormire potenzi la risposta plastica del cervello rispetto agli stimoli visivi.

Il sonno può aiutare a curare la sindrome dell’occhio pigro dal momento che contribuisce a potenziare l’attività plastica del cervello in risposta agli stimoli visivi. É il contenuto (e la scoperta) di una ricerca  pubblicata sulla rivista eLife e condotta da Danilo Menicucci, Andrea Zaccaro, Maria Concetta Morrone e Angelo Gemignani dell’Università di Pisa insieme a Claudia Lunghi, ex collega dell’Ateneo pisano ora all’École Normale Supérieure di Parigi.

La plasticità neurale è una proprietà fondamentale del sistema nervoso che ci consente di cambiare i nostri circuiti cerebrali in risposta alla pressione ambientale – spiega il professore Danilo Menicucci – Questo processo è in atto tutte le volte che acquisiamo nuove nozioni o impariamo un nuovo sport, ma è grazie al sonno che i cambiamenti diventano permanenti”.

professore Danilo Menicucci

La novità dello studio dei ricercatori dell’ateneo pisano è stata quindi dimostrare per la prima volta che questa funzione del sonno vale anche per i processi plastici a carico delle cortecce visive. La questione infatti non era affatto scontata dato che la plasticità di queste strutture è tradizionalmente considerata scarsa e che, soprattutto, si basa su meccanismi diversi da quelli alla base di apprendimenti più classici. La sperimentazione condotta ha sfruttato le tecniche più avanzate di elettroencefalografia del sonno in combinazione con una manipolazione dell’esperienza visiva.

A tale scopo, alcuni volontari hanno tenuto un occhio bendato per due ore e sono poi stati invitati a dormire per altre due. I ricercatori hanno così potuto verificare che gli effetti indotti dal bendaggio oculare sono durati più a lungo di quanto sarebbe invece avvenuto se i soggetti fossero rimasti svegli.

Il cervello di una persona adulta che venga bendata per poche ore, poi dà più importanza agli input visivi che gli arrivano dall’occhio che è stato bendato – spiega Danilo Menicucci – come noi abbiamo dimostrato, il sonno aiuta a mantenere più a lungo questo sbilanciamento, specie in quei soggetti che dormendo producono più onde lente”.

Le onde lente sono infatti un segnale che indica l’attività di consolidamento dei cambiamenti plastici nel nostro cervello. Dallo studio è inoltre emerso che insieme al coinvolgimento delle cortecce visive c’è anche quello delle aree cerebrali frontali, tradizionalmente legate al ragionamento e al pensiero umano, a riprova della complessa integrazione tra le aree che è alla base del funzionamento del nostro cervello.

I risultati della ricerca secondo gli studiosi possono quindi contribuire a chiarire cosa succede al nostro cervello dopo una lesione e permettere l’affinamento di nuovi approcci terapeutici per la ambliopia, più comunemente conosciuta con il termine “sindrome dell’occhio pigro”.

Questa condizione, dati alla mano, peraltro interessa il 4% della popolazione mondiale ed è caratterizzata da una riduzione più o meno marcata della capacità visiva di un occhio o, più raramente, di entrambi. In breve si può dire che dipende da un’alterata trasmissione del segnale nervoso tra l’occhio e il cervello per cui il cervello privilegia un occhio a causa della ridotta acuità visiva dell’altro. Allo stato delle conoscenze attuali può essere trattata con possibilità di successo più o meno completo solo entro i primi 5-6 anni di vita, periodo e circostanza che, durante lo sviluppo dell’apparato visivo in età infantile (0-6anni), impedisce allo stimolo luminoso di raggiungere la retina (per esempio la cataratta in età pediatrica, molto spesso congenita).
Ecco che anche grazie a questa ricerca dell’ateneo pisano oggi si è fatto un ulteriore passo avanti che, specie per i piccoli, può rivelarsi di grande importanza.