SITEB, UNO SGUARDO AL FUTURO E IL RUOLO DEL SUD

Intervista al Geom. Piero Iacuzzo candidato al consiglio si SITEB: coesione e unità d’intenti.

INFRASTRUTTURE
Maria Grazia Ardito
SITEB, UNO SGUARDO AL FUTURO E IL RUOLO DEL SUD

Intervista al Geom. Piero Iacuzzo candidato al consiglio si SITEB: coesione e unità d’intenti.

Investire sulle infrastrutture consente di migliorare la sicurezza della circolazione e al contempo rappresenta un’opportunità in termini di politiche di crescita, di sviluppo di nuove tecnologie, integrazione ambientale e territoriale. Il livello della prestazione della rete stradale non è solo un fattore di competitività per le imprese del territorio ma è soprattutto un elemento che incide fortemente sulla sostenibilità ambientale e sull’economia circolare.

Piero Iacuzzo, direttore tecnico della I.S.A.P. s.r.l. e consigliere dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), è un imprenditore  che opera prevalentemente in Sicilia, e si occupa di produzione di conglomerati bituminosi e della gestione di infrastrutture, in sintesi di manutenzione stradale.

Parliamo con lui del suo lavoro e della sua candidatura al Consiglio del Siteb.

 

Piero Iacuzzo

 

Geometra Iacuzzo cosa la spinge a impegnarsi nella Siteb?

Il mio impegno e la mia candidatura in Siteb è dovuta a considerazioni generali sulla vita associativa, dopo questa prima esperienza fatta in Ance. Associarsi dà la possibilità di risolvere problemi che al singolo imprenditore possono presentarsi come insormontabili. Va evidenziato che le difficoltà investono la categoria e non solo la propria impresa.

 

Ci fa un esempio?

Abbiamo dovuto affrontare l’innalzamento dei prezzi dei materiali, meglio conosciuto come ‘caro materiali’ dovuto al contesto: dal Covid alla guerra, con conseguenti speculazioni; si è dovuta affrontare una crisi drammatica per gli operatori delle infrastrutture stradali. Per questo abbiamo organizzato una protesta costruttiva a Roma. Eravamo in 500 in una iniziativa proposta da una decina di imprenditori siciliani e pugliesi. Il risultato è stato   una rivoluzione nell’ambito degli appalti pubblici, perché è stata creata e normata una condizione di revisione dei prezzi e si è tenuto conto dei giusti riconoscimenti dovuti agli imprenditori. Così come pochi anni addietro siamo stati protagonisti di richieste che hanno portato al decreto Salva-Opere, evitando il fallimento di tutte le imprese in filiera ai contraenti generali, così come delle aziende dell’indotto.

Quali le sue prospettive in Siteb e quale il suo contributo qualora fosse eletto?

Intanto ho preso coscienza e conoscenza del fatto che nel Siteb le imprese del Centro-Sud sono poco rappresentate. Ritengo, quindi, che un rafforzamento nel Consiglio della presenza di aziende meridionali possa contribuire a mettere a sistema i problemi che ci affliggono.   Penso che se le difficoltà sono  condivise con tutti i colleghi del comparto, le soluzioni che si possono trovare sono di un giovamento complessivo per gli operatori del nostro settore. Inoltre noi del sud possiamo dare un contributo di esperienze, mettendo in comune il nostro modo di aver risolto alcune questioni importanti per la categoria. Quindi estendere il più possibile gli iscritti del Centro-Sud e sistematizzare i problemi di ognuno di noi, è l’impegno con il quale affronto l’Assemblea del 21 giugno.

Quali sono in specifico le sofferenze delle imprese del Sud?

Innanzi tutto, abbiamo grandi difficoltà di natura burocratica a causa dell’interpretazione, ricezione e applicazione di tutte le norme.

Ad esempio, affrontiamo il problema ambientale, tema che ho molto a cuore.  Di fatto i produttori di conglomerato hanno come base delle materie prime il bitume, che non è altro che l’ultimo derivato del petrolio. Quindi è una cosa che per sua natura stride con l’aspetto ambientale; nondimeno non ne possiamo fare a meno, usarlo è l’unico modo per costruire le strade in Italia. Certamente, però, si può cercare di limitare i danni, ad esempio una delle vie più facili è quella del riutilizzo degli scarti ottenuti dalla manutenzione stradale, dato che oltretutto si tratta di materiale pregiato. Si eviterebbe così di riempire le discariche e aprire nuove cave. Lo scarto può poi essere riutilizzato nel  ciclo produttivo, nel confezionamento di nuovi prodotti, come ormai accertato da tutti. Ma qui ci troviamo difronte a una divisione del nostro Paese, ci sono regioni  dove questo materiale viene considerato una materia prima seconda, in altre sottoprodotto e quindi può essere trasportata senza difficoltà e può essere recuperato. Invece in Sicilia viene considerato rifiuto, deve passare attraverso piattaforme di recupero, deve essere opportunamente trattato, deve essere sottoposto a tutta una serie di atti burocratici, di fatto, insomma, viene vanificato il principio fondante del riuso: essere meno impattanti. Anche il recente decreto ‘semplificazione’ in materia ambientale non ha di fatto risolto nulla, anzi ha solo trasferito ancor di più le responsabilità civili e penali agli operatori del settore. Perciò mi auguro di riuscire a portare in Sicilia la possibilità del riutilizzo, anche attraverso la forza del Siteb.

Lo stesso vale per le nuove tecnologie, ormai abbiamo mezzi e strumenti in grado di radiografare le strade, ottimizzando in tempi e risorse la manutenzione, con un guadagno dei cittadini e della PA.

 

Come mai il Sud è poco rappresentato in queste organizzazioni?

Noi nel meridione scontiamo una sorta di diffidenza nel sistema associativo. Infatti, la mia prima mission sarà proprio quella di sensibilizzare i colleghi del sud a cogliere l’importanza dell’adesione a una organizzazione, e quindi incrementare gli iscritti al Siteb, così che abbia maggiore forza e maggiore credibilità anche al Sud.Inoltre, ritengo che anche il Sud possa dare un forte contributo al Siteb, perché abbiamo superato diverse difficoltà, abbiamo conoscenza ed esperienza. Un’organizzazione più è rappresentativa più è forte.