Nel Regno Unito si è appena celebrata la “National Allotment Week”, letteralmente la “Settimana Nazionale di Assegnazione” dei lotti di terra da destinare alla creazione di giardini condivisi e orti urbani. Nel paese esistono circa 330.000 piccoli appezzamenti di terreno affittati dalle autorità locali, a privati in via temporanea. Sono centomila le persone in lista d’attesa pe ricevere un lotto, secondo i dati diffusi lo scorso autunno, mentre altre sono pronte a inoltrare presto la loro richiesta. I giardini condivisi non sono un fenomeno anglosassone: ne esistono anche in Francia dove sono conosciuti come “jardins familiaux”, in Germania noti come schrebergarten e anche in Italia. Ed è proprio il termine francese a rendere meglio degli altri una delle caratteristiche principali di questi spazi: la collaborazione e la condivisione a cui si ispirano e che creano appunto, rapporti (quasi) familiari.
I benefici dei giardini condivisi
L’approccio alla base dei giardini condivisi è ispirato all’innovatività, alla condivisione e alla ecosostenibilità nella gestione di uno spazio pubblico. Un giardino condiviso nasce dall’incontro volontario tra persone di generazioni e culture diverse che decidono di aggregarsi, impiegando in modo costruttivo il proprio tempo libero per la riqualificazione di aree urbane dismesse o degradate e in generale e il miglioramento della comunità in cui vivono. Non si tratta di una semplice attività di giardinaggio. La collaborazione a un progetto comune favorisce lo sviluppo e il mantenimento di relazioni umane: la terra diventa il punto d’incontro tra generazioni e culture differenti, favorendo la conoscenza reciproca e l’aggregazione sociale. Inoltre valorizza anche il senso di appartenenza a una comunità e la consapevolezza che solo con un approccio collaborativo si possono raggiungere risultati di cui tutti possono beneficiare.
Questi luoghi permettono di condividere idee, scambiarsi consigli, conoscenze, esperienze e aiutarsi a vicenda, magari prendendosi cura dell’appezzamento altrui quando è necessario. Ed è un circolo virtuoso con un “effetto moltiplicatore”: dalle attività strettamente legate alla cura dei terreni nascono nuove occasioni di convivialità, come eventi e iniziative aperte all’intera comunità, feste locali (ad esempio in occasione della semina o del raccolto), attività didattiche per adulti e bambini tra le varie. Ne consegue il miglioramento complessivo per le comunità. Oltre che a livello collettivo i benefici sono anche individuali, in primis sulla salute, sia fisica che mentale.
Questi spazi verdi forniscono uno sfogo dopo una giornata trascorsa al lavoro o a casa. Gestire un lotto di terra significa scegliere un ritmo e uno stile di vita dinamici, nel rispetto dei tempi della natura, contribuisce a nuove idee e stimoli creativi per la cura del verde, come la coltivazione di prodotti che non si trovano comunemente in commercio. Veder trascorrere veloce il tempo mentre ci si occupa del proprio orto fa bene allo spirito e rifranca l’anima. Inoltre coltivare il proprio cibo in modo naturale, arricchendo la dieta quotidiana con cibi “a chilometro zero” è gratificante e contribuisce alla propria salute, su quella dell’ambiente, con riscontri positivi anche sul portafoglio. Già, perché il fattore economico, non può esser trascurato soprattutto in periodi, come quello attuale, caratterizzati da una notevole crescita dei prezzi dei carburanti e fertilizzanti e, a cascata, dei prodotti alimentari come conseguenze di tensioni geopolitiche. Così come di fenomeni climatici estremi come siccità e alluvioni con i loro effetti disastrosi sui raccolti, soprattutto ortofrutticoli.
Alle prese con una siccità intensa e persistente gli agricoltori fanno fatica a garantire l’apporto idrico sufficiente ai campi, che spesso restano aridi con conseguenze dirette sui prezzi di frutta e verdura. Ciò causa un aumento notevole delle disuguaglianze sociali nell’approvvigionamento di questi cibi. Buoni motivi per sensibilizzare ii cittadini incoraggiandoli a investire tempo ed energie per produrre in quantità minori e a km zero. Come nel Regno Unito anche in Italia gli orti urbani e giardini suscitano interesse. Tanto che in alcune grandi città della penisola sono già ben rodati.

Esempi italiani di giardini condivisi
In Italia il modello dei giardini condivisi non fa differenze tra Nord e Sud: tra gli esempi vanno citate le esperienze di Milano, Roma, Torino e Bari. Nel capoluogo meneghino troviamo il “Giardino Comunitario Lea Garofalo di viale Montello” dal 2012 curato dall’Associazione “Giardini in transito” che ha ottenuto il comodato d’uso gratuito dal Comune. Si tratta di un giardino –orto condiviso sorto in una zona centrale della città, precedentemente occupata dalla Piccola Scuola di Circo, finita allora in uno stato di degrado avanzato. I cittadini volontari ne supportano la gestione quotidiana secondo modelli flessibili e l’impiego di privilegiati materiali sostenibili e riciclati, svolgendo una serie di attività: dalla donazione e coltivazione di aiuole fiorite e piccoli orti alla cura di porzioni di terra, fino alla proposta di eventi ludici e laboratori.
Un altro esempio milanese è l’Isola Pepe Verde il giardino condiviso di riferimento della zona Isola, gestito da un’Associazione nata nel 2010 è nato su una piccola area demaniale. Abbellito da alberi e panchine oggi è un giardino condiviso aperto a tutti, autogestito, autosufficiente dal punto di vista energetico, destinato alla coltivazione di frutta e ortaggi ma anche ad attività ludiche, ricreative e formative o al semplice relax.
Nella pagina web del Comune di Milano è a disposizione una sezione tematica dedicata agli orti e giardini in città, rivolgendosi a quanti vogliono impegnarsi alla realizzazione di un giardino condiviso o partecipare allo sviluppo di un orto urbano. Nella pagina vengono fornite informazioni sulle condizioni, regole gli obblighi da rispettare e i documenti necessari da presentare per l’assegnazione di un’area per realizzarli; l’elenco dei giardini già realizzati e i riferimenti normativi.
Anche Torino ha creato un suo giardino condiviso, con l ’obiettivo di offrire uno spazio verde da condividere, nel quale collaborare per il benessere del quartiere. Si trova precisamente nell’area nord del quartiere di Borgo Vittoria ed è nato dall’omonima Associazione Santourin. Ispirato al valore della collaborazione, del “fare rete”, oggi conta più di quaranta punti dove è possibile occuparsi della semina e cura di diverse specie vegetali, socializzare e organizzare eventi volti alla sensibilizzazione su tematiche inerenti l’ambiente e il rispetto del bene comune.
A Roma, all’interno della tenuta agricola Campo di Merlo un’azienda biologica di lunga data ospita l’orto urbano “Fidati di Te”, un’area dove i cittadini possono coltivare autonomamente frutta e verdura, con l’eventuale supporto del personale presente.
A Bari l’Associazione di Promozione Sociale “Parco Domingo” ha avviato un progetto di giardino e orto condiviso dall’omonimo nome: Orto Domingo con l’obiettivo di diventare “il primo laboratorio urbano intelligente” per la diffusione di buone pratiche e soluzioni innovative incluse la produzione e la valorizzazione di prodotti “a chilometro zero”. Un connubio di sostenibilità ambientale e socialità, tipiche di una smart city.
E allora in uno scenario di instabilità che non accenna a scomparire, tra guerra, pandemia e crisi climatiche, la gestione di giardini condivisi e gli orti urbani può rappresentare un modo per affrontare le difficoltà e scegliere comportamenti virtuosi e salutari, dimostrando attenzione e cura per sé e per gli altri.
