Abbiamo sempre avuto a che fare con l’influenza nei mesi invernali ma, da quando l’umanità ha avuto a che fare con la pandemia, ad ogni starnuto, ad ogni linea di febbre la domanda che sorge spontanea è: sarà mica COVID?
Qualche aggiornamento sulla diffusione del COVID-19 in Italia
Secondo il Ministero della Salute ed i suoi bollettini periodici, la settimana dal 7 al 13 dicembre è stata caratterizzata da una lieve diminuzione dei nuovi casi e un piccolo aumento dei ricoveri in ospedale rispetto alla settimana precedente.
Il SARS-CoV-2 è un virus e, in quanto tale, è capace di una rapida modificazione genetica che è assolutamente funzionale alla sua sopravvivenza e alla sua diffusione: i virus, infatti, usano delle proteine esposte in superficie – in questo caso la Spike – per penetrare nelle cellule bersaglio, infettarle e sfruttarne i meccanismi biologici per potersi replicare e sono proprio queste ad andare in contro a delle mutazioni, così da rendere più complesso il loro riconoscimento dalle cellule del sistema immunitario.
Queste ultime svolgono un ruolo cruciale nell’uccisione dei microrganismi, facilitata da cellule specifiche – i linfociti B – che secernono quelle molecole che si legano in massa sulla superficie del microbo per segnalarne la presenza, ovvero gli anticorpi.
I vaccini sono e sono stati efficaci perché forniscono il giusto allenamento alle cellule immunitarie, che imparano a riconoscere proprio quel microrganismo in particolare e a secernere degli anticorpi sempre più affini, senza il pericolo di interfacciarsi con l’intero patogeno e così da entrare in azione in modo repentino al momento del bisogno.

Sebbene lo stato di emergenza per la pandemia sia terminato, il virus continua ad infettare le persone e a modificarsi, generando delle nuove varianti:
- a settembre 2023 in Italia è stata sequenziata per la prima volta la variante Pirola o 2.86, lontana parente della Omicron con oltre 40 mutazioni a livello della proteina Spike;
- a dicembre 2023 è stata riscontrata la presenza della variante 1, una discendente di Pirola che sembra aver aumentato, attraverso le mutazioni, la sua capacità di trasmissibilità e di fuga dal sistema immunitario.
I vaccini che erano stati pensati per la variante Kraken, anch’essa discendente da Omicron, sono ancora disponibili data la loro efficacia anche sulla variante Pirola mentre la situazione non è ancora chiara per quanto riguarda la variante JN.1. Queste informazioni non devono portare ad un allarmismo, ancora precoce, per una nuova ondata invernale di COVID-19.
I nuovi sintomi del COVID paragonati alla classica influenza
È sempre stato molto difficile distinguere il COVID dall’influenza osservando esclusivamente la sintomatologia, infatti, in entrambi i casi sono molto comuni un aumento della temperatura corporea, tosse o mal di gola e dolori muscolari e articolari generalizzati. Essendo dei virus, ambedue sono caratterizzati da mutazioni che possono modificare vagamente i sintomi o la loro durata ed effettivamente questo accade anche da una variante del COVID all’altra: la Pirola, ad esempio, provoca una febbre per qualche giorno, ma anche mal di testa ed un forte raffreddore, mentre nella variante JN.1 si aggiungono tosse, mal di gola, stanchezza e sintomi gastro-intestinali.
L’unico modo per distinguerli rimane, quindi, l’esecuzione di un tampone antigenico.
Quali farmaci sono realmente utili?
Non stiamo assolutamente parlando di antibiotici, sono dei farmaci completamente inutili nella lotta contro i virus perché sono chimicamente indirizzati verso i batteri, profondamente diversi nella loro struttura interna ed esterna rispetto ai parassiti virali.
Gli unici ausili di cui possiamo usufruire durante un’influenza o un’infezione da SARS-CoV-2, vista la loro natura virale, sono:
- degli anti-infiammatori non steroidei (FANS) che ci aiutano nella gestione del dolore muscolare, articolare o quello dovuto alla cefalea piuttosto che nel porre fine all’infezione stessa. I principi attivi più usati sono il paracetamolo e il ketoprofene;
- dei decongestionanti per migliorare la respirazione, spesso bloccata dalla presenza di muco, e dei calmanti della tosse, soprattutto se molto frequente.
