Triste primato per il mar Mediterraneo.
In base ad uno studio recente dello Joint Research Centre (JRC) apparso sul Marine Pollution Bulletin sulla presenza e densità dei rifiuti nel punto più profondo del Mediterraneo, nel Mar Ionio Orientale a 5122 metri di profondità il cosiddetto Calypso Deep ha tra le più alte concentrazioni di sostanze inquinanti, ben 26.715 di rifiuti per chilometro quadrato. Dei 148 rifiuti marini ritrovati l’88 per cento è costituito da plastica , il resto da metallo, vetro, carta.
Un livello di inquinamento e sporcizia inferiore solo a quello registrato nel Mar Cinese Meridionale.
L’area indagata
Va innanzitutto premesso che inoltre che il 30% del traffico marittimo globale passa attraverso il Mediterraneo lungo il percorso dal Canale di Suez a Gibilterra e che la rotta principale passa vicino al Calypso Deep, mentre quella verso il Mare Adriatico passa sopra di esso.
La regione analizzata, a circa 60 km dalla costa del Peloponneso, presenta inoltre una morfologia a imbuto e un’intensa attività tettonica, scarsa quantità di sostanze nutritive, alti livelli di salinità e temperature piuttosto alte (13-14 °C). I quasi inesistenti tassi di sedimentazione rendono difficile la copertura dei rifiuti con conseguente persistenza dei detriti sul fondale. Tali fattori uniti alle deboli correnti favoriscono l’accumulo di materiali leggeri come la plastica.

Il metodo usato
Per l’individuazione dei rifiuti i ricercatori si sono avvalsi di un veicolo sommergibile di profondità, con telecamere ad alta risoluzione che hanno registrato immagini, successivamente analizzate per identificare e contare i rifiuti ricorrendo a tecniche di fotogrammetria per stimare l’area individuata e la distanza percorsa dal sommergibile. Grazie a questo metodo è stato possibile calcolare la densità dei detriti di plastica e di confrontare i risultati ottenuti con quelli di altri studi condotti in acque profonde.
Le tipologie di rifiuti
L’analisi dei video ha permesso di individuare diversi oggetti; tra i materiali presenti il primato spetta alla plastica, rinvenuta anche a grandi profondità, seguita da metallo, vetro e carta.
Tra i rifiuti in plastica sono stati identificati: sacchetti, sacchi pesanti, fogli, contenitori alimentari, tappi e coperchi, bottiglie, corde; quelli di carta appartengono alla tipologia del Tetra Pak, mentre tra quelli in metallo e vetro prevalgono lattine per bevande e bottiglie.

La “call to action” degli scienziati
Lo studio evidenzia la necessità di ridurre l’inquinamento da plastica nei nostri oceani, suggerendo l’importanza di una efficace maggiore cooperazione internazionale attraverso monitoraggi armonizzati per affrontare l’inquinamento da plastica aumentando gli sforzi di riciclaggio, migliorando i sistemi di gestione dei rifiuti e riducendo l’uso di plastica monouso.
Questa ricerca incoraggia, oltre che un’azione capillare di monitoraggio, l’implementazione di strumenti politici globali di contrasto all’inquinamento marino, come il Trattato globale sull’inquinamento da plastica (su cui nonostante si sia trovato un consenso nel 2022, resta ancora irrealizzato) e l’Accordo delle Nazioni Unite sulla conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale del giugno 2023. Insomma, è tempo di passare dalle parole ai fatti.
