SOSTENIBILITÀ E RESILIENZA VIAGGIANO SU STRADA

Riflessione a due voci su opportunità e criticità che il mondo dell’ingegneria civile si trova a fronteggiare nell’ambito del Pnrr. Parlano il presidente della Siiv, Gaetano Bosurgi e il prof Gianluca Dell’Acqua.

INFRASTRUTTURE
Redazione
SOSTENIBILITÀ E RESILIENZA VIAGGIANO SU STRADA

Riflessione a due voci su opportunità e criticità che il mondo dell’ingegneria civile si trova a fronteggiare nell’ambito del Pnrr. Parlano il presidente della Siiv, Gaetano Bosurgi e il prof Gianluca Dell’Acqua.

Sostenibilità ambientale, gestione delle risorse, innovazione tecnologica. Questi alcuni dei temi in agenda alla Siiv, Società Italiana di Infrastrutture Viarie, un’associazione che rappresenta il mondo accademico del settore scientifico disciplinare ICAR/04 “Strade ferrovie aeroporti” con lo scopo statutario di promuovere ed agevolare la diffusione della cultura e delle conoscenze scientifiche nel campo delle infrastrutture viarie. Una realtà che si relazione con gli Atenei e gli Enti operanti nel comparto della mobilità, composta da un team di tecnici, esperti e ricercatori, al lavoro per fornire indicazioni utili, sia a livello normativo che pratico, sul percorso da seguire nell’ambito della progettazione e costruzione di infrastrutture viarie anche alla luce della svolta epocale prefigurata dal Pnrr.

A mettere sul piatto criticità e opportunità di sviluppo per un settore così complesso e articolato, il presidente di Siiv professor Gaetano Bosurgi e il professor Gianluca Dell’Acqua neo eletto nel consiglio direttivo Siiv, che opera nella sede di Napoli.

 

Presidente, quali iniziative mette in campo la Siiv per promuovere e agevolare la diffusione delle conoscenze tecnico scientifiche nel settore delle infrastrutture e mettere a fuoco lo stato della ricerca? E rispetto alle tematiche al centro della discussione accademica, politica ed economica e collegate direttamente al Pnrr, quali contributi può fornire l’associazione?

Gaetano Bosurgi – Possiamo partire da uno degli eventi principali organizzati dall’Associazione che è la International Siiv Summer School. Proprio lo scorso settembre, a Napoli, si è tenuta la XVIII edizione. Si tratta di un evento internazionale, durante il quale ricercatori proveniente da tutto il mondo, fanno il punto sullo stato dell’arte delle tecnologie e degli studi nell’ambito della progettazione delle infrastrutture. Il tema di quest’anno era “Sustainable Pavements and Roads Materials”. Ci sono state presentazioni, discussioni, condivisione di informazioni. È un appuntamento rivolto ai giovani, un momento di incontro e di confronto fra giovani ricercatori. La Summer School è la linfa, è il cambio generazionale, è il mondo che gira e deve crescere e confrontarsi continuamente con le esigenze della nostra società. Nell’ambito della Summer School abbiamo istituito un ulteriore evento, un momento di confronto che abbiamo battezzato come Siiv Arena, ispirandoci al luogo dove si incontravano i gladiatori. In questo caso ovviamente non è uno scontro ma un incontro dove i giovani illustrano le loro ricerche, anche se per incentivare la motivazione, abbiamo inserito dei premi in denaro, borse di studio destinate ai tre ricercatori che si sono particolarmente distinti. La Siiv arena rappresenta un momento di condivisione, è il nostro vivaio. Da lì verranno fuori i professionisti, i titolari di domani. Per aumentare le possibilità di incontro e confronto, da tre anni abbiamo istituito anche la Winter School, che segue gli stessi principi. Non solo. Per incrementare la diffusione delle conoscenze e della cultura delle infrastrutture abbiamo lavorato con il Cni (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) e il Ministero, per ottenere l’accreditamento come ente di formazione ed erogare ai professionisti del settore i Crediti formativi professionali necessari per continuare a esercitare la professione.

Presidente di Siiv professor Gaetano Bosurgi
Alla luce del ruolo che Siiv riveste in ambito formativo e accademico, come si configurano e si stanno evolvendo i rapporti con le istituzioni e gli enti decisori relativamente al settore delle infrastrutture?

Gaetano Bosurgi – Nello statuto di Siiv, in particolare all’articolo 2, è indicata chiaramente la partecipazione al dibattito sulle scelte riguardanti il settore la cui conseguenza naturale è la necessità di contatti e scambi con le istituzioni. La ricerca ha senso se è applicata e applicabile, deve raggiungere dei risultati condivisibili per poter aprire un confronto con le istituzioni e individuare nuove linee di indirizzo, nella situazione contingente anche per quello che riguarda il Pnrr. Quest’anno ho istituito due commissioni di studio. Una dedicata all’aggiornamento delle attuali normative italiane sulla progettazione stradale e un’altra sulla sostenibilità ambientale delle infrastrutture. A luglio scorso abbiamo organizzato un webinar a cui erano presenti tutti i soggetti direttamente interessati al dibattito sulla normativa che ormai è obsoleta. Basti pensare che la progettazione stradale in Italia si fa sulla base di un decreto ministeriale datato 5 novembre 2001. Se poi questo decreto lo guardiamo alla luce del Pnrr ci rendiamo conto di quanta acqua sia passata sotto i ponti. Ovviamente non è nostro compito riscrivere la normativa, ma analizzarla da studiosi, individuare alcune criticità, essere propositivi e dialogare con il Ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, con Anas, con Cni, insomma con tutti quei soggetti istituzionali che operano nel mondo delle infrastrutture. Noi come mondo universitario ci siamo, siamo aperti al confronto e a offrire supporto in questo processo di revisione e trasformazione che il Pnrr, e non solo, ci impone. Dobbiamo tenere conto infatti che tutto il mondo della mobilità si sta evolvendo. Si parla di mobilità elettrica, mobilità a guida autonoma. Fra le macro aree in cui le varie sottocommissioni hanno individuato le maggiori criticità, rientra la sostenibilità. A questo proposito ci sarà un webinar richiesto dal Piarc (associazione mondiale strade ndr) interno al ministero per la revisione del DL 35/2017 e relativo aggiornamento con il 317/2021 sicurezza stradale. 

Andando a focalizzare l’attenzione sul Pnrr. Da quando è stato approvato, qualsiasi Ente, grande medio o piccolo ha stilato la sua lista di progetti e si è assistito a una vera e propria corsa nel tentativo di accedere ai fondi. Come si sta muovendo il mondo della ricerca riguardo ai temi contenuti nel Pnrr?

Gaetano Bosurgi – Il Pnrr è un processo molto complesso e uno degli aspetti più delicati è individuare delle linee guida sulle modalità di intervento perché non si trasformi in una pioggia di risorse senza una progettualità definita. Il Pnrr dedica un capitolo importante al tema delle infrastrutture, all’interno del quale compaiono delle parole chiave. Si parla di sostenibilità ambientale, di sicurezza stradale 4.0, digitalizzazione, come per esempio il BIM che è un processo, una filosofia, un nuovo modo di pensare che conduce a una progettazione efficiente, integrata, con bassi margini di errore, condivisa in tempo reale. Modalità che traslate nel mondo delle infrastrutture, ci permettono di ottimizzare le scelte progettuali soprattutto facendo riferimento a quelle che sono le nuove tecnologie. Per fare un esempio.  Quando si parla di sicurezza stradale 4.0 il riferimento è anche alla manutenzione. Purtroppo a questo proposito nel Pnrr si parla solo di ponti, e questo a mio avviso è un piccolo difetto, perché non dimentichiamo che sulla rete stradale italiana ci sono circa 3000 morti e oltre 170mila feriti. Cifre importanti che indicano la necessità di fare qualcosa. E proprio questo percorso di digitalizzazione ci può venire in soccorso.  L’uso della sensoristica finalizzata a una mobilità sostenibile, a ottimizzare la mobilità in certe condizioni di criticità e soprattutto l’utilizzazione di queste tecnologie per avere una conoscenza in tempo reale dello stato fisico dei vari asset che compongono le infrastrutture ci consentirebbero di realizzare quello che il Pnrr auspica, ovvero sviluppo di modelli predittivi per la gestione ottimale della manutenzione risparmiando tempo e risorse su interventi a volte non proprio coerenti ed efficaci.

Gianluca Dell’Acqua – Per sostanziare quello che ha detto il presidente cito l’esempio di Napoli. In particolare quello che sto coordinando per il Dipartimento di ingegneria civile. Insieme ad altri colleghi ho scritto una proposta nell’ambito della ricerca per le infrastrutture tecnologiche per l’innovazione. Si tratta di un capitolo fra i tanti del Pnrr che riguarda il finanziamento dei laboratori e che presuppone un investimento del 50% da parte dell’ateneo. La nostra proposta come dipartimenti di ingegneria della Federico II si è articolata in diverse azioni. In particolare quella che ho scritto io rientra nell’ambito strade e riguarda il co-finanziamento di un laboratorio mobile destinato al monitoraggio ad alto rendimento per le pavimentazioni stradali per un importo complessivo di 1.250.000 euro. Sia sulle prestazioni di portanza che sulle caratteristiche superficiali direttamente correlate alla sicurezza. In particolare, tra le altre misure, quelle di aderenza. Questa proposta, già nella fase iniziale è stata sottoscritta fra gli altri dalla Società di gestione Aeroporti di Napoli (Gesac ndr), anche alla luce del fatto che proprio gli aeroporti sono fra i principali destinatari di questo tipo di test. Questo laboratorio verrà realizzato nel polo est dell’Università di Napoli Federico II nel quartiere San Giovanni, in un ex polo industriale, una zona che nel recente passato ha attraversato momenti di difficoltà e che invece oggi con questa iniziativa sarà sicuramente rivalutata.

Gaetano Bosurgi – Anche qui a Messina sono stati investiti diversi milioni di euro per un laboratorio analogo. Per non parlare del Cerisi, un centro di ricerca ed eccellenza per le grandi infrastrutture per il quale sono stati investiti circa 22 milioni di euro, dedicato al monitoraggio delle grandi infrastrutture e alla tutela di ambienti particolarmente soggetti a eventi sismici. All’interno del Cerisi era stato creato un laboratorio allestito per effettuare i test necessari alla progettazione del ponte sullo stretto.

Fra i temi cari al Pnrr c’è la sostenibilità. Si potrebbe dire che la ricerca sta esplorando le modalità più efficaci perché anche nella realizzazione delle infrastrutture si raggiungano alti livelli di sostenibilità in ambito operativo?

Gaetano Bosurgi – La Summer School di quest’anno era dedicata alla sostenibilità delle pavimentazioni stradali. Fino a poco tempo fa, possiamo dire che tutto quello che riguardava il ciclo che porta dalla realizzazione di un materiale alla sua posa in opera, per esempio quello che viene chiamato volgarmente asfalto, veniva analizzato in maniera limitata se rapportato ai termini di influenza sull’ambiente. Si arrivava a delle valutazioni di sostenibilità che non tenevano conto dell’intero ciclo di vita, Life Cycle Assessment. Oggi invece queste tematiche vengono affrontato con un approccio diverso. Per esempio, si tiene conto di quante emissioni si producono per realizzare un determinato materiale, per metterlo in opera. Non solo. Oggi una grande attenzione viene data al tema del riciclaggio. Prendiamo ad esempio un macchinario che scarifica il manto stradale. Una volta quel materiale veniva smaltito, oggi, per dirla in termini molto semplici, viene riciclato. Oggi siamo in grado di operare su livelli di efficienza molto elevati sia in termini di riutilizzo dei materiali che in termini di tecniche di posa che tengono conto delle emissioni prodotte senza perdere punti in prestazioni. Stesso discorso per quanto riguarda la polvere degli pneumatici, le scorie di acciaio per le quali insieme a Italchimica abbiamo sviluppato una ricerca per il confezionamento di conglomerati bituminosi. Come Siiv e in generale il mondo della ricerca, da tempo, ancora prima del Pnrr, ci stiamo muovendo nella direzione del riciclaggio dei materiali e della sostenibilità ambientale. Un altro tema su cui oggi ci dobbiamo confrontare è la resilienza. Partendo dall’osservazione dei fenomeni naturali, abbiamo constatato che “le caratteristiche di sollecitazione sono cambiate”. Pensiamo all’alluvione delle Marche oppure agli eventi sismici anche recenti. In questo quadro, le costruzioni si devono adattare alle nuove sollecitazioni, anche estreme, e per farlo devono essere pensate considerando il nuovo contesto ambientale e socioeconomico.

Quali sono le maggiori criticità da superare per fare in modo che teoria e pratica diventino un binomio allineato e pienamente operativo?

Gianluca Dell’Acqua – Fino ad oggi l’attenzione dei governi in senso lato, dei decisori a tutti i livelli è stata sempre insufficiente. Nel nostro paese nonostante le strade siano state inventate durante l’impero romano, nonostante esista la scuola di ponti e strade fondata nel 1811 si può rilevare uno scarso riguardo nei confronti dell’infrastruttura stradale. Qualsiasi utente lo può rilevare osservando il piano stradale. Scarsa attenzione alla manutenzione, i gestori della viabilità secondaria spesso se la cavano con riempimenti superficiali. Dopo qualche settimana o mese il danno riemerge perché si tratta di danni profondi. Questo perché la cultura dell’ingegneria stradale non passa già a monte, fra i progettisti. Scarsa qualità della progettazione e di posa in opera, assenza quasi totale di manutenzione, e tutto questo è il frutto della scarsa attenzione dei decisori che invece è fondamentale per il benessere in senso lato del cittadino. Rispetto all’ambito del riciclo, bisogna fare attenzione al rischio che i conglomerati bituminosi si trasformino in pattumiere, dove confluiscono indistintamente gli scarti di lavorazione. Con conseguenze facilmente intuibili per quel che riguarda la qualità delle opere. Invece un ingegnere stradale deve garantire una portanza della vita utile di una struttura a vent’anni, prima che occorra un risanamento profondo. Stabilità, sicurezza, e poi anche una sostenibilità in termini di recupero di materiali.

Gaetano Bosurgi – Durante le presentazioni fatte nel corso della Summer School, sono rimasto molto colpito dai progressi della ricerca, ma allo stesso tempo mi sono chiesto dove sia la normativa. Perché ad oggi non esiste una normativa che dica con chiarezza quanto, quale, come. Purtroppo su certi aspetti il paese non ci segue. Nell’ambito delle infrastrutture una normativa vecchia di vent’anni non può essere ancora valida. Le infrastrutture sono la parte strategica del paese, ma anche quella su cui c’è più ignoranza dal punto di vista tecnico. Per curare il malato ci vuole una diagnosi, non si può curare una polmonite con un’aspirina. Manca il monitoraggio, il controllo e l’analisi del dato.

Gianluca Dell’Acqua – Purtroppo in parte forse c’è anche una nostra responsabilità per quanto riguarda la capacità di comunicare chiaramente le varie questioni. La comunicazione è fondamentale, aiuta a inquadrare problemi e tematiche nella giusta prospettiva. Un buon esempio è quello della terminologia abitualmente utilizzata soprattutto dai media quando si parla di mezzi al lavoro nei cantieri. Vengono sempre nominate le ruspe, che invece sono praticamente scomparse da decenni, sostituite da altre macchine da cantiere. Ecco, la dinamica è un po’ questa. Il quadro generale cambia radicalmente ma metaforicamente parlando, si continua a parlare di ruspe. È una cosa che mi ha sempre colpito.

Professor Gianluca Dell’Acqua
Torniamo al Pnrr, quali potrebbero essere a livello formativo gli strumenti utili perché chi si troverà a gestire i progetti possa affrontarli con la giusta consapevolezza e conoscenze aggiornate?

Gaetano Bosurgi – Come ho detto in più occasioni il Pnrr rappresenta una svolta epocale per il nostro paese. Bisogna essere pronti a raccogliere questa sfida. Non tanto perché bisogna rendicontare entro il 2026, ma perché dobbiamo essere in grado di gestire il futuro di queste opere in una nuova chiave, nel lungo periodo. Per questo, mi è stato chiesto di proporre un master di secondo livello. Partendo dal presupposto che il Pnrr è un’analisi sistemica del problema, che c’è la necessità di elaborare dati in tempo reale ho pensato di proporre un percorso dal titolo “Master di secondo livello in Digitalizzazione delle Infrastrutture di Trasporto per la Gestione della Manutenzione”. Le iscrizioni scadranno il prossimo 28 ottobre. Sa quanta gente ha aderito? Zero. Questo mi ha fatto riflettere. Evidentemente qualcosa non funziona nel nostro paese. Perché come Università ancora noi non diamo questo tipo di formazione. Chi si laurea oggi non è in grado di gestire questi processi, non se ne parla neanche eppure nessuno ha voluto cogliere questa opportunità.

Gianluca Dell’Acqua – A Napoli abbiamo un corso di laurea in Ingegneria delle Infrastrutture. Abbiamo una domanda fortissima da parte del mercato per questo profilo, ma abbiamo pochissime iscrizioni. I diplomati di oggi si orientano sempre di più verso l’ingegneria dell’informazione e l’ingegneria industriale. Un andamento che si conferma anno dopo anno, a cui fa da contraltare una diminuzione degli iscritti a Ingegneria Civile. In particolare nel settore delle infrastrutture, siamo in fortissima impasse. Probabilmente noi non siamo in grado di comunicare le opportunità che questo settore può offrire.

Gaetano Bosurgi – In ogni caso, come Siiv noi ce la stiamo mettendo tutta. Crediamo al rapporto con il territorio, curiamo la ricerca e il vivaio dei ricercatori delle future generazioni. I rapporti con le istituzioni. Che non si dica che l’Università fa solo accademia. La Siiv fa ricerca applicata e si propone al territorio. È il territorio che è in ritardo rispetto alla Siiv. È inconcepibile che si dica che lo sviluppo sociale economico di un paese si basa sulle infrastrutture, sull’efficienza del sistema infrastrutturale, sulla funzionalità e poi non si abbiano neanche le normative. Noi siamo qui, possiamo dare il nostro piccolo, grande, modesto contributo, ma da parte di chi deve operare ci deve essere la volontà di ascoltare. E non continuare ripetere sempre gli stessi errori. Siamo il paese in cui si agisce solo sull’onda dell’emergenza, senza programmazione. Come Siiv abbiamo sempre fatto il nostro dovere e continueremo a farlo, con entusiasmo. Se qualcuno ci vorrà ascoltare noi siamo qui, se qualcuno avrà bisogno di noi, ci saremo. Con spirito di servizio e rispetto per le istituzioni.