SOSTITUZIONE VALVOLARE AORTICA LIVE DA BERLINO

I cardiochirurghi Solinas e Bianchi di Monasterio hanno eseguito in diretta la sostituzione valvolare con chirurgia mini invasiva senza aprire il torace del paziente.

SALUTE
Francesca Franceschi
SOSTITUZIONE VALVOLARE AORTICA LIVE DA BERLINO

I cardiochirurghi Solinas e Bianchi di Monasterio hanno eseguito in diretta la sostituzione valvolare con chirurgia mini invasiva senza aprire il torace del paziente.

Sono stati scelti dalla Società Europea di Chirurgia Cardiotoracica per eseguire un intervento in diretta e mostrare ai colleghi di tutta Europa l’applicazione delle tecniche endoscopiche alla cardiochirurgia. Grande soddisfazione per due cardiochirurghi di Monasterio, in forza all’Ospedale del Cuore di Massa, che durante il congresso della Società Europea a Vienna hanno eseguito una sostituzione valvolare aortica live in collegamento dal centro cardiologico di Berlino.

Innovazione e formazione. Sono i due punti di forza di Monasterio che, in tutto lo stivale, è considerata un punto di riferimento nella cardiochirurgia endoscopica. Che, per i non addetti ai lavori, si traduce in minor invasività e complicanze per il paziente nonché formazione e mentoring continuo per le nuove generazioni di chirurghi. Il congresso di Chirurgia Cardiotoracica, riferimento internazionale del settore, dedica da sempre la sessione Techno College alla presentazione di nuove tecniche e nuovi device con la possibilità di effettuare interventi chirurgici in diretta.

E quest’anno, anche se non è la prima volta per Monasterio, la Società Europea ha affidato l’apertura della sessione, come “master” della cardiochirurgia endoscopica, ai dottori Marco Solinas (Direttore della Cardiochirurgia di Monasterio) e Giacomo Bianchi, considerati punto di riferimento internazionale nell’applicazione delle tecniche mini invasive. Ne parliamo col dottor Bianchi, cardiochirurgo di Monasterio, esperto in tecniche endoscopiche, che, per la prima volta, ha svolto questo tipo di operazione in diretta. 

chirurghi
Da sinistra: Dr. Marco Solinas, Direttore della Cardiochirurgia di Monasterio, e Dr. Giacomo Bianchi, cardiochirurgo di Monasterio

 

Dottore, si è trattato della prima volta per lei?

“Se guardiamo al fatto che l’operazione chirurgica sia avvenuta in diretta di fronte ad una platea con oltre centinaia di chirurghi provenienti da tutta Europa e, soprattutto, in una sala operatoria con operatori sconosciuti che non parlavano la nostra lingua la risposta è affermativa”

Per spiegarlo ai non addetti ai lavori, che tipo di intervento avete fatto?

“I chirurghi presenti al congresso hanno assistito all’intervento di sostituzione valvolare aortica su un paziente tedesco di 64 anni con approccio endoscopico. Io e il dottor Solinas abbiamo illustrato le fasi operatorie e le tecniche endoscopiche perfezionate in Monasterio”

Che tradotto significa?

“Nella maggioranza dei centri di cardiochirurgia, la sostituzione della valvola aortica viene eseguita aprendo il torace completamente. In Monasterio invece la sostituzione avviene per via endoscopica, attraverso un’apertura di 2 -3 centimetri tra le costole. Questo consente di preservare l’integrità anatomica e funzionale del torace. Inoltre questo tipo di intervento riduce il trauma chirurgico, quindi il dolore e la possibilità di infezioni e trasfusioni dopo l’intervento, con tempi di recupero più rapidi”

Questa però non è una novità in Monasterio...

“È proprio così. La chirurgia mini invasiva è una “filosofia” operatoria che Monasterio ha adottato da oltre 20 anni e applica a diverse patologie cardiache. L’investimento, in termini di risorse, energie e formazione, sulla chirurgia mini invasiva nasce in Monasterio dal 2003. A partire da questo anno – e fino all’incirca al 2014 – abbiamo sempre lavorato cercando di perseguire un grado di invasività sempre minore. Una graduale, ma continua crescita che però, già in quegli anni, attestava la Monasterio come punto di riferimento internazionale”

La vostra stella polare è sempre stata anche la formazione, vero?

“Senza dubbio. A ciò si aggiunga che negli anni si è sempre più consolidato lo strettissimo rapporto di collaborazione, compenetrazione e ricerca con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Io stesso ho fatto il Dottorato di Ricerca nella Scuola di eccellenza pisana dopo un’esperienza specifica maturata negli Stati Uniti in ordine alle patologie valvolari e scompenso cardiaco”sala operatoria

E dopo il 2014 cosa succede?

“A partire dal 2015 abbiamo fatto un nuovo passo avanti, un’evoluzione ulteriore nell’ambito della riduzione dell’invasività; abbiamo abbandonato la visione diretta del campo operatorio e l’uso della videocamera come assistenza all’intervento per diventare completamente dipendenti da essa. Inizialmente siamo riusciti a dimostrare che questo tipo di intervento non era certamente inferiore all’approccio standard ma che, al contrario, presentava innumerevoli vantaggi. Così come è avvenuto nella chirurgia generale, allo stesso identico modo abbiamo fatto con il cuore. In questa fase abbiamo beneficiato dello scambio scientifico ed operatorio con il dottor Salvador che ha una lunghissima esperienza di endoscopia valvolare. Siamo andati a Vicenza per vedere la sua tecnica e l’abbiamo riprodotta a Massa quando, dal 2015, abbiamo messo a punto in maniera autonoma la nostra piattaforma endoscopica che è diventata standard per molte patologie valvolari”

Anche in questa fase la vostra attenzione è subito andata ai giovani medici e specializzandi in formazione?

“Fin da subito l’aspetto che abbiamo ritenuto fondamentale è stato quello di standardizzare il processo in modo da rendere fruibile. All’inizio abbiamo creato una equipe di soli 3 chirurghi dedicata a questa procedura per farci carico della curva di apprendimento di questa tecnica. Un po’ come i piloti di un volo di linea… Il nostro obiettivo era permettere a chirurghi che non avessero mai lavorato prima insieme, grazie alla nostra piattaforma, di realizzare l’intervento diventando “co-piloti”.

Quanto è stata importante la formazione?

“Un perno e mai un punto di arrivo per la Monasterio. Non si finisce mai di fare formazione ed è ciò che vogliamo. Il trasferimento delle conoscenze in questo ambito è essenziale e devo dire, considerando anche la mia età anagrafica, che io ho beneficiato della stessa identica fortuna. Ormai ho un’esperienza quasi ventennale in questo ambito ma quando, da specializzando, sono arrivato in Monasterio già in quegli anni ho trovato ad accogliermi una visione indirizzata alla chirurgia mini-invasiva. Pensi che la valvola mitrale l’ho trattata prima in con la tecnica mini-invasiva piuttosto che con quella tradizionale”

Avete sottolineato questi aspetti durante il congresso?

“Abbiamo ribadito ai chirurghi arrivati da tutta Europa al congresso l’assoluta importanza prioritaria di implementare questo approccio mini invasivo, questo training anche nella fase di specializzazione dei giovani chirurghi. E questo è un concetto rivoluzionario per un chirurgo in formazione. Così come noi, a suo tempo, non abbiamo avuto paura di andare a vedere come operavano gli altri, allo stesso modo abbiamo voluto portare il messaggio che è necessario evolvere in tal senso”

Quanto tempo è durato l’intervento live da Berlino?

“Circa 3 ore”

Ad oggi, più o meno, quanti interventi avete fatto in Monasterio con questa tecnica?

“Saremo a circa 1000 procedure endoscopiche. A Berlino abbiamo proprio applicato la tecnica chirurgica perfezionata in centinaia di interventi. Nello sviluppo delle tecniche endoscopiche per la chirurgia delle valvole cardiache, uno dei nostri obiettivi principali è stato, infatti, quello di rendere l’intervento riproducibile, definito da procedure codificate. L’operazione eseguita a Berlino, in una sala diversa da quella di Monasterio, con personale che non conoscevamo e per giunta in una situazione dal vivo con l’interazione a distanza con i moderatori ed i colleghi del pubblico, è stata possibile proprio grazie a questo processo di standardizzazione”

Riferimenti: www.monasterio.it