La lotta allo spreco alimentare ora coinvolge anche il comparto degli integratori e degli alimenti per bambini. Da aprile 2023 è partita infatti una nuova iniziativa, da parte di un’azienda attiva nel settore della distribuzione intermedia, che intende rivoluzionare la gestione della merce resa da fornitori industriali e dalle farmacie. Si tratta di un progetto di sostenibilità circolare, a vocazione sociale e ambientale, che mira al recupero di integratori e prodotti alimentari destinati ad esempio ai celiaci o quelli specifici per i bambini.
Una delle grandi sfide di questo secolo è infatti proprio quello di far permeare in tutti gli ambiti della società quelle buone pratiche che guardino ad un futuro più sostenibile.
Ma cosa si intende per spreco alimentare? Il Ministero della Salute parla dell’ “insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.

Per essere ancora più precisi il Waste Resources Action Program (WRAP) propone una definizione di food waste che distingue lo spreco di cibo in:
- evitabile (cibo e bevande finiti in spazzatura ma ancora edibili, come pezzi di pane, mele, carne, ecc.)
- possibilmente evitabile (cibo e bevande che alcune persone consumano, per esempio le croste del pane, e altre persone no; ma anche il cibo che può essere consumato se cucinato, per esempio la buccia di patate)
- inevitabile (ossi di carne, bucce d’uovo, d’ananas ecc.).
Per la prevenzione dello spreco alimentare ci sono alcune regole utili che sarebbe bene tener presenti:
- acquistare senza eccedere nelle quantità
- preparare con attenzione l’elenco di ciò che serve
- fare attenzione alla data di scadenza e distinguerla dal termine minimo di conservazione (TMC)
- seguire le indicazioni per la conservazione, con particolare riferimento alla catena del freddo
Lo spreco di cibo – è bene sottolinearlo – rappresenta attualmente una conseguenza sistemica del nostro sistema alimentare che, non solo è inquinante e poco sostenibile, ma è oggi una delle principali cause della crisi climatica, oltre a non riuscire a garantire la sicurezza alimentare del pianeta.
Elevati livelli di spreco alimentare sono, dunque, il risultato diretto di un sistema industriale fondato sul meccanismo di sovrapproduzione che tratta il cibo come una merce qualunque.
Nell’Unione europea – come riporta economiacircolare.com – si stima che il 20% del cibo prodotto venga sprecato o perso. Se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo per emissioni di gas serra. Oltre all’impatto sul clima, esso provoca un inutile stress sull’ambiente, sulla catena alimentare e sul sistema di gestione dei rifiuti.

Ma, a prescindere dalle regole e dalle statistiche, ci sono già numerose aziende fornitrici che hanno aderito sin da subito a questo nuovo progetto, attivandosi concretamente per collaborare con enti benefici, come il Banco Alimentare, per salvare dal macero la grande quantità di alimenti che avanzano in giacenza o comunque rimangono invenduti. Al momento – come riporta anche la UniCamillus, Università Medica Internazionale di Roma dedicata alle scienze mediche – questo nuovo progetto ha già permesso di recuperare oltre 850 referenze a settimana, tutte redistribuite dando precedenza alle situazioni di maggior difficoltà.
L’obiettivo dichiarato dagli ideatori è di arrivare a ridurre di oltre 10 tonnellate l’anno la quantità di prodotti destinati allo smaltimento. Per ora il progetto è partito in 3 hub distributivi della Lombardia, della Campania e della Sardegna.
L’idea però è quella di ampliare man mano la rete per recuperare la maggior quantità possibile di prodotti, tra cui possono essere compresi anche i dispositivi medici oltre agli alimenti. La pratica della distruzione dei prodotti in eccesso, invenduti e resi, si è infatti consolidata negli anni anche per quelli non scaduti e che avrebbero invece ancora una validità di utilizzo. Recuperarli significa anche abbattere le emissioni di CO2, oltre a dimostrare responsabilità verso chi ha più bisogno.
Del resto guardare ad un’economia sempre più sostenibile dovrà diventare il nuovo simbolo di riconoscimento per una società che voglia definirsi civile e avanzata.
