La Zanzara Tigre ha fatto la comparsa in Italia fin dagli anni ’90, diventando rapidamente un problema per la sua aggressività e le punture fastidiose. Non provoca solo disagio ma raffigura un serio rischio sanitario, poiché è vettore di virus che procurano malattie come Chikungunya, Dengue e Zika.
Gli sforzi per contrastare questa zanzara sono stati innumerevoli, i risultati ottenuti però, sono stati spesso insufficienti.
In una piccola isola campana, Procida, la scienza ha chiesto aiuto alla comunità proprio per bloccare la riproduzione di questi insetti liberando centomila zanzare: sembra strano, ma, ogni settimana vengono rilasciate 100mila esemplari di zanzara maschio sterilizzate, in modo da far sì che le femmine, più aggressive, si accoppino con loro senza farne nascere altre.
Avviene tutto grazie a strumenti ecosostenibili, con ricadute positive sul turismo e sulla prevenzione di epidemie.

StopTigre, il progetto
Era il lontano 2015, quando il Professor Marco Salvemini che coordina il laboratorio di Genetica e Controllo degli Insetti Vettori del Dipartimento di Biologia dell’università di Napoli Federico II, ideava un ambizioso progetto chiamato “StopTigre” rivolto alla soppressione della Zanzara Tigre (Aedes albopictus) sull’isola di Procida tramite un modello di collaborazione comunitaria.
Alla base di “StopTigre” c’è Sterile Insect Technique (SIT), una strategia di controllo biologico che mira a ridurre la popolazione di zanzare attraverso il rilascio di maschi sterili.
La tecnica prevede l’allevamento delle zanzare, la separazione dei maschi dalle femmine, la sterilizzazione dei maschi grazie a radiazioni (gamma o X) e la loro liberazione nell’ambiente. Una volta introdotti, questi maschi sterili si accoppiano con le femmine, rendendole inadeguate alla riproduzione. Ma questo, naturalmente, le femmine non lo sanno: non possono distinguere tra gli uni e gli altri.

Citizen Science: la scienza dei cittadini
Procida si presta bene a questo progetto essendo un’isola dalle dimensioni ridotte, solo 3,7 chilometri quadrati, con un’alta densità abitativa e innumerevoli zanzare tigri. Si è partiti da un’area di studio di 20 ettari, in località Chiaiolella: per avere certezza del numero di maschi da rilasciare è stato necessario un censimento precauzionale, negli anni scorsi, della popolazione di zanzara tigre isolana catturandone un campione, grazie alle “gravitrappole” sparse nelle proprietà private dei cittadini che hanno preso parte al progetto: si chiama citizen science, la scienza che chiede una mano alla popolazione.
I cittadini hanno effettuato il rilascio dei maschi autonomamente, nei rispettivi giardini, da inizio maggio e proseguiranno fino a settembre. Ai procidani sono state consegnate nel solo mese di giugno, 100 box, una per ogni famiglia. All’interno di ciascuna box, 300 maschi sterili.
Una specie di missione che contribuisce a migliorare la qualità della vita delle comunità locali, rafforzando inoltre, il rapporto di fiducia tra società e comunità scientifica. I risultati del progetto saranno presentati a fine settembre. Solo in quel momento si scoprirà se questo tipo di approccio così ecosostenibile e partecipato potrà essere di aiuto per altre comunità, per avviare una lotta a basso costo agli insetti invasivi. Procida punta di fatto, a divenire la prima isola del Mediterraneo ad avvalorare l’efficienza di questa tecnica che non impatta negativamente sull’ambiente.
