Alberto Tirelli, assessore al commercio e al turismo della città di Siena. Classe 1961, ex assessore della giunta Morales a Firenze. Lo chiamano “il fiorentino di Siena”. È l’uomo che ha in mano le due leve principali per il rilancio dell’economia nella cittadina toscana dopo i due lunghi anni del Covid. 
A Siena oggi siamo a livelli più alti di prima.
Assolutamente sì. Basta vedere come stiamo vivendo questa estate per scoprire che una risposta forte c’è stata, sia da parte del pubblico che degli operatori.
Tutti. Non solo – per capirci – chi come turista è venuto a visitare i nostri luoghi, ma anche chi ci abita. E, soprattutto, chi ci lavora.
Dalla catastrofe della pandemia – per fortuna – abbiamo imparato anche delle lezioni imperanti.
Prima in molti senesi c’era l’idea del turista come una persona che veniva quasi a dare noia.
Estremizzo, ma serve a far capire. Adesso, se ha tempo, le spiego cosa sta accadendo in città.
Storicamente abbiamo a che fare con due elementi importanti che hanno segnato il passato. C’è una componente individualistica di fondo, nel carattere cittadino, e poi c’è stata la presenza forte del Monte dei Paschi che storicamente avevano portato tante cose alla città, avevano partorito delle eccellenze, ma avevano anche frenato la sua proiezione verso l’esterno, rallentato la costruzione di una infrastruttura forte di sostegno agli imprenditori del settore.
Oggi vedo una attenzione maggiore ai nostri ospiti. Vedo i sorrisi. Vedo il piacere dell’accoglienza declinato in mille dettagli importanti, piccoli e grandi, ma che si notano tutti.
Vedo il piacere di valorizzare i prodotti locali e di condividere con gli altri una cultura ed un livello di qualità altissimo che sono due dei marchi di fabbrica e dei tratti identitari più importanti del territorio senese.
(Sorride). Non ci scherziamo su. Da fiorentino mi sono calato anima e corpo in questa città inclusiva, ne sono divenuto un cittadino acquisto, un ambasciatore entusiasta.
Siena si è mostrata, in questa pandemia, come una città forte, identitaria, resiliente.
Siamo una delle città d’Italia dove il centro si è spopolato meno che in tutto il resto d’Italia.
Credo che uno dei meriti principali sia la forza delle contrade, il radicamento urbano legato all’identità.
Esatto. Questo è merito della permanenza delle residenze abitative, e di conseguenza di tante attività artigiane all’interno delle mura. Non ci siamo spopolati.
Noi – questa amministrazione e chi parla, intendo – abbiamo due filoni su cui stiamo puntando dopo la pandemia.
Il turismo attivo che viene con uno scopo in questa città vede sempre di protagonisti il singolo, le famiglie e i gruppi che attraversano il territorio a piedi, in bicicletta o addirittura a cavallo su due importanti percorsi di interesse storico.
Questo è senza dubbio il più importante.
È un cammino che è un pezzo di storia dell’identità Europa. Unisce Canterbury e Roma.
Siamo di fronte ad un miracolo di persistenza. È stata costruita da un pellegrino nell’anno mille, e attraversa per intero il nostro territorio. Arriva da San Gimignano, attraversa Siena e poi si spinge fino a Bagno Vignoni. È la spina dorsale su cui costruire una narrazione storica del territorio.
Poi c’è la via Lauretana, che parte da Siena e arriva fino a Loreto. Attraversa la Toscana e poi punta verso l’Umbria per dirigersi fino alla madonna di Loreto. Stiamo parlando di due percorsi ritrovati, che diventano una nuova dorsale.
In questi mesi le presenze che registriamo – sia di turisti italiani che di turisti stranieri – sono nettamente superiore a quelle dello scorso anno.
Io sono arrivato da Fiorentino a Siena, con grande umiltà e spirito di servizio. Un altro mio collega assessore è lucchese. Ma ora ci sentiamo a tutti gli effetti cittadini acquisiti.
Avevo fatto l’assessore a Firenze, nel tempo della Prima Repubblica, un’era geologica fa.
(Ride). I senesi mi stanno studiando. Mi rendo conto anch’io che un fiorentino a Siena non è…. facilissimo da sostenere.
Per certi versi ho una fortuna, che è quella di non avere vincoli di condizionamento.
Sento, credo di poter di operare nell’interesse esclusivo della città: non ho rapporti economici, familiari, ambientali che mi condizionino. Posso fare delle scelte su cui probabilmente un senese meriterebbe dieci volte. E non certo per cattiva volontà.
Che dire? Ho quasi sessant’anni, ero stato eletto con la Democrazia Cristiana nel 1990 come consigliere. Ho una storia lunga, e una identità politica che ormai esprimono solo una formazione culturale.
Non ho leader a cui rispondere, non ho clientes da accontentare.
Rispondo solo al sindaco, alla giunta e al suo programma, alla città. Mi sono convinto, a trent’anni dalla mia prima elezione, che per fare bene questo mestiere bisognerebbe spogliarsi delle identità politiche.
Non ho pregiudizi verso nessuno. La mia vita è finalizzata esclusivamente a valorizzare le persone. Ho una bella squadra, credo di selezionare chi lavora con me in assessorato, solo sulla base di competenze e progetti.
In fondo è semplice. Favorire l’arrivo e la permanenza del più alto numero dei turisti sul nostro territorio. Aiutare e sostenere gli operatori nella loro attività.
Nel secolo scorso? In Lettere e Filosofia, ho fatto la tesi sul “Petit Jean”, il primo romanzo della letteratura francese. La dimensione e la prospettiva dello storico e l’amore per la cultura, come elemento di ricchezza, mi servono anche nel lavoro di oggi. In fondo, dalle contrade alle colline, ai vicoli architettonici, noi al resto del mondo non “vendiamo” altro che la nostra storia.
(Ride). Quasi tutto. Un giorno alla settimana sono a Firenze, tutto il resto del mio tempo lo passo a Siena. E per fortuna.
Ho potuto immergermi nel territorio. Scoprirlo, apprezzarlo.
Abbiamo realizzato un Convention bureau. Vogliamo mettere insieme poi operatori, farli uscire dalla vecchia mentalità, quella per cui ognuno lavora solo sul proprio orticello.
Siamo impegnati a favorire i due settori strategici che vogliamo sviluppare nei prossimi anni: la convegnistica e i matrimoni.
Certo. È una opportunità di organizzare eventi unici che offriamo al resto del mondo. Ed è una grande opportunità economica.
A chiunque voglia condividere con noi la festa più importante della sua vita. Abbiamo già uno slogan.
“Sposarsi a Siena un matrimonio fuori dal Comune”.
Vogliamo che grazie a questa opportunità si scoprano i segreti della città.
Incrementare le visite ai bottini trenta chilometri di città sotterranea costituiti nel 1370.
Ma anche una infrastruttura millenaria. Questo acquedotto ancora funziona ed è visitabile.
Vorrei portare il grande pubblico a visitare i diciassette musei di contrada di fronte a cui si resta estasiati. Dopo il Covid saremo più forti di prima. Conosce il nostro slogan più bello??
Nooo! “Si you again. Si, come Siena, non come il verbo, to see. È il nostro piccolo gioco di parole motivazionale.
(Ultimo sorriso). “Vediamoci ancora”. Ma a Siena.
