Il Green Deal e il Clean Industrial Act per vincere le sfide della transizione ecologica e energetica
La situazione sullo scacchiere geopolitico stà mutando radicalmente scenari, agenda e priorità a livello mondiale. A risentirne anche gli approvvigionamenti energetici e di materie prime e il contrasto ai cambiamenti climatici, che sempre di più indirizzano le politiche dell’Unione Europea verso transizione ecologica ed energetica, e portano avanti le sfide della neutralità climatica al 2050, e il raggiungimento dell’obiettivo di contrastare i cambiamenti climatici e ridurre le dipendenze energetiche e di materie prime.
A partire dal 2019 in particolare con il Green Deal Europeo la Commissione Europea ha avviato una politica fortemente improntata verso la sostenibilità, con la quale era richiesta a numerosi settori economici, tra i quali trasporti, industria, energia e agricoltura di partecipare alle sfide della transizione ecologica e energetica. Sulla strada tracciata dal Green Deal, lo scorso 26 febbraio la Presidente della Commissione
Europea Ursula Von Der Leyen in occasione del vertice dell’industria europea ad Anversa ha presentato il Clean Industrial Act, accordo con il quale garantire un futuro alle politiche di decarbonizzazione e potenziare la competitività del settore energetico e industriale dell’Unione.
Quattro le priorità dell’ accordo
Le quattro priorità, come elencato dalla Presidente Von Der Leyen, sulle quali quali si basa l’accordo sono rappresentate da riduzione delle emissioni, circolarità, da riduzione dei costi energetici, e dalla maggiore competitività per contrastare la concorrenza globale.
In quest’occasione la Presidente ha ribadito come l’Unione sia vicino all’obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% nel 2030, le emissioni del settore energetico siano diminuite del 10% e il consumo di energia sia aumentato del 1% con i costi di produzione lievitati soprattutto per le industrie energivore, per questo è necessario sfruttare le tecnologie per produrre energia pulita, di cui l’Unione è ricca, per combattere la concorrenza. Non solo energie pulite ma anche circolarità infatti un terzo di tutte le aziende del settore sono presenti in Europa, e nonostante questo continuiamo ad inviare quantitativi importanti di rifiuti in Cina, invece di avviarle al circuito dell’economia circolare.
La stessa Presidente Von Der Leyen fin dalla presentazione delle linee programmatiche del proprio mandato ha posto l’attenzione sull’importanza dell’accordo e come in questo modo sarà possibile accedere a fonti energetiche e materie prime sostenibili e sicure per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni climalteranti del 90% fin dal 2040. Obiettivo da inserire nella legge europea sul clima attraverso l’istituzione dell’Industrial Decarbonisation Accelerator Act, che possa supportare industrie e aziende nel processo di transizione, in particolare per i settori ad alta intensità energetica. Con questo accordo si pone l’attenzione su quanto, nonostante la dipendenza energetica dalla Russia si sia ridotta, un migliore funzionamento del mercato sia in grado di abbassare i prezzi e garantire vantaggi per i consumatori dai minori costi derivanti dall’ utilizzo di energia pulita.
Come precisato dalla Presidente Von Der Leyen sarà necessario puntare su energia pulita, quindi fonti rinnovabili, tecnologie a basse emissioni di carbonio, capacità di stoccaggio, infrastrutture di trasporto per la CO 2 catturata, digitalizzazione del sistema energetico, sviluppo dell’idrogeno.

Un accordo da 100 miliardi
Le risorse destinate al Clean Industrial Deal ammontano a oltre 100 miliardi con la Commissione Europea che dovrà stimolare gli investimenti privati oltre a migliorare gli aiuti di stato a sostegno degli obiettivi del Clean Industrial Deal. Le entrate dovranno provenire da una banca per la decarbonizzazione industriale, che reperirà fondi dall’ ETS, Emission Trading System e dalla revisione di InvestEu, oltre a 6 miliardi del Fondo per l’Innovazione nel 2025 per la produzione di batterie, della banca dell’idrogeno e la decarbonizzazione industriale.
La necessità di interventi nel settore energetico richiede la riduzione dei tempi per l’implementazione dei progetti di rete, lo stoccaggio di energia e le fonti rinnovabili, che andranno finanziati da aiuti di stato di lunga durata. La Commissione Europea sosterrà gli stati nel recepimento e nell’implementazione della legislazione in materia di autorizzazioni, inserendo nel già citato Decarbonisation Accelerator Act misure per l’ottenimento dei permessi per l’impiego su scala industriale dell’energia garantendo le tutele ambientali e proteggendo la salute umana. Alla base di questi interventi regolamenti già in essere, il Ten E, Critical Raw Material Act e Net Zero Industry Act.
Uno degli elementi cardine dell’accordo è rappresentato dal piano di azione per l’energia accessibile, grazie al quale rendere più competitivi i settori industriali energivori, come l’acciaio, i prodotti chimici, ecc, attraverso la riduzione dei costi delle bollette, il ricorso a tecnologie pulite e all’economia circolare.
Obiettivo da raggiungere grazie alla garanzia dell’accessibilità delle bollette elettriche, attraverso una metodologia per una maggiore efficienza della rete e tariffe incentivanti, oltre a raccomandazioni agli stati membri per ridurre le tasse sull’elettricità e il costo della fornitura di energia elettrica, con azioni che promuovano contratti di fornitura a lungo termine, accelerino l’iter autorizzativo dei progetti energetici, oltre al rafforzamento della rete, che potrebbe ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità anche del 40% nell’Unione.
Garantire il buon funzionamento dei mercati del gas agendo sul potere di acquisto dell’Unione, che possa permettere un migliore accordo per le importazioni di gas naturale, proteggere gli acquisti dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili. Sostenere il mercato dell’efficienza energetica attraverso l’adozione della European Energy Efficiency Financing Coalition, iniziativa della Commissione Europea per il miglioramento di azioni in questo settore, e l’aggiornamento delle norme sull’etichettatura energetica e l’ecodesign per i prodotti.
Creare una Unione Energetica, che fornisca energia sicura, sostenibile, competitiva e accessibile e prevenga l’aumento dei costi. Garantire la sicurezza dell’approvvigionamento per mantenere i prezzi stabili e evitare che l’Unione sia ostaggio della situazione geopolitica, di attacchi informatici, calamità naturali, ecc. Garantire l’accessibilità economica dell’energia nel caso di crisi dei prezzi dell’energia, attraverso misure di incentivo della riduzione della domanda in certi periodi e la collaborazione con i gestori dei sistemi di trasmissione e le autorità di regolamentazione per l’aumento dei flussi di energia.
Il sostegno alla decarbonizzazione industriale deve prevedere l’adozione negli appalti di criteri di sostenibilità e l’utilizzo prodotti di provenienza unionale (made in Europe), l’adozione di un quadro di aiuti di stato che possano portare ad un maggiore impiego delle energie rinnovabili e decarbonizzino l’industria; il rafforzamento del fondo per l’innovazione e la creazione di una banca per la
decarbonizzazione industriale, anche attraverso entrate garantite dal già citato ETS, l’Emission Trading System, sistema di scambi di quote di emissioni di gas ad effetto serra all’interno dell’Unione, e InvestEu, quest’ultimo in particolare dovrà mobilitare oltre 50 miliardi non solo per tecnologie pulite, ma anche per mobilità sostenibile e riduzione dei rifiuti.

L’accordo prevede che l’Unione Europea garantisca l’accesso alle materie prime critiche e ricorra a fornitori affidabili attraverso una strategia di economia circolare, che possa permettere alle aziende di riunirsi nella domanda di materie prime, creare un centro per le materie prime critiche, l’EU Critical Raw Material Center. Entro il 2026 dovrà entrare in vigore un atto legislativo sull’economia circolare in grado di garantire la circolarità di materiali rari, ridurre le dipendenze e creare posti di lavoro specializzati, per raggiungere un
tasso di circolarità del 24% entro il 2030
Data l’estrema volatilità dello scenario geopolitico è necessario affidarsi a partner sicuri con i quali stipulare accordi commerciali e lanciare un partenariato per commercio e investimenti puliti grazie al quale diversificare le catene di fornitura; adottare strumenti che stabilizzino il prezzo del carbonio emesso durante la produzione di beni ad alta intensità emissiva.
Non da ultimo la transizione necessiterà di una adeguata forza lavoro che possa sostenere la transizione verso un’economia più sostenibile, con un finanziamento di oltre 90 milioni di euro attraverso il programma Erasmus + dovrebbero essere creati oltre 500 mila nuovi posti di lavoro qualificati.
