UN ATENEO CHE PUNTA A VALORIZZARE I TALENTI

Inaugurazione del 679° anno accademico dell’Università di Pisa: arriva in Sapienza anche il Ministro della Salute Orazio Schillaci.

APPROFONDIMENTO
Francesca Franceschi
UN ATENEO CHE PUNTA A VALORIZZARE I TALENTI

Inaugurazione del 679° anno accademico dell’Università di Pisa: arriva in Sapienza anche il Ministro della Salute Orazio Schillaci.

È una università che vuole valorizzare i talenti senza lasciare indietro nessuno quella delineata dal rettore Riccardo Zucchi all’inaugurazione de 679° anno accademico 2022/2023 dell’Università di Pisa, prima cerimonia a quattro mesi dall’insediamento a Palazzo alla Giornata.

Una università aperta agli studenti, integrata con le Scuole di eccellenza e gli enti di ricerca per valorizzare il Sistema Pisa e il suo enorme potenziale di conoscenza, consapevole che per crescere avrà bisogno della partecipazione attiva della città e di tutte le istituzioni locali. Una università, infine, che sempre più dovrà mettere al centro l’idea di comunità.

Il primo obiettivo – ha sottolineato il professor Zucchiè rafforzare la coesione di tutte le componenti del nostro mondo: docenti, personale tecnico amministrativo e popolazione studentesca, che devono essere ascoltati e coinvolti attivamente nella gestione dell’ateneo. Sto cercando di farlo. Abbiamo aperto tavoli e costituito gruppi di lavoro per la revisione dello statuto e per affrontare una serie di questioni specifiche.”

Prima dei saluti istituzionali del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e del sindaco di Pisa, Michele Conti, la cerimonia è stata aperta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Università e giovani sono stati i temi affrontati dall’ex rettore dell’Università Tor Vergata di Roma. “Io credo che i nostri atenei – ha detto– possano contare su un punto di forza che dobbiamo continuare a preservare, ovvero di essere rimasti luoghi di condivisione dei valori, di sviluppo del pensiero critico e del senso di appartenenza alla comunità. Il valore dell’università non risiede, infatti, solo nella sua funzione di trasmissione di conoscenze e di saperi ma nella capacità di formare adeguatamente la generazione futura affinché sappia governare le sfide che verranno.”

Come ministro della Salute ha citato il dovere etico di salvaguardare la sostenibilità della sanità, fedele ai principi di universalità, equità e solidarietà, e sottolineato l’impegno a “investire nei giovani, che significa creare le condizioni perché tornino a considerare attrattivo il servizio sanitario nazionale e che lavorare nella sanità pubblica sia gratificante sia dal punto di vista economico che di valorizzazione professionale.”

In chiusura, prima dell’omaggio musicale a cura del Coro dell’Università, è intervenuta la professoressa Emanuela Navarretta, giudice della Corte Costituzionale e docente di Diritto privato al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo pisano, con una prolusione sul tema del diritto alla salute.

 

Di seguito il testo integrale del discorso tenuto dal Ministro Orazio Schillaci:

Buongiorno, desidero rivolgere il mio saluto e il mio ringraziamento al Rettore Riccardo Zucchi, al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, al sindaco di Pisa, Michele Conti, a tutti i docenti, ai rappresentanti degli studenti, al personale amministrativo e a tutti i presenti.

Sono particolarmente onorato di partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico di uno degli Atenei più prestigiosi di Italia che ha formato nei secoli uomini di scienza come Galileo Galilei e Premi Nobel, come Giosuè Carducci, Enrico Fermi e più recentemente Carlo Rubbia, testimoniando il ruolo che ricoprono le università nel progresso della società. C’è un interrogativo che spesso torna nel dibattito pubblico: se il sistema universitario italiano sia ancora capace di fornire ai nostri giovani gli strumenti per guidare e vivere il cambiamento. Io credo che i nostri atenei possano contare su un punto di forza che dobbiamo continuare a preservare, ovvero di essere rimasti luoghi di condivisione dei valori, di sviluppo del pensiero critico e del senso di appartenenza alla comunità. Il valore dell’università non risiede, infatti, solo nella sua funzione di trasmissione di conoscenze e di saperi ma nella capacità di formare adeguatamente la generazione futura affinché sappia governare le sfide che verranno, mettendo al servizio di tutti le opportunità che derivano dalle conoscenze acquisite.

Proprio la capacità di saper anticipare i mutamenti in atto, il rapporto costante e costruttivo con il territorio, la partecipazione ai network di ricerca internazionali, fattori strategici che devono caratterizzare le università di oggi, sono all’origine del riconoscimento e del prestigio di cui gode nel panorama internazionale quest’Università che non ha mai smesso di interrogarsi sul presente per meglio affrontare le sfide del futuro. Quello che sarà l’Italia domani, infatti, lo determiniamo oggi. Da Ministro della Salute, vedendo tanti giovani in quest’aula sento ancor di più il dovere etico di non sprecare le opportunità presenti e di mettere in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare la sostenibilità della sanità e consegnare alle future generazioni un Servizio Sanitario Nazionale che, nel rispetto dell’art.32 della Costituzione, resti fedele ai principi di universalità, equità e solidarietà.

Paradossalmente è stata l’emergenza sanitaria a farci scoprire il valore inestimabile del nostro sistema sanitario. In questi anni abbiamo compreso che rafforzare la tutela del bene salute significa investire nella tenuta economica e sociale della comunità, che solo grazie alla ricerca siamo riusciti in breve tempo ad avere vaccini e farmaci che ci hanno permesso di gettarci alle spalle la più grave pandemia dal secondo dopoguerra. Oggi sta prendendo finalmente concretezza quel cambiamento culturale, atteso da anni, che guarda alla salute non più come un costo, ma come un investimento. Ciò ha reso possibile porre fine a una politica decennale di definanziamento che ha messo a rischio la sostenibilità del sistema sanitario, e di stanziare per la sanità oltre 7 miliardi in 3 anni. Ma oltre alle risorse economiche abbiamo bisogno di una visione strategica che ci consenta di rispondere alle transizioni epidemiologiche, demografiche e tecnologiche intervenute negli ultimi anni. Gli ambiti su cui intervenire sono tanti, tra questi rientra la valorizzazione della ricerca senza la quale non riusciremo ad aprirci alle innovazioni e senza innovazioni non sono possibili cambiamenti e progressi, grazie ai quali possiamo dare risposte concrete ai bisogni sanitari emergenti. Penso alla grande opportunità che deriva dallo sviluppo delle innovazioni tecnologiche sempre più necessarie per offrire cure di prossimità, grazie alla telemedicina e alla teleassistenza, agli over 65 che nel 2050 rappresenteranno il 35 %della popolazione.

E ancora al ruolo della ricerca sanitaria per poter disporre di terapie innovative e di tecnologie avanzate che si tradurranno in vantaggi in termine di salute per i cittadini e di economicità, efficienza, appropriatezza ed efficacia del sistema sanitario. Quest’ateneo ha mostrato consapevolezza dell’importanza della valorizzazione della ricerca, della condivisione delle conoscenze a livello internazionale come testimonia la partecipazione all’ European Cancer Imaging Initiative, che consentirà di collegare le risorse e le banche dati dell’Unione Europea, assicurando alla comunità scientifica di accedere a grandi quantità di dati di imaging dei tumori. Un progetto che si concretizzerà nello sviluppo della medicina personalizzata, della diagnostica e delle terapie oncologiche di cui beneficeranno milioni di cittadini.

Sono queste le buone pratiche che rendono eccellente il nostro sistema universitario, che va sostenuto e valorizzato con maggiore determinazione e coraggio. L’università deve quindi guardare a questa prospettiva nella consapevolezza di dover preparare i professionisti di domani capaci di utilizzare al meglio le tecnologie più avanzate a partire dall’intelligenza artificiale. Professionisti che nella gestione di sistemi tecnologici complessi e sofisticati non dovranno mai rinunciare alla capacità di sintesi e alla responsabilità decisionale propria appunto della professione medica. La formazione dei futuri professionisti non può prescindere, inoltre, dall’acquisizione di conoscenze e competenze trasversali in considerazione del contesto globale, anche in materia di sanità pubblica, in cui saranno chiamati a operare.

La pandemia da Covid19, come altre epidemie, ha dimostrato quanto sia indispensabile un approccio olistico alla salute: salute umana, sanità animale e tutela dell’ambiente sono tra loro interdipendenti e richiedono professionalità in grado di gestire la sfida del nuovo paradigma della sanità pubblica in ottica One Health e Planetary Health. Il capitale umano è la leva essenziale della sanità pubblica, nessuna innovazione tecnologica lo potrà sostituire. Oggi stiamo affrontando un problema oggettivo di carenza dei professionisti sanitari scontando una programmazione del numero di accesso alla Facoltà di Medicina che in passato non ha saputo tenere conto delle reali esigenze della Nazione. Ecco perché siamo impegnati, con il Ministero dell’Università, a definire il fabbisogno di medici coniugandolo con l’offerta che arriva dalle Università. Così come stiamo affrontando il tema delle borse delle scuole di specializzazione: i numeri dei contratti che non sono stati assegnati o che sono stati abbandonati sono preoccupanti, specialmente l’area della medicina di emergenza-urgenza vede una vera e propria fuga dei giovani medici. Investire nei giovani significa creare le condizioni perché tornino a considerare attrattivo il servizio sanitario nazionale e che lavorare nella sanità pubblica sia gratificante sia dal punto di vista economico che di valorizzazione professionale. L’impegno sinergico con l’Università è fondamentale per raggiungere questi obiettivi e offrire agli aspiranti medici un futuro di crescita ed eccellenza in Italia. Buon anno accademico a tutti.