Un mestiere difficile anche se bello: quello di rappresentare gli elettori.

L’ analisi del prof. Ranieri Razzante e le indagini a Genova con lo sfondo di Hamas

APPROFONDIMENTO
Redazione
Un mestiere difficile anche se bello: quello di rappresentare gli elettori.

L’ analisi del prof. Ranieri Razzante e le indagini a Genova con lo sfondo di Hamas

Un favore indiretto anche ai legittimi manifestanti per la causa palestinese. Inquadrerei così l’utilità sociale dell’operazione contro i presunti finanziatori dei terroristi di Hamas di cui tanto si parla in questi giorni. Le nostre forze dell’ordine, mai troppo ringraziate anche in questo caso da gruppi (per fortuna sparuti ma pericolosamente in crescita) di facinorosi della politica e dei centri sociali antisistema, hanno non solo assicurato alla giustizia (che ovviamente avrà l’ultima parola come prevede la legge) dei potenziali terroristi, ma hanno restituito la dignità a tutti coloro che desiderano legittimamente esprimere nel nostro paese il dissenso contro la guerra tra Israele e hamas. In questa sede non voglio indugiare su alcuna delle ragioni politiche, perché mi preme sottolineare, da tecnico, che il monitoraggio delle risorse finanziarie incamerate dai terroristi e dalle associazioni mafiose, italiane e internazionali, nel nostro paese è attivo da tempo. E mostra ancora una volta di funzionare. Non esiste infatti una associazione malavitosa o eversiva che possa perseguire la sua strategia senza ingenti risorse finanziarie. Gli investimenti necessari soprattutto al mantenimento delle reti degli affiliati e delle loro famiglie sono corposi, aggiunti a quelli per il sostenimento della imponente logistica e della dislocazione territoriale. Bisogna mantenere un “avviamento”, come si direbbe in gergo aziendalistico, della struttura dedita al crimine. Essa va tra l’altro adeguata ai tempi, prevedendo oggi, ad esempio, gli investimenti nelle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale e i criptoasset. Le indagini in corso stanno mostrando ciò che noi studiosi adombravamo da tempo (mi permetto di rinviare anche a miei numerosi scritti), così come qualche investigatore e politico lungimiranti. Dietro al conflitto israelo-palestinese ( ma come in altri) si muovono interessi economici, associati a quelli politici e sociali, che devono passare anche da canali per lo più legittimi e insospettabili. Da vari anni il Gafi, il Gruppo di azione finanziaria internazionale, che si dedica al contrasto del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, sta raccomandando l’attenzione su onlus, associazioni caritatevoli, ong, che possono prestarsi, più o meno inconsapevolmente, ad essere veicoli di denaro diretto a falangi terroristiche. Peraltro ciò è già successo con ISIS e Al Quaeda, per cui non si vede come Hamas avrebbe potuto rimanerne fuori. Il nostro paese segue direttive internazionali ed europee, e lo fa con scrupolo da anni, a prescindere dai governi. Forse è il caso di ricordare che non sono i governi, i politici, i cittadini ad ordinare gli arresti. C’e’ un organo precostituito e neutrale, la magistratura per l’appunto, che, a vari livelli, anche questa volta si è mossa per fortuna per ordinare provvedimenti restrittivi nei confronti di sospettati che manifestavano gli indizi previsti dal codice di procedura penale. Non è mai troppo ricordare che questi provvedimenti dovranno diventare definitivi per affermare una colpevolezza. Ma che si voglia dire che questo era un gruppo di ragazzi dediti alla carità e ad attività di rieducazione sociale, e che vadano lasciati stare perché si muovevano per una causa giusta, ricordo che può integrare reato a sua volta. Il fiancheggiamento del terrorismo e della violenza, l’apologia, l’istigazione (dovrebbero dirlo in molti di piu’ di noi!) costituiscono reato, a meno che non si modifichino i codici e la Costituzione, italiana ed europea. Se si manifestano idee violente, di qualsiasi natura, si viene attenzionati, ovunque ciò avvenga. In piazza o al supermercato, al mare o in montagna. Non capisco perché sia così difficile da metabolizzare. E, per inciso, le forze di polizia sono a proteggere i buoni, non i cattivi. Non ci sarebbe ragione che esse presidino il territorio in democrazia, perché ciascuno di noi per fortuna può fare ciò che vuole e circolare in libertà. Ma con uguali diritti. Coloro che vogliono limitare quelli delle maggioranze pacifiche (e, mi si consenta, anche silenziose) sono fuorilegge, e, per cortesia, facciano altro, se non vogliono incorrere nei giusti rigori delle leggi che proteggono i nostri spazi liberi. La politica tutta si schieri, e soprattutto chi ha visibilità pubblica stia molto attento al suo parlare, perché ha scelto un mestiere difficile anche se bello: quello di rappresentare gli elettori.

Prof. Avv. Ranieri Razzante

Docente Cybercrime & Homeland Security Università di Perugia

Componente Comitato Esperti UIF

Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

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