Una geolocalizzazione dei gap idrici in Europa e nel mondo per conoscere quali siano le aree geografiche più a rischio di rimanere a corto di approvvigionamento di acqua.
È quello che consente di fare la World Water Map, lo strumento interattivo messo a punto dal l’organizzazione no profit, National Geographic Society, in collaborazione con l’Università di Utrecht.
Attraverso le variazioni segnalate dalla mappa infatti sarà possibile comprendere come stiano evolvendo domanda e offerta della risorsa più preziosa per la vita sul nostro Pianeta e cecare di controllare i consumi, eliminando utilizzi superflui e dispersioni dell’oro blu.
Il riscaldamento globale e la conseguente siccità hanno già da tempo indotto molti governi ad adottare misure contenitive rispetto all’utilizzo delle risorse idriche, ma resta il fatto che, attualmente, il consumo di acqua, soprattutto nei Paesi europei e soprattutto per usi domestici, agricoli e industriali, ha superato di otto volte quello di un secolo fa.

La World Water Map consentirà pertanto di individuare i luoghi nei quali la domanda di acqua supera le risorse idriche disponibili e rigenerabili, rilevando inoltre quali sono i principali fattori che determinano la domanda nelle diverse aree. Tramite il suo utilizzo, sarà anche possibile selezionare un determinato luogo e verificare se le forniture idriche locali soddisfino o meno la domanda di acqua.
In Europa, per esempio, è stata proprio l’Italia a registrare il più grave gap idrico nel 2019, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati. A prosciugare le nostre riserve sono stati in particolare il settore industriale e quello agricolo, seppure risulti piuttosto elevato anche il consumo di acqua per usi domestici. Il gap è stato evidente soprattutto lungo la costa adriatica dove il divario far domanda e offerta si è attestato a 1,5 chilometri cubi di acqua.
Seconda a ruota, la Bulgaria, con un gap idrico pari a 1,2 chilometri cubi, anche qui principalmente a causa della domanda industriale (che ha costretto al razionamento domestico) e ad una scarsità di risorse legata a progetti di dighe non completati.
Non vanno meglio Malta e la Spagna meridionale e orientale, il Portogallo meridionale e la Francia occidentale che pure devono far fronte a carenze idriche più elevate rispetto alla media europea.
Ampliando lo sguardo sulla mappa, l‘India ha dovuto pompare più acque sotterranee di qualsiasi altro Paese, soprattutto per l’irrigazione. Anche il Pakistan, insieme a parti della Cina nord-orientale, deve far fronte a un grave deficit idrico dovuto alle esigenze di irrigazione e, a Città del Messico, sono 23 milioni le persone minacciate da problemi di approvvigionamento; di queste, il 30%, già non gode di una fornitura affidabile.

Negli Stati Uniti, la California è lo Stato con il più grave deficit idrico, dovuto all’irrigazione e all’industria. Qui, la scorsa estate, Los Angeles ha dovuto affrontare le più severe restrizioni sull’utilizzo dell’acqua.
Il Giappone, infine, dove le fabbriche hanno esaurito le acque sotterranee già dagli anni Sessanta, sta imponendo restrizioni al pompaggio delle acque sotterranee e costruendo dighe e serbatoi.
In questo contesto, la World Water Map rappresenta uno strumento di monitoraggio fondamentale per la pianificazione di politiche atte a regolamentare l’utilizzo delle risorse idriche, soprattutto in agricoltura e nel settore industriale, limitando e prevenendo al contempo le perdite della rete e cercando così di garantire una quantità sufficiente per le esigenze di base delle comunità.
