Lo studio del capitale naturale, di cui la biodiversità rappresenta un pilastro fondamentale, è sempre più importante per orientare le scelte politiche in materia ambientale da parte delle amministrazioni comunali e difendere il futuro delle comunità senza interferire con i sistemi naturali ma cercando di migliorarli sfruttandone le potenzialità e rendendo i cittadini sempre più protagonisti anche in materia ambientale.
Su queste premesse si inserisce ÉVRgreen, progetto nato dalla sinergia tra le università di Verona e Padova e il comune scaligero con l’obiettivo di proporre strategie volte allo studio e alla valorizzazione del capitale naturale e dei sevizi ecosistemici offerti dal verde urbano, anche attraverso il fondamentale coinvolgimento della cittadinanza. Nello specifico il progetto è incentrato sul territorio comunale di Verona ma potrà essere replicato, tenendo conto delle specificità locali, anche in altre realtà urbane.
Per entrare nel merito del progetto abbiamo intervistato due delle protagoniste Linda Avesani, Professoressa Associata di genetica agraria del dipartimento di biotecnologie dell’Università degli Studi di Verona e la Dott.ssa Federica Guadagnini della Direzione Ambiente e Transizione Ecologica del Comune di Verona.
Il progetto ha l’ambizioso obiettivo di monitorare e migliorare la salute ecosistemica della città di Verona utilizzando un approccio scientifico, andando ad identificare quegli interventi efficaci per ottimizzare i servizi ecosistemici, ossia tutti quei benefici che la natura è in grado di fornire alla comunità, come ad esempio la
purificazione dell’aria, la regolazione delle temperature o la gestione delle acque piovane. É ormai assodato come la presenza di spazi verdi migliori la salute e la qualità della vita dei cittadini. Questi servizi migliorano la qualità della vita in ambito urbano, e sono riconosciuti come prioritari nella Strategia Nazionale sulla Biodiversità proprio per il loro ruolo essenziale per vita sul pianeta e per il benessere umano.
Capofila del progetto è l’Università di Verona con cinque dipartimenti: Biotecnologie (coordinatore), Diagnostica e Sanità Pubblica, Scienze Giuridiche, Scienze Umane e Neuroscienze, Biomedicina e Movimento. Tra i principali partner ci sono poi il dipartimento TESAF (Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova) e il Comune di Verona. Sono inoltre coinvolte ARPAV (Azienda Regionale per la protezione ambientale del Veneto) AMIA (Azienda Multiservizi di Igiene Ambientale di Verona) e una rete di numerose associazioni cittadine, impegnate in temi di tutela ambientale e salvaguardia della biodiversità. La collaborazione con il tessuto associativo locale è fondamentale per connettere il progetto con il territorio e
sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di proteggere gli ecosistemi urbani. Fondamentale poi il legame con le scuole, in particolare con la RETE SOS che ci sta affiancando in un vasto progetto di ricognizione di bio-indicatori per valutare la qualità dell’aria sul suolo comunale.

Il progetto è stato avviato ufficialmente a febbraio 2024 e, nei primi mesi si è concentrato sulle attività di monitoraggio. È stato sviluppato un set di indicatori ambientali e bio-indicatori per analizzare lo stato degli ecosistemi cittadini. L’installazione delle centraline per il monitoraggio della temperatura è stata completata, e si sta ultimando quella per le polveri sottili PM10 e PM2.5. Lo scorso settembre è stato lanciato un programma di citizen science mediante la rete SOS, che coinvolge le scuole superiori di Verona, per studiare i licheni, organismi che agiscono come bio-indicatori della qualità dell’aria. Questi organismi, grazie alla loro particolare sensibilità agli inquinanti atmosferici, forniscono dati chiari e facilmente accessibili sulla salute ambientale.
Tra le difficoltà riscontrate finora, spiccano la complessità nell’individuazione dei siti di monitoraggio e la necessità di ottenere le autorizzazioni per l’installazione delle apparecchiature. Nonostante queste sfide, i lavori stanno proseguendo nei tempi previsti, con l’obiettivo di raccogliere dati fondamentali per definire le strategie
future.
Le associazioni locali sono state coinvolte in varie fasi del progetto e hanno accolto con entusiasmo la sua impostazione e i suoi obiettivi. Il loro apporto sarà cruciale, in particolare, nella fase di diffusione dei risultati e nella sensibilizzazione della popolazione. La partecipazione della cittadinanza è fondamentale, poiché il
progetto mira a ottimizzare i servizi ecosistemici della città, e quindi ad identificare le trasformazioni urbane utili allo scopo. Possibili interventi, come la creazione di nuove aree verdi, la modifica di aree destinate ad altri usi o la revisione della viabilità, possono talvolta essere percepiti come cambiamenti impegnativi, tuttavia, si tratta di scelte necessarie per costruire una città più verde, resiliente e sana nel lungo termine.
Grazie al supporto delle associazioni, ÉVRgreen punta a instaurare un dialogo costruttivo con la cittadinanza, spiegando come queste possano contribuire a migliorare la qualità della vita. Investire oggi nella natura e negli ecosistemi urbani significa garantire benefici concreti per le generazioni attuali e future, e rendere così Verona un modello di sostenibilità e benessere.
Il nostro ruolo passa attraverso il monitoraggio della biodiversità, in particolare noi ci occuperemo di monitoraggio della biodiversità vegetale grazie all’impiego delle arnie urbane.

Prendere spunto da realtà internazionali, dove la forestazione urbana è già una priorità, è certamente utile, adattare le strategie alle peculiarità locali. Nel contesto di ÉVRgreen, le cosiddette “nature based Solution” sono integrate in una strategia più ampia, che tiene conto delle specificità del territorio veronese. La progettazione di scenari “ad hoc” per la nostra città resta un punto fondamentale. Ogni città, infatti, a un proprio contesto geografico, culturale e sociale che deve essere preso in considerazione per attuare interventi efficaci e sostenibili. Per questo motivo, il progetto ÉVRgreen si avvale della collaborazione di esperti in urbanistica, come la Professoressa Catherine Dezio dell’Università di Padova, che contribuirà a delineare scenari specifici per Verona, adattando le migliori pratiche globali alla realtà locale.
Conoscere il capitale naturale del verde urbano significa riconoscerne il ruolo fondamentale nella vita quotidiana, dai benefici ecologici offerti, come la purificazione dell’aria e la regolazione del microclima, fino agli aspetti sociali, come il miglioramento del benessere psicofisico. Solamente attraverso una conoscenza approfondita e una consapevolezza condivisa possiamo da un lato proteggere e dall’altro valorizzare il verde urbano in modo adeguato.
In un contesto di cambiamenti climatici sempre più evidenti, la resilienza del verde urbano è una delle sfide che dobbiamo affrontare: pianificare e gestire le aree verdi in modo tale da massimizzarne i benefici ecologici e renderle capaci di adattarsi a condizioni ambientali estreme è determinante per garantire città più vivibili e
sostenibili nel lungo periodo. Direi quindi, che lo slogan si avvicina moltissimo alla missione del progetto: integrare ricerca, pianificazione e azione per costruire un ambiente urbano più verde, sano e resiliente.
La formazione accademica da biotecnologa vegetale specializzata in genetica agraria mi ha sempre spinta a cercare soluzioni concrete e innovative ai problemi più attuali, utilizzando le piante come risorse fondamentali. Il progetto ÉVRgreen, con la ricerca dell’ottimizzazione dei servizi ecosistemici attraverso soluzioni basate sulla natura è in linea con la mia vocazione accademica da genetista agraria, che mi ha permesso di confrontarmi con sfide stimolanti, come lavorare con le piante e grazie ad esse migliorare l’ambiente urbano e rendere la città in cui abito e lavoro più sostenibile e vivibile.
Un aspetto di grande forza di questo progetto è proprio il suo carattere interdisciplinare e inter-settoriale: non si tratta di una semplice iniziativa ambientale, ma di un impegno collettivo, dove ciascuno può trovare il proprio ruolo. Come docente, ho sentito la necessità di andare oltre il mio percorso accademico tradizionale, costruendo una squadra composta da persone motivate e pronte a rispondere alle necessità della città di Verona, che oggi più che mai sente l’urgenza di migliorare la propria qualità della vita. Da questo punto di vista, considero particolarmente preziosa la collaborazione con l’Università di Padova, con il Dipartimento Territorio e sistemi agro forestali, che ci ha permesso di integrare competenze in ambito urbanistico e forestale, completando così il nostro approccio.
Inoltre, la collaborazione con il Comune di Verona è stata determinante: l’Amministrazione ha mostrato grande sensibilità e attenzione verso iniziative analoghe, ha sostenuto il progetto, ascoltando le nostre proposte. Fin dall’inizio ha svolto un ruolo chiave sia nel promuovere le idee che nel fornire supporto operativo, agevolando l’attuazione delle nostre azioni sul territorio. Questa sinergia tra scienza, istituzioni e comunità, sempre più imprescindibile in questo secolo di sfide globali, è ciò che dà al progetto la sua vera forza, consentendoci di guardare al futuro con ottimismo.
Fortemente. E non solo nel mio ruolo di responsabile della comunicazione, ma anche come cittadina veronese. Il progetto avrà potenzialmente un impatto diretto sulla qualità della vita cittadina, un tema che riguarda numerosi aspetti della nostra quotidianità, incluso il mio. La mia estrazione scientifica mi porta anche a considerare le metodologie di lavoro implementate dalle Università di Verona e Padova, come fondamentali per affrontare in modo concreto le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità in ambito urbano.

A ciò si aggiunge la mia esperienza professionale presso il Comune di Verona, che mi permette di comprendere l’importanza di integrare anche la dimensione più sociale del progetto. Ecco che, la comunicazione non è semplicemente una mera attività informativa, ma un processo attraverso il quale sensibilizzare e coinvolgere
attivamente i cittadini, creando consapevolezza e stimolando una partecipazione concreta al cambiamento.
