VERDE D’EUROPA: CHI CE L’HA E CHI NO

Nei Paesi europei si registra una presenza di spazi verdi assai disomogenea a tutto vantaggio dell’area settentrionale del vecchio continente.

AMBIENTE
Redazione
VERDE D’EUROPA: CHI CE L’HA E CHI NO

Nei Paesi europei si registra una presenza di spazi verdi assai disomogenea a tutto vantaggio dell’area settentrionale del vecchio continente.

Secondo Cecil Konijnendijk, direttore di Nature Based Solutions, gli spazi verdi nei centri abitati dovrebbero seguire la regola del 3-30-300 in base alla quale ciascuno di noi dovrebbe poter vedere dalla finestra della propria abitazione almeno 3 alberi, ciascun quartiere, in proporzione alla sua ampiezza, dovrebbe includere almeno un 30% di verde e nessuno di noi, secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dovrebbe vivere a una distanza maggiore di 300 metri da almeno un ettaro di verde.

Tutto molto bello, certamente anche vero, e sicuramente da perseguire, ma, allo stato attuale, le cose non stanno esattamente così.

Limitando lo sguardo all’Europa la distribuzione dei parchi e delle aree verdi nei diversi Paesi è tutt’altro che omogenea: se infatti, secondo un sondaggio di Eurobarometro, in Danimarca, il 100% degli intervistati dichiara di poter accedere facilmente alle aree verdi, ma in Portogallo la percentuale scende al 77% e a Malta al 51%. Ancora, altri dati, mostrano che le cinque città più verdi d’Europa sono nell’ordine Oslo, Zagabria, Lubiana Helsinki e Vilnius e che se a Stoccolma l’80% della popolazione ha accesso a un parco pubblico di prossimità, a Heraklion, in Grecia, tale possibilità si restringe al 20% degli abitanti.

 

 

Progettato in verde

In generale, i Paesi nordici sembrano aver “progettato in verde” molto più dei Paesi dell’Europa meridionale dove da una parte le origini più antiche delle città le ha fatte sviluppare senza tener conto delle future esigenze, e dall’altra una carenza nella pianificazione urbana sembrerebbe aver fatto troppo affidamento sugli spazi verdi circostanti le aree urbane piuttosto che su quelli al loro interno.

Eppure, non solo è stato dimostrato che la presenza di spazi verdi nei centri urbani contribuisce all’innalzamento del benessere psicofisico degli abitanti ma, nell’era della crisi climatica e del riscaldamento globale, aiuta ad abbassare le temperature da 2 a 10°C a seconda delle condizioni specifiche a livello locale.

Abituati a progettare strade e superstrade per le nostre auto, ci siamo dimenticati dell’importanza del verde ma il trend sta fortunatamente cambiando.

Se in molte città europee si moltiplicano i cosiddetti boschi verticali, in generale architetti e urbanisti hanno iniziato a pianificare spazi urbani completi di polmoni verdi fruibili dalla popolazione.

Esempio su tutti è la città di Barcellona: qui il progetto Superilles (Superblocchi) dell’urbanista Salvador Rueda ha iniziato, dal 2016, a chiudere progressivamente molte zone della città alla circolazione delle auto a vantaggio di pedoni e ciclisti e creando aree verdi agli incroci delle strade.

Una rivoluzione radicale che ha naturalmente trovato i suoi oppositori (commercianti preoccupati del calo delle vendite o cittadini spaventati dalla gentrificazione e dall’aumenti dei prezzi delle abitazioni) ma che sta comunque procedendo spedita in direzione della regola del 3-30-300 e del benessere delle persone e dell’ambiente in cui viviamo.