Le origini dello yoga
Il termine “yoga” compare per la prima volta in una raccolta di testi sacri appartenenti ad una popolazione nomade instauratasi nell’India settentrionale circa quattromila anni fa – i Veda. Lo yoga, secondo la tradizione induista, permette di interrompere il ciclo delle rinascite per raggiungere uno stato di beatitudine, liberandosi dalla sofferenza terrena.
Tale interpretazione è imputabile a Patañjali, un filosofo vissuto probabilmente nei primi secoli successivi all’anno zero, che per primo ha messo per iscritto le conoscenze fino ad allora tramandate oralmente nella sua opera chiamata “Yoga Sūtra”. Le quattro sezioni in cui sono divisibili gli aforismi descrivono i principi morali su cui si basa questa filosofia – tra i quali la conoscenza profonda di sé stessi per potersi riscoprire e connettersi con una realtà tutta nuova – ma anche il risvolto pratico, l’azione, che conduce alla liberazione.
Oggi lo yoga è diffuso anche in Occidente dove, però, ha perso la sua connotazione religiosa per orientarsi verso un benessere fisico e mentale ottenuto mediante tecniche di respirazione, rilassamento e ginnastica.
Le diverse tipologie
La pratica dell’Hatha Yoga, quella più comune, ha lo scopo di placare e controllare la propria mente attraverso la regolazione del respiro – Pranayama – e l’assunzione di particolari posizioni – Asana – che indirizzano il flusso delle energie in determinate parti del corpo. In una tipica lezione, si svolge una serie di asana chiamata “Surya Namaskara” – ovvero “Saluto al sole”, in segno di devozione alla sua energia vitalizzante – che si compone di 12 posizioni eseguite per due volte, una per la gamba destra e una per la sinistra, tra cui le più famose sono la posizione del cobra e del cane a faccia in giù.

Particolarmente adatta per le tensioni e rigidità muscolari, si possono ottenere benefici per la schiena, come il miglioramento della postura, ma anche sollievo dallo stress che caratterizza le nostre vite movimentate.
Il Vinyasa Yoga è una variante più dinamica e fluida della precedente, che coordina le asana con la respirazione, ponendo particolare attenzione al passaggio da una asana all’altra per una perfetta armonia ma senza che queste siano prestabilite in ogni lezione.
Oltre a distendere la colonna vertebrale, i movimenti consentono di acquisire forza muscolare e maggiore flessibilità, nonché relax mentale per le endorfine rilasciate durante gli esercizi fisici. Un’altra corrente è chiamata Yin Yoga: differisce dalle altre per il ritmo lento in cui si entra nelle varie asana, che sono mantenute per più tempo così da distendere bene muscoli e tendini di ogni parte del nostro corpo.
Il vantaggio di queste ultime due pratiche risiede nel tempo: la frenesia della vita, con mille impegni, non ci permette di avere un’ora o più a disposizione, magari tre volte a settimana, per seguire un corso in presenza; esistono delle mini-lezioni anche di soli quindici minuti, da svolgere quando lo vogliamo, per rimanere in forma.

Le parole della scienza
A prescindere che si creda alla filosofia orientale o meno, ci sono delle evidenze scientifiche che sottolineano i benefici dello yoga e della meditazione.
Innanzitutto, con il Pranayama possiamo controllare il nostro respiro, rallentandolo, e usare a pieno la nostra capacità polmonare, ottenendo un rilassamento del corpo che permette anche alla nostra mente di calmarsi. Nello yoga, come abbiamo già detto, il Pranayama è associato alle posizioni corporee – in particolare all’ultima posizione, quella del cadavere, in cui ci prendiamo qualche minuto per concentrarci sul respiro – ma si può praticare anche da solo con varie tecniche meditative.
Questi due esercizi, infatti, hanno la capacità di modificare la chimica del cervello, soprattutto modulando la concentrazione del neurotrasmettitore GABA, implicato nella gestione dell’ansia e dello stress, la cui carenza può causare disturbi dell’umore e/o del sonno.
Molteplici sono gli studi, seppur preliminari, che associano un miglioramento dei sintomi di ansia e depressione, come gli attacchi di panico e l’insonnia, con la pratica regolare dello yoga in concomitanza con l’assunzione dei farmaci. Inoltre, questi malesseri colpiscono sempre di più anche i bambini, così come le persone in età adolescenziale: una ricerca su una scuola materna, per la quale veniva sostituita la classica lezione di educazione fisica con lo yoga, ha dimostrato che i bambini mostrano meno disattenzione e iperattività.

Cosa aspetti? Provare per credere!
