“2020, UN’OTTIMA ANNATA” NONOSTANTE IL COVID: VENDEMMIA DI QUALITÀ E IDEE NUOVE PER L’ENOTURISMO

Emanuela Tamburini, presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, tra lockdown e voglia di ripartire. “L’esperienza in cantina non ha eguali: venite a scoprire cosa si nasconde dietro a un bicchiere”

TURISMO
Igor Vanni
“2020, UN’OTTIMA ANNATA” NONOSTANTE IL COVID: VENDEMMIA DI QUALITÀ E IDEE NUOVE PER L’ENOTURISMO

Emanuela Tamburini, presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, tra lockdown e voglia di ripartire. “L’esperienza in cantina non ha eguali: venite a scoprire cosa si nasconde dietro a un bicchiere”

Nonostante tutto, il 2020 in Toscana sarà “Un’ottima annata”, almeno dal punto di vista della produzione di vino. Grappoli carichi e concentrati, uve sane portate in cantina e qualità spiccata nelle future bottiglie, cui fa da contraltare, per forza di cose, una quantità minore del pregiato “nettare degli dei”. A raccontarci la vendemmia e la stagione passata è Emanuela Tamburini, titolare dell’azienda agricola Tamburini ma soprattutto presidente del Movimento Turismo del Vino della Toscana. “La vendemmia è andata molto bene dal punto di vista qualitativo – sottolinea Emanuela Tamburini –, è stata una delle stagioni più idonee da questo punto di vista con uve sane portate in cantina. A volte c’è stato un caldo eccessivo a luglio e agosto che ha dato sbalzi di maturità. Dal punto di vista quantitativo siamo un po’ più bassi della media, ma oggi i produttori puntano più sulla qualità, anche perché c’è stato un crollo di vendite con il Coronavirus e dunque ci sono ancora bottiglie in cantina”.

Vino e turismo, in Toscana, è un binomio quasi indissolubile: come è andata la stagione?

“Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio che dal punto di vista turistico è tra i più conosciuti al mondo: Firenze, San Gimignano, Siena, Arezzo, Pisa, Lucca, chi non le conosce? E il Chianti è tra i brand più conosciuti, mentre Brunello e Bolgheri sono eccellenze mondiali: direi che come enoturismo siamo al top. Questo però ci ha portato a subire maggiormente la crisi a causa della pandemia: tanti B&B, agriturismi e aziende stesse che puntano sulla vendita in cantina, ne hanno risentito. C’è stato un calo importante, di solito qui arrivano i tedeschi fin dal periodo pasquale per continuare fino a ottobre con americani e canadesi: questo mercato è venuto a mancare, con un impatto negativo anche sulle attività del territorio. A fine luglio, agosto e settembre c’è stato il ritorno del turismo italiano, con la riscoperta del nostro territorio. Le aziende vinicole, però, adesso non potrebbero affrontare un nuovo lockdown, perché la Toscana vendeva molto all’estero e nei ristoranti: un anno si regge, due no”.

In periodo di lockdown, l’associazione Movimento Turismo del Vino ha lanciato una bella idea: #Iostappoacasa. Di cosa si tratta?

“Come associazione abbiamo cercato di stare vicino ai nostri soci: siamo tra le più importanti d’Italia, con 90 soci tra aziende vinicole e partner affiliati al settore vinicolo. Abbiamo degli standard precisi per l’accoglienza, per avvicinare i wine lover alle cantine, farli venire in azienda a conoscerci per capire cosa c’è dietro un bicchiere di vino. Si parte dalle degustazioni in bicchieri adeguati, agli standard legali e canonici per una degustazione di qualità all’interno di una cantina. Sono esperienze che ti catapultano in una realtà particolare, perché il vino non è un prodotto industriale ma artigianale, che ogni anno varia: è importante che il consumatore venga travolto da questi racconti e dal lavoro che c’è in cantina. Sono stata eletta presidente a gennaio e c’è stato subito il lockdown che ha sospeso tutti i nostri eventi, quindi abbiamo creato questa campagna per promuovere i vini delle nostre aziende, con pacchetti per fare degustazioni online come se fossimo direttamente in cantina. È stato molto apprezzato. Come associazione portiamo avanti Cantine Aperte, Calici di Stelle, Cantine Aperte in Vendemmia, Cantine Aperte a San Martino e Cantine Aperte a Natale. ‘Iostappoacasa’ lo abbiamo fatto solo in Toscana, siamo riusciti a fare Calici di Stelle ad agosto in presenza, rispettando le regole. Perché la cosa più bella, per noi, è accogliere il wine lover in cantina, ma bisogna adeguarsi al momento e dunque ‘Iostappoacasa’ può essere portato avanti”.

Quali sono gli obiettivi dell’associazione nel breve e medio periodo?

“Continuare a promuovere le attività dei nostri soci, gli incontri con i wine lover, le degustazioni. Stiamo lavorando su Cantine Aperte a Natale, collaborando con blogger: siamo molto carichi per offrire tanto e contribuire a far conoscere questo territorio che non va mai dato per scontato. Il Movimento Turismo del Vino è anche partner del consorzio Bolgheri Sassicaia per formare gli addetti all’enoturismo del domani: accogliere in cantina non è scontato, abbiamo visto che c’era l’esigenza di formare le persone. Grazie alla Fondazione Antinori e al consorzio Bolgheri Sassicaia, abbiamo terminato il primo corso a metà ottobre con ben 230 partecipanti”.

Donne e vino: un binomio che si sta affermando sempre di più.

“Da diversi anni le donne sono alla guida delle aziende vinicole, siamo uscite dalle retrovie. È un bel connubio, con le donne si parla di creatività e di entusiasmo. Perché non dovrebbe esserci una donna a guidare un’azienda vinicola? Prima questo era visto come un lavoro maschile perché si svolgeva prevalentemente nei campi, ma oggi l’azienda non è solo agricola ma è appunto un’azienda, da gestire come tale. Più che un distinguo tra donne e uomini, credo sia semplicemente un percorso personale, che parte dalla formazione e arriva alla storia familiare: prima se una famiglia aveva terre di proprietà, mai avrebbe pensato di lasciarle a una femmina. Un po’ quello che è successo a me: abbiamo l’azienda da 5 generazioni, siamo due sorelle e l’obiettivo di mia mamma era dare un maschio alla famiglia, ma non è arrivato. Poi il problema non si è posto, mi sono laureata in enologia, siamo una piccola azienda familiare e seguiamo tutte le fasi, dal campo alla vendita. La parte produttiva, però, è quella che mi piace di più”.

Oggi si parla sempre più spesso di vini biologici e biodinamici: è solo una moda o c’è di più?

“La volontà è quella di tornare a una maggiore sostenibilità, a un prodotto sano e genuino, che non faccia male all’organismo e alla terra, così tanto sfruttata e che dà segnali di rivolta. È necessario, ora più che mai, produrre vini sostenibili. Per noi e per l’ambiente”.