2,5 MILIARDI PER LE METROPOLI ITALIANE

Lo stanziamento è previsto nel decreto di attuazione del Pnrr: verde, ambiente, mobilità, tessuto sociale e imprenditoriale i settori di intervento. Una rigenerazione che pensa in green.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
2,5 MILIARDI PER LE METROPOLI ITALIANE

Lo stanziamento è previsto nel decreto di attuazione del Pnrr: verde, ambiente, mobilità, tessuto sociale e imprenditoriale i settori di intervento. Una rigenerazione che pensa in green.

Città più sostenibili dal punto di vista della mobilità, più verdi, più socialmente inclusive e con più attenzione a lavoro ed imprenditorialità: è questo l’obiettivo – uno tra i tanti – che il Piano nazionale di ripresa e resilienza si pone. Un traguardo da raggiungere anche abbastanza in fretta, magari tra il 2022 ed il 2026: è questa la forbice temporale entro la quale è previsto lo stanziamento di ben 2,5 miliardi di euro (2.493,79 milioni, per la precisione) che il decreto di attuazione del Pnrr ha già messo nero su bianco. Un investimento importante, con lo scopo di indirizzare la visione delle grandi città italiane nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale ed energetica e quindi di standard di vivibilità più elevati.

Recupero ecosostenibile per città verdi e vivibili
L’idea è quella di innescare processi di rigenerazione urbana e sociale partendo dal recupero di strutture esistenti e di aree pubbliche dismesse o comunque da ripristinare. Interventi assolutamente ecosostenibili che agiscano anche sui trasporti, sul consumo energetico, sull’integrazione tra verde urbano ed infrastrutture ed in generale sulla vivibilità delle città. Insomma, veri e propri progetti di smart cities che, tra l’altro, vedano minimizzato il consumo di suolo edificabile. Ma non solo: sono considerarti obiettivi anche la fusione tra il tessuto urbano e quello extra-urbano, l’annullamento dei deficit infrastrutturali e di mobilità, il recupero di spazi urbani e aree già esistenti. Il tutto con lo scopo di migliorare la qualità della vita. I progetti finanziati dallo stanziamento dovranno inoltre restituire alle comunità una identità attraverso la promozione di attività sociali, culturali ed economiche.

Piani Urbani Integrati
Il decreto di attuazione del Pnrr è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di sabato 6 novembre.

Allo stanziamento di 2.493,79 milioni di euro per il periodo 2022-2026 vanno aggiunti 210 milioni già stanziati dal Decreto legge 59 del 2021. Queste somme andranno a finanziare la linea progettuale «Piani Integrati – M5C2 – Investimento 2.2» che ha l’obiettivo di realizzare Piani urbani integrati dedicati alle periferie delle città metropolitane. Per attuare tali piani si prevede «una pianificazione urbanistica partecipata, con l’obiettivo di trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili, limitando il consumo di suolo edificabile». Questo, in sintesi, il percorso burocratico – amministrativo che dovrebbe permettere alle città italiane di iniziare la trasformazione in smart cities: città più vivibili, meno inquinate, meno trafficate e più sostenibili dal punto di vista energetico. La fetta più grande delle risorse (assegnate in base alla popolazione residente e alla vulnerabilità sociale e materiale, misurata attraverso un apposito indice) va alla città metropolitana di Napoli (351 milioni di euro). A seguire Roma Capitale (330 milioni), Milano (277),  Torino (234), Palermo (196), Catania (186), Bari (182), Firenze (157), Bologna (157), Genova (141),Venezia (140),Messina(132),Reggio Calabria (119) e Cagliari (101).

Pubblico e privato insieme per la rigenerazione urbana
I Piani urbani integrati prevedono anche la possibilità di partecipazione dei privati, attraverso il «Fondo Ripresa Resilienza Italia» nel limite massimo del 25 per cento del costo totale dell’intervento. I progetti di rigenerazione possono inoltre prevedere la presenza di start-up di servizi pubblici e far ricorso alla co-progettazione con il terzo settore. Le città metropolitane, entro il 7 marzo 2022 individueranno i progetti finanziabili all’interno della propria area urbana. I progetti oggetto di finanziamento, il cui costo totale non può essere inferiore a 50 milioni di euro, devono riguardare il riuso e la rifunzionalizzazione in chiave ecosostenibile di aree pubbliche e di strutture edilizie pubbliche esistenti, il miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale. Particolare attenzione va posta al potenziamento dei servizi sociali e culturali e alla promozione delle attività culturali e sportive. Sono inoltre ammessi interventi finalizzati a sostenere progetti legati alle smart cities, con particolare riferimento ai trasporti ed al consumo energetico. Per dare forza agli interventi di rigenerazione delle città metropolitane beneficiarie, è costituita all’interno del «Fondo ripresa resilienza Italia» del quale lo Stato italiano è contributore unico e la cui gestione è affidata alla Banca europea per gli investimenti, una sezione con dotazione di 272 milioni di euro. Si tratta di un fondo tematico dedicato al settore della rigenerazione urbana che serve ad attrarre finanziamenti privati nei progetti di risanamento urbano, a promuovere lo sviluppo di investimenti urbani a lungo termine e a sviluppare canali di prestito nuovi e alternativi, combinando le risorse del Pnrr con quelle private.

“Non arrecare un danno significativo”
I progetti dovranno essere  conformi al principio del Dnsh (Do not significant harm, “Non arrecare un danno significatico”). Si tratta di una serie di indicazioni basate su quanto specificato nella “Tassonomia per la finanza sostenibile” (Regolamento UE 2020/852) adottata per promuovere gli investimenti in progetti verdi e sostenibili. Il Regolamento individua i criteri per determinare come ogni attività economica contribuisca in modo sostanziale alla tutela dell’ecosistema, senza arrecare danno ad una serie di obiettivi ambientali: intralciare l’azione di mitigazione di cambiamenti climatici, non devono avere effetti negativi sul clima, non possono interferire con lo stato ecologico delle acque superficiali, sotterranee e marine, Inoltre, devono fare propri i principi dell’economia circolare e non devono nuocere alla resilienza degli ecosistemi.

Tempi certi e definiti
Il trasferimento delle risorse ai soggetti che dovranno mettere in opera i progetti è previsto entro il 6 aprile 2022, mediante decreto del Viminale emanato in concerto con il ministro dell’Economia. Contestualmente al decreto sarà firmato uno specifico «atto di adesione ed obbligo» contenente i criteri, gli indirizzi ed i relativi obblighi che regolano il rapporto con i soggetti attuatori. L’atto di adesione ed il Decreto ministeriale disciplineranno anche i termini di avvio e conclusione dei lavori (marzo 2026), le modalità di erogazione e revoca delle risorse ed i contenuti essenziali della documentazione di gara per il rispetto Dnsh. Insomma, ci sono i soldi, gli obiettivi, i limiti da rispettare e la definizione delle tempistiche: il sogno di veder cambiare in maniera significativa le nostre città nel giro di qualche anno potrebbe diventare realtà.